SGAGGA ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 7 anni fa

analisi del periodo bucoliche?

potreste fare l'analisi del periodo in italiano della prima ecloga di virgilio?

Vi riporto il testo

MELIBEO

Titiro, tu riposando sotto la chioma di un ampio faggio

studi sull'esile zampogna una melodia silvestre:

noi lasciamo i confini della patria e i dolci campi

Noi fuggiamo dalla patria: tu, Titiro, riposando nell'ombra

fai risuonare le selve del nome della bella Armellide.

TITIRO

Oh Melibeo, dio fece per noi questa pace.

Infatti io avrò sempre quel dio, spesso un tenero

agnello dei nostri ovili bagnerà l'altare dello stesso.

Quello permise, come vedi, ai miei buoi di errare

e a me stesso di suonare ciò che voglio con un flauto agreste.

MELIBEO

In verità non ti invidio, mi stupisco di più; dappertutto si crea

disordine a tal punto in tutti i campi. Ecco, io stesso afflitto

senza sosta conduco le caprette; conduco anche questa a

fatica, Titiro. Questa infatti poco fa ahimé ha lasciato sulla

nuda pietra, qui, nel folto dei noccioli, dopo averli partoriti a

fatica, due gemelli, speranza del gregge. Spesso ricordo le

querce colpite dal cielo predire a noi questi mali, se la mente

non fosse stata stolta. Allora, Titiro, di a noi chi è questo dio.

TITIRO

Io stolto ho creduto che la città che chiamano Roma,

Melibeo, fosse simile a questa nostra, dove noi pastori

siamospesso soliti cacciare i teneri piccoli di capra:

Conoscevo così i piccoli simili ai cani, così i capretti alle

madri, ero solito confrontare così i grandi ai piccoli.

Ma tuttavia questa città ha sollevato talmente talmente le altre

tra quelle importanti quanto sono soliti tra i flessibili viburni.

MELIBEO

E quale grande motivo tu avevi di vedere Roma?

TITIRO

La libertà, che tarda tuttavia si volse a guardarmi inattivo,

dopo che la barba cadeva più bianca tagliandola;

si volse a guardare tuttavia e venne dopo lungo tempo,

dopoche Amarillide ebbe noi, lasciai Galatea.

Infatti, ebbene confesso, finche Galatea mi tenne,

non c'era nessuna speranza di libertà né cura del denaro.

Per quanto dai miei recinti uscissero molte vittime, e grasso

formaggio fosse fabbricato per la città poco riconosciente,

la !mia! mano destra non tornava mai a casa colma di denaro.

MELIBEO

Mi stupivo, Amarilli, perché invocavi mesta gli dei,

per chi lasciavi prendere dall'albero i suoi frutti:

Titiro era lontano da qui. Gli stessi pini, Titiro,

le stesse fonti, questi stessi arbusti ti chiamavano.

TITIRO

Che fare? Non potevo uscire come servo

né trovare altrove dei così propizi.

Qui vidi quel giovane, Melibeo, per il quale

ogni anno i nostri altari fumano dodici giorni.

Qui questo diede a me che chiedevo rispondendo per primo:

«Pascete, come prima i buoi, ragazzi, allevate i tori».

MELIBEO

O vecchio fortunato, dunque i campi rimarranno tuoi;

e abbastanza grandi per te, nonostante la nuda pietra

e la palude con fangoso giunco invadano tutti i pascoli.

Pascoli inconsueti non nuoceranno alle pecore gravide,

né malvagi contaggi del vicino contageranno le pecore.

O vecchio fortunato, qui tra i fiumi noti

e le fonti sacre prenderai la tua frescura ombrosa.

Da qui a te dal confine vicino come sempre in passato

viene succhiato dalle api iblee il fiore del salice,

la siepe con lieve ronzio inviterà a prendere sonno.

Da qui sotto un'alta rupe il potatore canta al vento;

né intanto le roche colombe, tua passione,

né tortora cesseranno di gemere dall'alto olmo.

TITIRO

Dunque prima pascoleranno in cielo i cervi leggeri,

e le acque lasceranno i pesci nudi sulla spiaggia,

avendo percorso ampiamente i territori di entrambi,

o l'esule Parto berrà dall'Arari, o il Germano nel tigri,

prima che il volto di quello svanisca dal mio cuore.

MELIBEO

Invece (alcuni) noi andremo da qui tra gli africani assetati,

una parte verremo in Scizia e all'Oassi che trascina argilla

e dai Britanni divisi radicalmente da tutto il mondo.

Mai qualche volta ammiro dopo lungo tempo

i confini della patria e il tetto del povero tugurio elevato

con zolle di terra, vedendo il mio regno dietro qualche spiga?

Un empio soldato avrà campi così curati,

un barbaro queste messi? Ecco dove la discordia produsse

cittadini miseri: per costoro noi abbiamo seminato i campi!

Innesta ora, Melibeo, i peri, sistema in filari le viti.

Andate, un tempo felice gregge, andate mie caprette:

io d'ora innanzi non vi vedrò sdraiato in una verde grotta

da lontano pendere da una rupe coperta di rovi;

non canterò nessuna ode; non coglierete gli amari salici,

caprette, e il citiso in fiore con me che pascolo.

TITIRO

Qui con me avresti tuttavia potuto riposare questa notte

sopra le verdi fronde: noi abbiamo frutta matura,

castagne tenere e una quantità di formaggio,

e già lontano fumano i più alti camini,

e cadono dagli alti monti le ombre più grandi.

1 risposta

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  • 7 anni fa
    Risposta preferita

    Nei pensieri solitamente reconditi di una giovane fanciulla amata di nascosto da un giovane cavaliere che entrando a capofitto nelle vicissitudini storico-politiche di un tempo ci stanno le apatie difensive di chi non ha ancora capito che nella natura ci sono sempre illimitate possibilità.

    La tematica teatrale di cui un autore dovrebbe tenere conto è senza dubbio il legame psico terapeutico del matematico vincente che, a causa di soggetti non idonei alla falsificazione delle donazioni perpetue, non potrebbe in alcun modo partecipare alle ossevazioni di cui qualsiasi quotidiano potrebbe avvalersi in caso di mancato affidamento ai servizi sociali.

    Nella maggiorparte questi significativi momenti non entrano a far parte di quegli statuti che molti Paesi in piena autonomia sono costretti a diffidare e che se non vengono compromessi equilibri di natura anche geo politica non ci si potrà nemmeno vantare di promuovere iniziative a favore di una o dell'altra corrente.

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