Rio
Lv 4
Rio ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 6 anni fa

La vista dell'uomo può raggiungere le stelle o sono le stelle a raggiungere la vista dell'uomo?

E poi,

L'uomo è l'unico essere vivente a poter percepire le stelle e quindi a concepire l'infinito o semplicemente l'unico che se ne interessa, ossia che percependole si pone domande?

Il poter vedere le stelle indica un destino nell'uomo?(che lo proietta verso di esse?)

O è soltanto una condanna fortuita?(Una conseguenza inattesa dello sviluppo cerebrale avvenuto per meri fini di sopravvivenza?)

Aggiornamento:

@Blake

Poi ti dico cosa ne penso della tua risposta, per ora sto zitto per non rovinare eventuali altre risposte(intanto ammetto che evidentemente si, un'idea mia già ce l'ho, ma non è una questione scontata)

Aggiornamento 2:

@GARBINO

Grazie a te Garbino, anche per ciò che hai detto altrove.

La tua puntualizzazione circa le dinamiche evolutive è Ovviamente sacrosanta ed arcigiusta, ma l'ho mistificata volutamente per due motivi:

Uno è che davo per scontato che i conscitori della teoria comprendessero al volo ciò che volessi dire.

Due è che, dato che ritengo che questi conoscitori siano pochi(forse sono prevenuto?), ho preferito porre la domanda in una forma più comprensibile, per non complicare o defocalizzare l'argomento.

(Ma come si fa a togliere dalla concezione media cose come il Lamarkismo o l'uso e disuso...?!)

Detto ciò, ti ringrazio per la precisazione, perché anch'io se avessi letto una domanda così posta mi sarei scomposto ed incaz**** non poco, anche se non avrei avuto la forza di reagire per frustrazione.

(conosco anche laureati in biologia!! che rovinano in questo abbaio.)

Aggiornamento 3:

@@

Ti dirò di più, dato che ho visto due pollicetti contro di te.

Non ricordo bene, devo averlo scritto da qualche parte, ma ho già elaborato un pensiero attorno all'errore.

Tutti i normali terrestri sono esaltati dal fatto di essere umani, e di possedere la ragione, che ai loro occhi appare come una cosa che ci consegna l'anima, e con essa le chiavi del mondo.

Tutto questo processo che ha portato alla perfezione e che ci ha reso i prediletti di Dio, è avvenuto in virtù di benedetti errori.

Ma l'errore assume allora una valenza metafisica ed etica incredibile.

L'errore è la garanzia della vita.

Se non ci fosse l'errore non ci sarebbe ciò che noi omini chiamiamo sviluppo.

Forse l'universo stesso è fondato sull'errore, sull'imperfezione..??!!!

Aggiornamento 4:

Il tanto bistrattato errore posto a garanzia della vita (causalmente? fortuitamente? provvidenzialmente? necessariamente?)

Forse tra il giusto e l'errore ha semplicemente vinto l'errore perchè garantiva(anzi, perchè garantì) più variazioni sul tema originario

l'imprecisione al servizio della "perfezione", verso Dio.

Aggiornamento 5:

@Garbino

Concordo pienamente sull'errore. Tu sei riuscito a razionalizzare la questione.

Io la intorbidivo però con un discorso metafisico: Noi aborriamo l'errore, le nostre stesse religioni ci dicono di tenerci lontano dall'errore, quando invece l'errore è ciò che consente la vita(biodiversità) e forse anche ciò che consente l'universo. Così l'errore forse non è veramente errore.

(chi è perfetto basta a se stesso e non tende a nulla. Se l'universo esiste significa che cerca, che tende. E tende e cerca soltanto soltanto chi no è assoluto e perfetto.) Argomento torbido, da non prendere sul serio.

4 risposte

Classificazione
  •  
    Lv 5
    6 anni fa
    Migliore risposta

    Dalle tue ultime attività credo che tu abbia già la risposta.

    Col "Pacchetto di sopravvienza" dell'uomo, non erano compresi limiti alle domande, l'atto in se non è regolabile o controllabile. Quindi, osservando le stelle abbiamo capito qualcosa di superfluo alla sopravvivenza (forse), di sicuro è inutile ora. Ma ogni parassita, è questo che siamo, si espande all'infinito, ed è quello che facciamo noi, una volta contaminato un pianeta, passiamo al successivo e così via. Fenomeno interessantissimo. Quindi la risposta è ovviamente la seconda: "..Una conseguenza inattesa dello sviluppo cerebrale avvenuto per meri fini di sopravvivenza.."

  • Ma direi caro Rio, che l'uomo riesce a guardare le stelle molto di più attraverso il cervello che attraverso gli occhi. Le stelle , come le vediamo noi, sono una rappresentazione mentale diversa e “impossibile” nell'universo tolemaico, ma anche in quello copernicano fin sullo scorcio finale del '500 quando UN FILOSOFO, e non “uno scienziato” propriamente detto, - Giordano Bruno con certi suoi teoremi personali ed eretici "SFONDO' " il Cielo e spalancò gli occhi (i suoi e anche i nostri) sull'infinito sopra di noi. Sembra incredibile ma fino a tempi relativamente recenti, e cioè per tutto il '500 e buona parte del secolo successivo s'è stati convinti che la volta celeste fosse una calotta chiusa, e che tutto l'universo fosse ristretto e imprigionato dentro una sfera cristallina, la “sfera delle stelle fisse”. Anche Copernico e gli altri grandi astronomi del tempo lasciarono intatte le sfere cristalline dei pianeti, ; e anche chi (mi sembra il danese Tycho Brahe?) si permise di togliere di mezzo le sfere planetarie perché s'accorse che certe comete ci passavano tranquillamente attraverso, NON OSO' mettere in discussione il “confine” stabilito dall'ottava sfera. (SI pensava insomma che le stelle fossero incastonate in un involucro chiuso “come nodi in una tavola di legno”, così si disse). Lo Sguardo mentale sul cielo non sarebbe lo stesso, le stelle non sarebbero lo stesse se le guardassimo senza il senso di quell'infinità che ci deriva da quella profondità degli spazi.-

    (Perdona , Rio, la necessità di nominare la vicenda di Giordano Bruno, ma, come qualcuno disse, “giuro che non s'è fatto apposta”), grazie e Ciauu!

  • 6 anni fa

    Penso piuttosto che l'uomo sia il mezzo con cui le stelle riescono a vedere se stesse, visto che dalle stelle viene la materia e l'energia di cui siamo fatti. Dunque l'uomo è lo specchio in cui le stelle si specchiano e per contro le stelle sono lo specchio in cui fin dai primordi l'uomo si è specchiato e continua a specchiarsi.

  • 6 anni fa

    @Rio. Scusa se lo pongo in entrata ma il finale mi piace troppo. Per quanto riguarda i pollici non ti preoccupare, ci sono abituato e non ti dico altro perché è giusto cosi'. Le tue osservazioni sono ottime e ti dico subito che non volevo essere polemico, solo che avevo intuito qualcosa e la risposta mi è scivolata in quel modo. Non ho capito bene se la tua ultima frase sia un' ipotesi o una questione di fede. Tua personale intendo. Ma in fondo non è importante. Solo che è ovvio che per un credente che sia arrivato alla conclusione che l' evoluzione sia il fenomeno più probabile a livello scientifico, comunque porrà a priori sempre una volontà divina. Per un agnostico come me, l' errore diventa l' unica variabile possibile per permettere la bio diversità che ha dato vita a questo meraviglioso pianeta. Se non ci fosse stato in potenza, noi non saremmo. Come probabilmente non esisterebbe nessuna forma di vita o una sola. Ma questo significa che non sarebbe. Ciao e a presto. Rimani con noi che il cammino è lungo e le insidie tante. Ciao.

    iao Rio. Perché dici condanna? La frase una conseguenza direi più fortuita che inattesa, ma capisco che avendolo già usato ti sia uscito cosi',dello sviluppo cerebrale per meri fini di sopravvivenza, sia, nel merito, eccezionale. Ma, a mio avviso c' è un errore, un piccolo errore di valutazione. Nessuna mutazione, compreso lo sviluppo cerebrale, è avvenuto per meri fini di sopravvivenza. Sono le condizioni che ha trovato l' uomo dopo questo tipo di mutazione, totalmente casuale, a premiare la stessa e a permettergli non solo di sopravvivere ma anche di diventare l' essere che teoricamente è quello più intelligente. Sono le modificazioni biologiche di parti della struttura dell' organismo a cambiare per adeguarsi alla sopravvivenza, e non le mutazioni genetiche. Esse sono casuali e sono la base dell' evoluzione naturale della specie. E sembra, secondo gli ultimi studi, che sembrano essere veri e propri errori di copiatura del dna che ci viene trasmesso dai genitori. Questo siamo. Il risultato di miliardi di errori che la natura ha in potenza di fare. Questo sembra il tanto osannato percorso che dall' essere più piccolo ha portato al più intelligente organismo possibile. Almeno fino ad adesso. Comunque in definitiva non credo che le stelle ci stiano aspettando. Esse sono li' e fanno parte di questo universo di cui noi siamo gli unici ad avere una concezione spazio-temporale. E noi continueremo a guardarle e a sognare viaggi interplanetari che possono e potranno essere reali sono nella nostra immaginazione. Si' capitano Dirk, tu sei uno dei pochi uomini che a bordo dell' Enterprise potrà dire: 'A la via cosi', verso l' infinito.'

    Ciao Rio e grazie della splendida domanda.

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