Checco ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 7 anni fa

Mi fate la costruzione diretta e la parafrasi della poesia LA SERA DEL DI DI FESTA......10 PUNTi?

POESIA

Dolce e chiara è la notte e senza vento,

E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti

Posa la luna, e di lontan rivela

Serena ogni montagna. O donna mia,

Già tace ogni sentiero, e pei balconi

Rara traluce la notturna lampa:

Tu dormi, che t'accolse agevol sonno

Nelle tue chete stanze; e non ti morde

Cura nessuna; e già non sai nè pensi

Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.

Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno

Appare in vista, a salutar m'affaccio,

E l'antica natura onnipossente,

Che mi fece all'affanno. A te la speme

Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro

Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

Questo dì fu solenne: or da' trastulli

Prendi riposo; e forse ti rimembra

In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti

Piacquero a te: non io, non già, ch'io speri,

Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo

Quanto a viver mi resti, e qui per terra

Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi

In così verde etate! Ahi, per la via

Odo non lunge il solitario canto

Dell'artigian, che riede a tarda notte,

Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;

E fieramente mi si stringe il core,

A pensar come tutto al mondo passa,

E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito

Il dì festivo, ed al festivo il giorno

Volgar succede, e se ne porta il tempo

Ogni umano accidente. Or dov'è il suono

Di que' popoli antichi? or dov'è il grido

De' nostri avi famosi, e il grande impero

Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio

Che n'andò per la terra e l'oceano?

Tutto è pace e silenzio, e tutto posa

Il mondo, e più di lor non si ragiona.

Nella mia prima età, quando s'aspetta

Bramosamente il dì festivo, or poscia

Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,

Premea le piume; ed alla tarda notte

Un canto che s'udia per li sentieri

Lontanando morire a poco a poco,

Già similmente mi stringeva il core.

1 risposta

Classificazione
  • 7 anni fa
    Risposta preferita

    La notte è mite e serena e senza vento,

    e la luce lunare si posa quieta sui tetti e in mezzo

    ai giardini, e da lontano rende nitida

    ogni montagna. O donna mia, ormai ogni via

    del borgo è silenziosa, e la lampada notturna

    manda una luce fioca dai balconi:

    tu dormi, poiché un sonno rapido e conciliante

    ti ha accolto nelle tue stanze silenziose; e nessuna

    preoccupazione ti angoscia; e non sai per nulla

    né ci pensi alla ferita che m’hai procurato al cuore.

    Dormi; io mi affaccio a salutare questo cielo,

    che alla vista sembra così benevolo, e la natura

    eterna ed onnipossente, che mi ha creato

    affinché io soffrissi. [La natura] mi disse: “A te nego

    anche la speranza stessa, e i tuoi occhi

    non brillino se non per le lacrime.

    Questa è stata una giornata di festa; ora tu ti riposi

    dai divertimenti; e forse ti ritorna in mente

    in sogno a quanti oggi sei piaciuta, e quanti

    ti piacquero: certamente non sono io a ricorrere nei tuoi pensieri,

    né mi illudo che ciò possa avvenire. Intanto io mi domando

    quanto mi resti da vivere, e mi getto, urlo,

    e fremo qui nella mia stanza.

    Oh giorni tremendi nell’età giovanile! Ahi, per la strada

    sento non distante il canto solitario

    dell’artigiano, che torna a tarda notte,

    dopo i piaceri e i divertimenti, alla sua misera casa;

    e il cuore mi si stringe in maniera feroce e dolorosa,

    nel pensiero di come al mondo tutto sia transitorio,

    e non lascia quasi nessuna traccia di sé. Ecco

    è passato anche il giorno di festa, e a questo segue

    il giorno ordinario, e trascina con sé tutti gli avvenimenti umani.

    Dov’è ora il suono di quei

    popoli antichi? Dov’è adesso la voce

    che si leva alta dei nostri celebri antenati, e il grande

    impero di Roma, e il fragore delle sue armi,

    che attraversò terre ed oceani?

    Tutto è pace e silenzio, e tutto il mondo

    si riposa, né più si ha memoria di loro.

    Nella mia età giovanile, quando si aspettava

    il giorno festivo con un desiderio febbrile,

    dopo che questo era trascorso, io, insonne e sofferente,

    restavo disteso a letto; e a notte fonda

    un canto che si udiva smorzarsi

    allontanandosi a poco a poco per i sentieri,

    allo stesso modo di oggi mi soffocava il cuore.

    Fonte/i: Liceo scientifico
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