La penna Waterman si tiene con la punta in sù o in giù?

Non parlo della stilografica, ma di una da cui comunque l'inchiostro esce copiosamente. Perdonate l'ignoranza, ma non riesco a trovare la definizione in google. Non è la classica penna a sfera, spero di essermi spiegato.

Ho notato che tenendola in giù, dopo alcuni giorni la ritrovo con la punta piena di inchiostro e quindi l'ho messa orizzontale, ma sta iniziando a scrivere con una larghezza minore...

2 risposte

Classificazione
  • 7 anni fa
    Risposta preferita

    nel 1882 Lewis Edson Waterman, sconosciuto agente assicuratore di New York, acquistò uno di questi oggetti per fare bella figura con un cliente importante. Al momento della firma del contratto, però, la penna gocciolò sulla documentazione e il cliente, indignato, mandò a monte l'accordo. Waterman non si perse d'animo e iniziò a lavorare sulla penna traditrice, finchè la perfezionò rendendola, di fatto, una vera stilografica: al posto dei complessi sistemi di valvole e tubicini, watermansi limitò a collocare al di sotto del pennino un alimentatore in ebanite con due piccoli solchi. Il risultato era quasi perfetto: l'inchiostro scendeva progressivamente, senza gocciolare, senza subire alterazioni del flusso dovute agli sbalzi termici che si hanno impugnando la penna, e soprattutto senza bisogno di aggeggi complessi ed elaborati. dopo secoli di tentativi, il problema del "come mettere il calamaio dentro alla penna" era finalmente risolto. un ulteriore perfezionamento si avrà con l'invenzione, da parte di George Parker, del "lucky curve", un condotto ricurvo che arrivando quasi ad aderire al serbatoio creava una capillarità capace di risucchiare nello stesso le gocce di inchiostro rimaste sotto al pennino che potevano uscire senza controllo aprendo la penna.

    In questo periodo le penne stilografiche erano ricaricate svitando una sezione del fusto o del supporto ed inserendo l'inchiostro con un contagocce. Tuttavia questo sistema era lento e non efficiente. Inoltre, le penne tendevano a perdere inchiostro all'interno del cappuccio o attraverso le due sezioni della canna usate per la ricarica. Adesso che i problemi dei materiali di costruzione erano stati risolti ed il flusso dell'inchiostro era stato regolato il problema successivo da risolvere era l'invenzione di un sistema di ricarica semplice ed efficiente che risolvesse anche le perdite di inchiostro.

    Una storia esaustiva dei sistemi di caricamento occuperebbe un intero libro. Limitandosi ai principali, si può innanzitutto definire una classificazione generale: i primi sistemi erano a contagocce. il blocco alimentatore-pennino poteva essere rimosso per caricare la penna, oppure retrocedere con un meccanismo elicoidale contenuto nella penna (si tratta delle penne "rientranti"). In fase successiva si ha una differenziazione: da un lato dell'Atlantico, le aziende americane producono per lo più penne che contengono l'inchiostro in un sacchetto di gomma compresso e poi rilasciato in modo da aspirare l'inchiostro. dall'altro lato, in Europa, le nascenti aziende tendenzialmente seguono il principio dell'inchiostro direttamente nel serbatoio, a contatto con l'ebanite (che del resto mostrava eccellenti capacità di resistenza alla corrosione).

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  • Anonimo
    6 anni fa

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