Analisi Critica di tre opere: Venere di Willendorf, Dea dei Serpenti e Tauromachia?

Aiuto, mi servono per domani queste tre analisi critiche delle tre opere sopra seguendo questi parametri:

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ANALISI CRITICA

grazie mille a chi mi aiuterà, 10 punti al migliore

1 risposta

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  • Anonimo
    7 anni fa
    Risposta preferita

    VENERE DI WILLENDORF:

    E' un esempio di statuetta primitiva, antichissima. Una piccola scultura a tuttotondo su pietra/roccia che ritrae una donna o meglio l'ideale di bellezza della donna dell'epoca. Abbondante nelle forme simboleggia la fertilità ed è legata al mito della Dea Madre (la Terra) in quanto generatrice di vita. Gli antichi uomini primitivi rivolgevano alla statuetta preghiere ed effettuavano riti magici per scongiurare cattiva sorte e per chiedere protezione (per questo viene definita statua votiva). Le braccia e le gambe non sono molto evidenti perchè non importanti come la parte del busto, andati anche perduti in quanto la stessa statuetta si pensava venisse inserita nella terra o impiantata nella stessa roccia, per cui rovinati.

    DEA DEI SERPENTI:

    La Dea dei Serpenti era una delle divinità minoiche strettamente collegate con il culto dei serpenti. È denominata anche Dea della Famiglia a causa del suo attributo, il serpente, che è collegato al benessere della casa minoica. Tuttavia, il serpente è anche simbolo della dea dell’oltretomba, per cui la Dea dei Serpenti è anche connessa ad aspetti ctoni. Il primo che identificò la Dea minoica e che descrisse il suo ruolo domestico e ctonio nonché il suo culto fu A. Evans. Questi cercò di trovare paralleli nella religione egizia e collegò la Dea dei Serpenti a una dea egizia del delta del Nilo, Wazet (Wadjyt). A suo parere, l’attributo della dea – il serpente – era una forma di spirito dell’oltretomba che aveva un significato domestico e amichevole. M.P. Nillsson considerò il serpente una personificazione della Dea dei Serpenti e ritenne che la sua forma ctonia fosse uno degli aspetti della Grande Madre.

    TAUROMACHIA:

    La tauromachia era uno spettacolo molto diffuso nel mondo mediterraneo già nel II millennio a.C. e diffusosi anche nella antica Grecia, specie durante i festeggiamenti.

    Consisteva in un combattimento tra tori o fra uomini e tori. Nella cultura minoica-micenea il toro è una presenza significativa, come testimoniano affreschi, bassorilievi e sigilli che offrono rappresentazioni della cerimonia chiamata "salto del toro": in essa il sacerdote-acrobata si lanciava verso l'animale in corsa, afferrandolo frontalmente per le corna ed eseguendo una capriola sul dorso dell'animale; forse esso veniva successivamente sacrificato.

    La corrida spagnola può essere considerata una tauromachia moderna.

    Il termine Tauromachia si riferisce anche al periodo tra gli anni trenta e quaranta dove il pittore Pablo Picasso eseguiva lavori, per la maggior parte in china su carta e cartone, raffigurando tori, corride e minotauri. Questo simbolismo è dato dall'origine spagnola del pittore e dal simbolo nazionale spagnolo del toro, spesso questo animale era protagonista in capolavori creati con pennini e pennelli in scene di lotta con toreri o di intimità con donne nude, ispirate alla mitologia greca e al mito del Minotauro di Creta. Questi lavori erano anche creati su tele e pezzi di ceramica come piatti, anfore o centrotavola, dove la figura del toro era caratteristica e dominava l'opera attraverso una serie di constrasti di colori,molto spesso tra il bianco e nero; forse a rappresentare una corrida dove la vita e la morte imitano i contrasti forti dei colori.

    Fonte/i: google
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