Claudio ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 7 anni fa

Potreste dirmi i contenuti principali delle filosofie della Arendt e di Jonas ?

1 risposta

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  • 6 anni fa
    Migliore risposta

    Ciao Claudio. Il pensiero delle filosofe mi ha sempre incuriosito. Per esempio grazie a DrEvol, in una domanda su answers, ho scoperto il pensiero della Ayn Rand, molto interessante.

    La Arendt sviluppa il suo pensiero principalmente intorno al discorso etico (per me molto bello) e politico (per me molto più noioso). Studiando Marx, la Arendt individua tre componenti nella vita attiva degli uomini: il lavoro, la fabbricazione (o produzione di oggetti), e l'azione. Mentre è possibile lavorare e produrre anche in solitudine, non è possibile agire se non in relazione almeno ad un'altra persona, ossia, in generale, ad una pluralità di individui. Questo vuol dire che lavoro e fabbricazione non realizzano qualità specificamente umane. Nel mondo moderno, il lavoro ha assunto una posizione di primato rispetto all'agire. In base a ciò, la Arendt sviluppa una nuova scienza politica, che torni a porre al centro l'azione, interpretata come inizio di qualcosa di nuovo e di imprevedibile, non fabbricabile ne dall'uomo ne da Dio. Infatti, quando un'azione si perverte in una specie di fabbricazione, si può generare il male e la distruzione degli uomini. Il conflitto essenziale dell'epoca moderna non tra diversi sistemi economici o tra classi, ma tra libertà e autoritarismo.

    Anche il pensiero di Jonas prende spunto da una posizione etica: per Jonas il pensiero occidentale è stato caratterizzato dalla separazione tra uomo e natura, separazione che può spiegare lo scarso interesse per il mondo che ci circonda. Jonas ritiene urgente la formulazione di una nuova teoria etica, in tempi come i nostri in cui le morali religiose sono in crisi e lo sviluppo delle scienze pone problemi di scelte totalmente nuove. Perché l'etica valga universalmente deve, per Jonas fondarsi metafisicamente; si deve individuare nella struttura stessa dell'essere un bene, un valore che consenta di colmare il divario tra essere e dover essere. L'uomo deve adoperarsi per negare il non-essere, agendo in favore della vita e delle generazioni future. Poi anche il suo interesse si sposta in campo politico (ma già ti ho detto che per me è un argomento molto noioso in filosofia, già a partire da Platone), e si spinge addirittura a sostenere la prospettiva di una tirannia ben intenzionata, di un governo di custodi che costituisca un problematico ma praticabile esito del tentativo di coniugare insieme una prospettiva universalistica con il relativismo politico. La sua non vuol essere affatto un'apologia dei governi tirannici quanto cercare una soluzione compatibile con i governi liberali e democratici odierni: un governo capace di dare risposte, competenze tecniche sorvegliate e controllate da un progetto universalistico ai problemi che rischiano di travolgere non soltanto le istituzioni esistenti ma addirittura le condizioni di sopravvivenza del genere umano.

    Ciao, Davide.

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