Domanda semi-filosofica: ma cos'è davvero un integratore?

Siccome molti parlano del fatto che i vegetariani/vegani dovrebbero prendere o prendono integratori, mi è venuta in mente questa domanda. Non mi interessa ora stabilire se sia così, o chi debba avere carenze di cosa; mi interessa capire che cosa definiamo "integratore".

Voglio dire: gli umani dal neolitico coltivano piante per cibarsene e trasformano il mondo intorno a sè. Siamo ben lontani dal mangiare bacche e radici e carne cruda: cuociamo il cibo, lo secchiamo, lo trasformiamo. Gli alberi vengono coltivati con lunghe procedure, fanno frutta, la quale viene raccolta e talvolta essiccata o conservata e lavorata in ventimila modi per farne sciroppi, marmellate ed estratti in polvere che reidratati diventeranno succhi. Con lunghissimi processi trasformiamo una spiga secca in farina e la farina la mischiamo al lievito e ci facciamo il pane. Facciamo fermentare uva o altri vegetali per farci alcolici. Sappiamo che "una mela al giorno toglie il medico di torno" e che d'inverno si dovrebbero mangiare kiwi e arance.

Al che mi chiedo: se io scopro che l'alga spirulina o un certo frutto esotico hanno interessanti proprietà per l'uomo e tante vitamine e minerali, li coltivo, li raccolgo e li essico, perchè il prodotto che ottengo viene etichettato come "integratore" e non come "cibo"? Allora, da questo punto di vista anche le arance, i pomodori e i peperoni sono un integratore: apportano nutrienti altrimenti carenti nella dieta, come il retinolo e la vitamina C. Allora, qualunque cibo diventa un "integratore" delle sostanze che apporta nella dieta: se non mangiassimo quel cibo, non le assumeremmo.

In natura esistono alimenti fenomenali, che contengono un ampissimo spettro di micronutrienti (ad esempio alcuni frutti e semi tropicali, microalghe, germogli ecc.). Se io metto del germe di grano nello yogurt o polvere di alghe sopra la zuppa in stile giapponese, sto assumendo un integratore o sto semplicemente nutrendomi?

Poi c'è il discorso degli integratori cosiddetti di sintesi. Significa che l'uomo, che ha scoperto la particolare struttura chimica di una sostanza, riesce a ricrearla in laboratorio. Ciò avviene di norma per tutti i farmaci della medicina allopatica, ma anche per alcune vitamine. Allora, le vitamine sono un farmaco o un integratore? E sarà davvero così sbagliato che l'uomo possa far ricorso alla sua intelligenza per copiare la natura e costruirsi le sostanze di cui ha bisogno (sempre che sia vero che siano uguali in tutto e per tutto a quelle naturali)?

Ultimo, il caso B12. La B12 è fatta su coltura batterica, sempre. Non si può esattamente dire che l'uomo la fabbrichi, poichè non fa altro che preparare il substrato per i cianobatteri. Allora, anche chi produce funghi champignon o il lievito di birra per il pane sta producendo "integratori".

Purtroppo tutte queste distinzioni non mi sono chiare e mi piacerebbe molto che qualcuno mi aiutasse a ragionarci sopra.

NOTA BENE: Troll, siete avvisati. Se scrivete scemenze qui sotto la mia segnalazione sarà automatica e reiterata fino a spellarmi il dito, ma la parte più bella è che vi verrà un eritema purulento non dico dove e permarrà in quel posto finchè Answers non chiuderà i battenti cancellando la domanda e la maledizione. Ripeto, io vi ho avvisati.

Aggiornamento:

Utente E: ottima risposta, la tua. Permettimi solo una domanda: cosa intendi per "senza alimenti strani"? Il farro, la curcuma e le alghe alimetari (e anche le bacche di goji) non sono strani, solo non sono autoctoni del nostro Paese. Se così fosse, quasi tutte le spezie e la frutta, praticamente tutti i tipi di verdure modificate dai contadini nel corso dei secoli, le patate, il mais, i pomodori, il caffè e il cacao sarebbero "strani".

Aggiornamento 2:

Scusa, errata corrige: "nuovi", non "strani".

6 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    7 anni fa
    Risposta preferita

    Il problema che poni si limita solo alla terminologia, (perchè alla fine i fatti restano i fatti), quello che metti però in luce è un "rischio" che questa terminologia provoca, dal momento che crea bizzarre associazioni nella testa delle persone. Questo processo è però già in atto.

    In un negozio bio-vegan ricordo di aver visto nello scaffale degli integratori le bacche di Goji.

    Il crescente veganismo, la tendenza mondiale alla modernità ed allontanamento dal primitivismo, ha portato, negli anni, ad un ridimensionamento del termine.

    In passato, 20 anni fa, se si parlava di integratori si pensava ad un individuo malato, si pensava a fialette simili a medicinali, si pensava alla farmacia.

    Oggi, si dà per scontato (e si vuole infondere questo pensiero) che le persone siano carenti di qualcosa, sempre. Ciò è avvenuto non andandoglielo a dire ma ponendo come normale l'uso di integratori, ciò implica che anche le carenze siano normali. Ecco che si fa attenzione a tutte le proprietà degli alimenti e diventiamo tutti dei nutrizionisti. Ed ecco, che in televisione appaiono: Multicentrum uomo e donna, -per le carenze- di lui e lei chiamate "fabbisogni", lo yogurt con il Bifidus ed ho sentito già due donne dire di comprare quella marca "perchè ha il Bifidus" senza sapere ovviamente che cosa sia, il latte con su scritto "ricco di omega3" come se di norma non l'avesse e quello fosse il miglior latte di tutti poichè colma la tua "ricca carenza". Ecco che le donne hanno la consapevolezza di essere carenti in calcio (osteoporosi), ferro (anemia), proteine (stanchezza), omega3 (memoria), altro.

    Queste sono infatti manipolazioni fatte più che tutto sulle donne: loro fanno la spesa, loro guardano più pubblicità, loro leggono più libri, loro sono più disposte a rinunciare alla grezzuria del paninaro senza compromettere la propria posizione e a recarsi in erboristeria senza sentirsi dare delle checche.

    Internet: su internet ogni alimento possibile immaginabile, dalla mela al fegato di maiale, viene in almeno un blog decantato come ricchissimo di una particolare sostanza, la quale è sempre indubbiamente importantissima. Questo fa immaginare di avere carenze di quella sostanza e di dover assumere quell'alimento.

    Ciò che rende un alimento un integratore è la paura delle carenze di determinate sostanze. Ho paura di non assumere abbastanza ferro? Non mi limito ad abbondare con la carne, ma cerco integratori di ferro, e visto che oggi c'è la spinta al "naturale" lo cercherò "omeopatico", perchè non so cosa voglia dire ma "dovrebbe essere meglio", oppure cerco alimenti nuovi alternativi che non sembrino pastiglie, che prima non avevo mai mangiato, solo per paura. Bacche di Goji, alga spirulina, gomasio, soia, seitan, tofu, farro e kamut, curcuma. Nomi di alimenti non necessari ma tutti attribuiti ai vegani, non a caso, sono loro -i carenti- a nominarli spesso. Mele e pizza non saranno mai così importanti se ho comunque le carenze che solo gli alimenti esotici e mai visti prima possono promettermi di colmare.

    L'integratore diventa oggi, non più una pasticca ma un elemento assunto per via di paure, che può essere anche un alimento.

    La corsa al primitivismo in realtà è falsa: si tende alla tecnologia, all'asetticità. Fa senso la frutta dell'orto non lavata, perfezione è invece la pasticca di estratti naturali e biologici selezionati a km0. Non si sta cercando realmente il naturale, si sta cercando la modernità più assoluta con piccole e selezionate porte aperte per un naturale controllato, coordinato, regolarizzato, asettico, in serie e perfetto.

    In futuro non diventerà così tanto "un male" il sintetico come dici tu. Adesso c'è l'isterica ed ignorante corsa all'ipocrita primitivismo, quando sarà finito l'entusiasmo e tutti si renderanno conto di aver esagerato (per sensazione di doversi mediare e non perchè si conoscesse realmente ciò che si stava facendo), si simpatizzerà di più anche per gli OGM, i farmaci e tutto quanto. Questa moda è troppo repentina per durare, troppo isterica ed ignorante per far sì che diventi "cultura".

    Insomma: il termine si sta ridimensionando ed ha quasi terminato questo processo.

    - - - - - - -

    edit:

    (Nel senso che non ho aggiunto altri alimenti alla dieta che già seguivo, ne ho solo tolti. Se li ho aggiunti, li ho aggiunti per il gusto e quindi lo avrei fatto anche prima, per esempio il cocco, che prima non mangiavo e ora stravedo per esso, e non conosco nemmeno le sue proprietà. La soia, il tofu, il seitan, sono alimenti che un vegetariano prende per integrare o per sostituire gusti e consistenze al palato, e che prima neanche sapeva cosa fossero, sono quindi alimenti per lui "nuovi")

    Fonte/i: Vegan senza carenze, senza integratori e senza alimenti nuovi.
  • ?
    Lv 7
    7 anni fa

    Forse il confine tra cibo e integratore sta soprattutto in come la cosa si presenta. Ad esempio: se prendo delle pasticche di lievito di birra, coi loro bravi eccipienti, parlerei senz'altro di integratori. Se prendo del lievito di birra in fiocchi e lo metto sulla pasta o sulle verdure lo considero un cibo. Compresse vitaminiche sono senz'altro integratori. Se una sostanza è sintetica la considero un integratore. E qui però le cose si complicano perché come posso considerare un succo di frutta addizionato di vitamina C che se non erro è sintetica? Ad ogni modo, anche i cibi, come dicevi sono fortemente manipolati dall'uomo, non fosse altro per la selezione fatta nei secoli. E poi la cottura, i processi di raffinazione, l'aggiunta di additivi. Difficile orizzontarsi. La cosa migliore è secondo me cercare sempre cibi il più possibile allo stato naturale e poco manipolati. Per fare un esempio vegano: meglio dei legumi in chicco del tofu.

  • Anonimo
    7 anni fa

    Le differenze fra le definizioni sono sempre molto fumose. Io la vedo così: gli integratori forniscono elementi nutrizionali in quantità importanti ma gli elementi sono limitati (l'integratore di B12 dà molta B12 ma praticamente solo quella, gli altri componenti sono trascurabili), gli alimenti invece sono un potpourrì di elementi che scegliamo in base al sapore.

  • Anonimo
    7 anni fa

    In effetti tutto quello che ingeriamo oggi è artificiale, compresa l'acqua potabile in bottiglie e dai rubinetti, che è un integratore sconosciuto in natura che assumiamo per sopperire alla disidratazione che ci causano altri cibi innaturali che mangiamo n primis la carne (in natura l'acqua si assume dal cibo come tutti gli altri nutrienti). Anche noi stessi siamo artificiali.

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  • jollyR
    Lv 6
    7 anni fa

    che carina la tua maledizione.

    secondo me si può definire integratore un qualunque cibo preso con l'intenzione di assumerne certe sostanze. esempi:

    - Pippo adora il sapore di lievito di birra e la consistenza, ha un barattolo di pastiglie di lievito di birra in casa e ne sgranocchia due o tre tutti i giorni. non gli interessano più di tanto le vitamine B, sa che ci sono ma lo mangia semplicemente perchè gli piace.

    - Ursula invece non apprezza il sapore del lievito di birra, ma sa che contiene molte vitamine B e quindi lo assume lo stesso, buttando giù le pastiglie con un bicchiere d'acqua.

    Pippo si sta nutrendo, Ursula sta integrando: integrare vuol dire aggiungere premeditatamente alla propria abituale dieta attraverso cibi, preparati o composti, qualcosa che normalmente manca (per ragioni di gusto personale, esclusione volontaria, impossibilità a reperire certi cibi.... ecc).

    io la vedo così, filosoficamente.

  • 7 anni fa

    e un casino

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