Nova Agorà ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 7 anni fa

L'uomo nasce "buono" o "cattivo"?

Sono gradite risposte che contemplino ragionamenti filosofici e metafisici, come anche citazioni di studi psicologici e neuroscientifici.

Scrivete pure se ritenete senza senso le definizioni di "buono" o "cattivo" e per quale motivo, mentre se le ritenete sensate scrivete che significato hanno a vostro avviso.

Grazie!

14 risposte

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  • 7 anni fa
    Migliore risposta

    Ricordo che, quando studiai astronomia a scuola, la professoressa diceva con una naturalezza incredibile "ragazzi, oggi studiamo la morte delle stelle". Mi stupivo perchè, stranamente, quando parliamo delle stelle, la parola "morte" non è tabù, nascosta dietro al freddo linguaggio della scienza. Inoltre, la cosa mi spinse ad una riflessione.

    Che nulla si crei e nulla si distrugga nel mondo fisico è assodato. In tal senso, il concetto di "nascita" e di "morte" nel mondo fisico fanno parte del processo più generale di trasformazione. Una stella "muore" per diventare qualcos'altro, che sia una nana bianca, nera, una supernova o un buco nero. Stranamente, i concetti emotivi che noi applichiamo a "nascita" e "morte" sono (quasi) del tutto assenti in questo contesto. Da qui scaturisce una considerazione molto semplice: bene e male, in un mondo privo di uomini o, comunque, di vita, non esisterebbero (con buona pace di Platone).

    Cosa fa la differenza? Cosa "crea" il bene e il male e, quindi, ciò che è morale? Io credo che l'ente morale sia un ente necessariamente libero, perchè solo la libera scelta può farci bollare delle azioni come "buone" o "cattive" (e, quindi, anche chi le compie).

    Insomma, solo i soggetti possono essere liberi e, quindi, "buoni" o "cattivi". Da ciò consegue logicamente che bontà e cattiveria non appartengono più al regno dell'oggettività (gli oggetti non sono liberi), ma della soggettività.

    Tuttavia, da questo nasce un'ulteriore domanda: le categorie di "bene" e "male" sono comuni a tutti i soggetti oppure no? In altre parole, "bene" e "male" sono particolari o universali? Se leggi le "Storie" di Erodoto troverai la risposta. Come, forse, saprai, le "Storie" riportano gli usi e i costumi di moltissime popolazioni ai tempi delle guerre persiane (VI sec. a.C.). In esse sono riportati interessanti aneddoti:

    - popoli che si accoppiavano in pubblico;

    - un popolo (se non ricordo male, era riferito a una tribù dei Traci, ma non ci metto la mano sul fuoco) che considerava come morte migliore il momento in cui, raggiunta una determinata età (se non sbaglio, 60'anni), la persona anziana veniva uccisa, cucinata e mangiata dai suoi parenti;

    - a proposito dei Geti, Erodoto ci riporta di come inviassero "messaggeri" al dio Salmoside. I riti in cui venivano scelti i messaggeri avevano tanto il sapore di sacrifici umani.

    Come giustificare tutto questo? La risposta non può che essere che Bene e Male sono relativi. Relativi a cosa? Ai soggetti, in quanto soggettivi e particolari. Insomma: Bene e Male non esistono, ma esistono solo bene e male PER QUALCUNO. La stessa morte non è un male assoluto: un depresso ti dirà che non aspetta altro. E che dire, invece, di quelli che hanno le pompe funebri? Senza morte non lavorerebbero. E le malattie possono essere un male per i medici?

    Allo stesso modo, re Mida ti direbbe forse che l'oro è un bene? Schopenhauer direbbe che la vita è un bene?

    E, d'altronde, così si spiegherebbero anche i cambi d'opinione nella storia su determinati argomenti: prima si credeva nelle streghe, nella non-libertà di pensiero, nei diritti di sangue, nella peccaminosità degli omosessuali…

    Ne consegue logicamente che non si nasce un bel niente, ma che "buoni" o "cattivi" si diventa col tempo e relativamente a qualcuno. Robin Hood era un malvivente, ma noi lo vediamo come eroe. I partigiani hanno ucciso molte persone, ma per noi sono eroi positivi. Come se non bastasse, un ladro o un assassino non ti direbbero mai (anche se fossero sinceri) di essere cattivi.

    Come sempre, siamo noi uomini a fare la differenza.

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  • Anonimo
    7 anni fa

    Rousseau afferma che ogni uomo nasce buono e giusto, e se diventa ingiusto la causa è da ricercare nella società che ne corrompe l'originario stato di purezza.

    L' ambiente da sempre condiziona l' uomo.

    Studi pedagodici dimostrano infatti che un bambino messo in una stanza piena di colori e disegni sarà stimolato molto più creativamente rispetto ad uno messo in una stanza spoglia.

    Allo stesso modo una società può condizionare l' uomo con le sue regole o le sue non regole.

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  • 7 anni fa

    Dipende...Io sostengo la posizione di Hobbes:l'uomo è cattivo per natura.

    Come si può notare tutti gli animali in "lotta" se uccidono l'avversario lo fanno per errore, la loro intenzione non è realmente uccidere, mentre l'uomo arriva fino ad eliminare un suo simile e questo fa di lui un essere cattivo per natura. La necessità di essere amato lo porta spesso ad imporsi in modo sadico e spietato e per raggiungere i suoi obiettivi spesso sovverte la legge. Ciò che desidera realmente è il possesso(è stata smentita l'affermazione di Marx secondo la quale le società tradizionali sono prive di proprietà privata), l'uomo vuole avere e per avere elimina la concorrenza.

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  • 7 anni fa

    Questa è la domanda delle domande, la radice di tutte le domande. Se sapessi rispondere, sarei un essere divino, però andando così a intuito direi che la Natura, compresa quella dell'uomo, sia cattiva, indifferente, meschina, calcolatrice, spietata ed egoista, ma sa ingannare con la bellezza delle forme e sedurre con il piacere dei sensi.

    C'è un evidente contrasto tra l'apparenza benevola della natura e il cinismo della sua sostanza. Questo è tutto quello che mi sento di dire, al di là delle discussioni filosofiche e religiose.

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  • Anonimo
    7 anni fa

    Tutto quello che ho imparato nella vita é che niente é veramente buono e nulla é veramente cattivo e che anche dal male può nascere il bene..

    Per cui si può dire che le armi siano buone e/o cattive?

    In più non sempre chi ci tratta male ci vuole male o chi ci tratta bene ci vuole bene per cui l uso di questi aggettivi secondo me é totalmente soggettivo anche se nel loro uso quotidiano applicato alla morale e alla convivenza con altri esseri umani e non il comportamento nostro e quello altrui può essere giudicato buono e/o cattivo sulla falsa percezione dei bisogni altrui che tu in senso generale debba comportarti come loro si aspettano tu ti comporti..

    Penso che il bene e il male alla fine nn esistono ma che se i tuoi comportamenti rispettano le differenti forme di vita e di pensiero esistenti sulla terra allora sei arrivato al superamento di tale ideologia e sicuramente diventerai o sei un uomo (figurativo di genere) migliore di tanti altri..

    Buona vita..

    Nep

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  • Non esiste il bene o il male, ma solo la morale della società. Cose che reputiamo male potrebbero non esserlo, cose che reputiamo bene potrebbero essere totalmente sbagliate in quanto danneggiano altri esseri viventi. Nessuno è buono o cattivo, semplicemente l'uomo, come tutti gli organismi, punta alla sopravvivenza a scapito di tutto e di tutti.

    Ovviamente non sto dicendo che io non sono soggetta a questa morale, poiché è inevitabile, ma questa è semplice verità dei fatti.

    ...

    Poi se credi di trovare dei esperti in filosofia ecc ecc su Yahoo answers credo che ti sbagli di grosso, ti conviene leggere qualche vero trattato di qualche vero filosofo, anche se probabilmente ne usciresti più confuso/a di prima.

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  • marco
    Lv 7
    7 anni fa

    Cattivo deriva dalla parola captivus che vuol dire prigioniero. l‘uomo nasce quindi buono ma poi diventa cattivo in quanto facente parte del gruppo umano di appartenenza.

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  • 7 anni fa

    Ciao ;-)

    Concordo con Maypa e la teoria filosofica di Hobbes.

    L'uomo ha accumulato nozioni specifiche al livello genetico, riguardo la competizione, la lotta per la sopravvivenza e l'accumulo dei beni, profitto di una caccia oppure di un furto ad un proprio simile.

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  • Sul perché del male (e sul perché del male dato dall'uomo, - quindi sull'inclinazione originaria dell'uomo) piuttosto che il bene, sembra che sia stata più sensibile l'antica sapienza ebraica che quella greca (ma bisognerebbe approfondire quella tragicità del Greco, quell'elemento dionisiaco che precede la riflessione epistemica che diventerà la filosofia), - che s'è espressa nel racconto biblico della genesi del mondo, quando l'atto di disobbedienza che partorisce la vita (e anche la mortalità, quindi la morte) è lo stesso che partorisce, attraverso Caino, la capacità umana di “dare la morte” (al proprio fratello, per giunta), - e QUESTO è il male. (“La cattiva inclinazione giace acquattata sulla porta”, è scritto da qualche parte. E “la cattiva inclinazione è al principio un viandante, poi un ospite, poi il padrone di casa”, da qualche altra parte). Sicché risponde a una logica precisa, esplicita, che lo stesso Dio creatore si pentì d'aver dato origine a ciò che, poi, l'uomo era diventato, - e decise di distruggere la stessa Sua opera. Si dovrebbe riflettere di più sulla sostanza di queste antiche tradizioni sapienziali;- Ciao!

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  • 7 anni fa

    A mio avviso tutto dipende dal dna. L' uomo nasce con precise caratteristiche genetiche che poi saranno naturalmente condizionate dall' ambiente in cui vive. Ma la caratteristica genetica non è controvertibile. Quella è e rimarrà per tutta la sua vita. L' analisi se si determini una maggioranza di uomini buoni o cattivi lascia il tempo che trova anche perché il significato delle due parole muta nel tempo in rapporto alla civiltà o all' inciviltà del gruppo etnico di appartenenza. Certo è che pensare che l' uomo nasca buono mi fa dubitare di vivere nella 'realtà' in cui viviamo. E allora dove vivo?

    Spero di essere stato utile alla discussione.

    Fonte/i: Me
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