Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 7 anni fa

da quale incipit siete stati ingannati?

Vi è mai capitato di ritrovarvi a leggere un libro assolutamente scialbo e deludente solo perché ammaliati dal particolare fascino del suo incipit?

Quale libro non merita il proprio incipit? O viceversa.

4 risposte

Classificazione
  • 7 anni fa
    Risposta preferita

    L'Incipit che più mi ha ingannato è, in realtà, uno dei migliori incipit che abbia mai visto e l'apertura di una delle migliori serie di libri che abbia mai letto.

    L'inganno non te lo posso spiegare, ma c'è ed è una figata, almeno secondo me (tanti non lo pensano).

    L'incipit di cui parlo è:"L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì." frase di apertura de La Serie de La Torre Nera di King.

    Dedico qualche riga a Harry Potter. Io credo che un autore debba dedicare un'attenzione particolare alla frase con cui si presenta al mondo e al finale con cui si congeda dai suoi lettori. JK Rowling fa male entrambe le cose.

    "Mr e Mrs Dursley, di Privet Drive numero 4, erano orgogliosi di poter affermare che erano perfettamente normali, e grazie tante."

    Non ho mai capito perché abbia aperto la sua saga parlando dei Dursley e comunque l'inizio è brutto e statico, non mi piace. Credo che iniziare con Silente che spegne le luci con lo spegnino sarebbe stata una scelta decisamente migliore e secondo me più in linea con il resto della serie.

    Per la serie Incipit affascinanti che aprono romanzi deludenti:

    I bambini vennero presto per assistere all'impiccagione.

    Era ancora buio quando i primi tre o quattro uscirono furtivamente dai casolari, silenziosi come gatti nei loro stivali di feltro.

    Uno strato di neve fresca copriva il paese come una nuova mano di colore e le loro ombre furono le prime a intaccarne la superficie immacolata. Passarono tra le casupole di legno camminando sul fango ghiacciato delle viuzze e raggiunsero la piazza del mercato dove attendeva la forca.

    I bambini disprezzavano tutto ciò che gli adulti tenevano in considerazione. Spregiavano la bellezza e schernivano la bontà. Ridevano fragorosamente alla vista di uno storpio e se vedevano un animale sofferente lo uccidevano a sassate. Si vantavano delle loro ferite e ostentavano le cicatrici con orgoglio, e riservavano il massimo rispetto alle mutilazioni: un ragazzetto privo di un dito poteva essere il loro re. Amavano la violenza; erano capaci di percorrere miglia e miglia per vedere il sangue, e non mancavano mai a un'impiccagione. (I Pilastri della Terra)

    Non ti aspetti lunghissime, eterne, insopportabili pagine di pura noia, dopo un'apertura del genere.

    Un altro incipit, a mio modo di vedere, non degno del bel romanzo che lo segue è:

    Il passante che in quella grigia mattina del marzo 1897 avesse attraversato a proprio rischio e pericolo place Maubert, o la Maub, come la chiamavano i malviventi (già centro di vita universitaria nel Medioevo, quando accoglieva la folla degli studenti che frequentavano la Facoltà delle Arti nel Vicus Stramineus o rue du Fouarre, e più tardi luogo dell'esecuzione capitale di apostoli del libero pensiero come Étienne Dolet), si sarebbe trovato in uno dei pochi luoghi di Parigi risparmiato dagli sventramenti del barone Haussmann, tra un groviglio di vicoli maleodoranti, tagliati in due settori dal corso della Bièvre, che laggiù ancora fuoriusciva da quelle viscere della metropoli dove da tempo era stata confinata, per gettarsi febbricitante, rantolante e verminosa nella vicinissima Senna. Da place Maubert, ormai sfregiata dal boulevard Saint-Germain, si dipartiva ancora una ragnatela di straducole come rue Maître-Albert, rue Saint-Séverin, rue Galande, rue de la Bûcherie, rue Saint-Julien-le-Pauvre, sino a rue de la Huchette, disseminate di sordidi hotel tenuti in genere da alvergnati, albergatori dalla leggendaria cupidigia, che domandavano un franco per la prima notte e quaranta centesimi per le seguenti (più venti soldi se si voleva anche un lenzuolo).

    Da Il Cimitero di Praga di Umberto Eco, che secondo me è anche più bello de Il Nome della Rosa. Secondo me è un incipit "dispersivo", lo devi leggere due volte per capire cosa vuol dire (Eco è solito a lunghi giri un tantino complicati e dispersivi, ma credo che qui abbia superato sè stesso). Leggi un romanzo che inizia così solo perché sai che è Eco e che è bravo. Scrivesse un incipit del genere il signor Pinco Pallo, non so se avrei continuato a leggerlo (anzi, probabilmente sarebbe rimasto in libreria). E sarebbe un peccato perché il libro è stupendo.

    Questi sono i primi che mi vengono in mente. Devo dire quasi tutti i bei libri che ho letto hanno bei incipit e quasi tutti i brutti incipit sono segnale di brutto romanzo. Come ho detto secondo me la presentazione di un autore è importante, come è importante la stretta di mano quando conosci una nuova persona (99 su 100 decidi lì se ti starà simpatico oppure no e 90 su 100 la prima impressione è quella giusta).

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • «C'è l'avvocato» annunziò mamma Grazia affacciandosi all'uscio.

    E siccome il marchese né si voltò né rispose, la vecchia nutrice, fatti pochi passi nella stanza, esclamò:

    «Marchese, figlio mio, sei contento? Avremo finalmente la pioggia».

    Un lettore che non ha mai avuto tra le mani Il marchese di Roccaverdina potrebbe dire "Be' che significa? Dov'è il sentimento d'amore e odio di cui ho tanto sentito parlare? Dov'è il delitto d'onore? E cosa c'entra l'avvocato con la pioggia?", quindi come incipit non è il massimo, ma andando avanti nella storia non si può negare che tutto abbia un senso.

    Rispetto a questo, l'incipit che mi ha davvero ingannata è stato quello di 50 Sfumature di Grigio: una frase d'effetto presa da un frammento cinematografico che cattura e incuriosisce il lettore, ma a che prezzo? Al prezzo di una lettura scialba, inutile e senza alcun valore letterario.

    Questo per dire che l'incipit ha il dovere di incuriosire il lettore, ma non d'ingannarlo. È un frammento dal quale la persona dovrebbe comprendere se un libro fa o meno al caso proprio (ecco perché ho riportato l'esempio di Capuana). L'incipit è la reale copertina del libro, ciò che fa la differenza tra un libro letto e uno abbandonato.

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • 7 anni fa

    non criticherò nessun libro

    eppure ci sono molti temi di cui preferisco non parlarne e magari sono inclusi in ciò che leggo

    quando sconfinano nella critica d solito , gli autori, rischiano di trovare qualche contrasto, poi con distacco puoi leggere qualunque cosa, è quello che insegnano a scuola, specie in storia nelle barbarie e assure faccende a cui non puoi credere così facilmente

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
  • io un giorno compari il ritatto di dorian dyt ma lo fecyt

    • Commenter avatarAccedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.