Anonimo
Anonimo ha chiesto in Mangiare e bereVegetariani e vegani · 7 anni fa

Quali saranno i benefici se tutta la popolazione mondiale diventasse vegana e animalista?

19 risposte

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    Per prima cosa i terreni attualmente utilizzati per coltivare mangime per gli animali d'allevamento potranno essere utilizzati per sfamare un maggior numero di persone, dato che ci saranno tonnellate di cibo in meno date in pasto ad animali imprigionati; di conseguenza si potrebbero facilmente sfamare anche le popolazioni povere che soffrono la fame anche a causa dei vizi del mondo ricco. Meno allevamenti significa inoltre meno inquinamento, inquinamento che è prodotto sia dagli animali, che dai mezzi che trasportano il cibo per essi e che trasportano i loro cadaveri. Significa anche un inferiore consumo d'acqua la rinuncia almeno all'allevamento intensivo. Meno acqua si utilizza per dissetare futuri cadaveri maltrattati sin dalla nascita, più acqua c'è per gli esseri umani e per le loro coltivazioni. Più acqua significa meno gente morta per disidratazione, significa meno gente morta di fame, poiché grazie principalmente all'acqua le piante (di qualunque tipo esse siano) possono germogliare e crescere rigogliose e dare buoni frutti, e dare altri semi da cui nasceranno nuove piante e nuovi frutti. Non allevare animali significa fermare il disboscamento, significa fermare il cambiamento del clima, del paesaggio e significa più ossigeno prodotto dalle piante che vengono abbattute per far posto ai campi dove vengono coltivate le sementi date in pasto agli animali. Non devastare la flora significa preservare la fauna, significa lasciare agli animali il loro ambiente naturale e previene l'estinzione delle specie (causata principalmente dall'uomo tramite la caccia o la modifica dell'ambiente). Noi possiamo vivere bene su questo pianeta grazie a delicati equilibri naturali, se essi si modificassero, noi rischieremmo l'estinzione. In natura quando una specie diviene troppo numerosa muore per mancanza di cibo oppure causa un aumento dei predatori, che disponendo di più cibo sopravvivono e si moltiplicano in numero maggiore, ponendo rimedio all'aumento delle prede; se è la preda ad estinguersi i predatori rischiano l'estinzione e l'unica speranza è cercare altro cibo. Cosa accadrebbe se i nostri terreni a causa dello sfruttamento non fossero più fertili (cosa che sta già avvenendo)? E cosa accadrebbe se ci ostinassimo a cibarci della carne, che necessita a sua volta di cibo? E cosa accadrebbe se sfruttassimo in modo eccessivo anche il mare, portando all'estinzione delle specie? Non va nemmeno dimenticato che alcune piante affidano la propria riproduzione a degli animali che ne spargono i semi o il polline, ebbene, cosa accadrebbe se questi animali per una ragione o per l'altra (caccia, disboscamento, intruduzione di specie estranee all'ambiente, altro) si estinguessero? Cambiare la natura significa correre il rischio di innescare una reazione a catena che, oltre a causare l'estinzione di altre specie, potrebbe causare anche la nostra estinzione. Abbattendo le piante è importante ricordare che si modifica il clima, si abbattono naturali barriere contro i venti ad esempio e sarabbe un po' come abbattere le Alpi che contribuiscono a proteggere l'Italia dai venti. Le piante sono anche la casa di molte specie e la loro fonte di cibo, mentre i pesci e i molluschi sono il cibo di altre specie. Insomma, diventare vegani e animalisti potrebbe portare a un minore impatto sull'ambiente. Significa più possibilità di sfamare tutti gli esseri umani, significa anche minore sofferenza per gli animali e per le piante, poiché i primi non sarebbero più destinati a passare la loro vita rinchiusi in modesti spazie e in condizioni igeniche non sempre decenti, aspettando solo la loro morte, senza sapere chi siano la madre e il padre, senza ricevere affetto... E anche le piante (ammettendo che anch'esse possiedano una certa sensibilità) soffrirebbero in minor numero, dato che non allevando animali il numero di piante uccise diminuirebbe, dato che non servirà più coltivare per sfamare il cibo degli onnivori. Diventare sensibili verso altre specie potrebbe portare ad una maggiore empatia e capacità di comprensione anche verso gli altri esseri umani e ad un maggiore impegno nell'aiutarli. Essere sensibili sicuramente non è un difetto, semmai una disgrazia in certe società che vedono l'essere umano stesso come una macchina insensibile da sfruttare finché può produrre e da gettare quando non serve più... Continua nelle fonti, non ci sta tutto.

    Fonte/i: Se tutta la popolazione mondiale diventasse vegana e animalista vi potrebbero essere migliori condizioni di vita, una salute migliore (aggiungo che gli alimenti di origine animale hanno numerosi aspetti negativi e che gli animali vengono spesso imbottiti di ormoni, vaccini, integratori e altro che noi assumiamo indirettamente), più cibo e acqua a disposizione, più sensibilità verso il prossimo, minor consumo di risorse destinate all'allevamento e alla coltivazione, arresto del disboscamento e dei danni all'ambiente causati dall'alimentazione umana e da pratiche umane a danno diretto delle specie, minor sofferenza animale e vegetale, torica spesa inferiore per l'alimentazione umana, preservazione dell'ambiente, non introduzione di specie non presenti in un dato ambiente e molto altro.
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  • Anonimo
    7 anni fa

    Il vero animalismo presuppone la libertà animale, ovvero anche il divieto morale di addomesticamento dell'animale, considerata una forzatura applicata dall'essere umano all'animale stesso incosciente di ciò che fa, privandolo della sua animalità/libertà, ma costretto in una dimora, ai nostri giochetti, "tricks": adattato a noi.

    In sintesi, in un'utopica (meglio: distopica) civiltà puramente animalista, ogni tipo di animale esisterebbe solo allo stato selvatico. Riassunto: niente animali d'affezione.

    Quindi, assunto che:

    1. gli animali d'allevamento e d'affezione violano le leggi logiche del vero animalismo;

    2. gli animali d'allevamento e d'affezione non sono in grado di nutrirsi da soli, poiché abituati ad avere "la pappa pronta";

    allora, in conclusione, la tesi è che ogni animale allevato o d'affezione fino ad un minuto prima dell'avvento dell'animalismo universale, morirebbe per le considerazioni squisitamente logiche proposte sopra.

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  • 7 anni fa

    La morte di almeno un miliardo di persone nel terzo mondo che dipendono dalla zootecnica per sopravvivere, tanto per cominciare.

    Il blocco di quasi qualsiasi progresso in campo medico (e conseguenti morti).

    Poi bisognerebbe vedere quale dovrebbe essere il livello di coerenza da raggiungere, perché entrerebbero in discussione derattizzazione ed eliminazione parassiti, costruzione case, strade, terreni agricoli, movimento veicoli, ecc.... per tacere della detenzione di animali domestici anche da affezione.

    Ad ogni modo non c'è problema, non succederà mai.

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  • Anonimo
    7 anni fa

    forse sono un illuso e ingenuo e tutto quello che volete... però chi è vegano per motivazioni etiche è una persona che riconosce dei torti laddove la maggioranza delle persone non li riconosce, e non si limita a riconoscerli ma si adopera per cercare di limitarli. Un mondo di persone così... beh, mi piacerebbe.

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  • 7 anni fa

    Meno consumo di carne, meno uccisioni di animali, meno malattie, più serenita' agli animalisti... I valori nutrizionali che offre la verdura e la frutta, anche se in minima quantità, offrono tutto quello che serve al nostro organismo per soddisfare il fabbisogno quotidiano energetico

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  • 7 anni fa

    Molto più letame da usare per concime. (vuoi mettere quanto tempo la gente passerà al gabinetto con tutta quella verdura?)

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  • Anonimo
    7 anni fa

    nessun beneficio. solo danni

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  • 7 anni fa

    Avremmo meno malattie, meno inquinamento e un grado di civiltà più avanzato. Ci sarebbero MENO animali che oggi definiamo da allevamento perché il loro numero è determinato oggi da ragioni di mercato e convenienza economica.

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  • 7 anni fa

    Una seria possibilità in più di sopravvivenza della specie umana, vista la forte incidenza dell'allevamento animale sulle emissioni antropiche di gas serra (specialmente dell'allevamento bovino intensivo). Che sarà comunque vanificata rapidamente se i combustibili fossili continueranno a farla da padrone.

    Un miglioramento delle condizioni di salute - almeno nei paesi che adottano lo stile di vita degli attuali paesi ricchi - data in particolare la minore incidenza di malattie invalidanti (una fra tutte il diabete di tipo II) e di malattie del sistema cardiocircolatorio, che sono fra le più importanti cause di morte (sono le malattie da abbondanza).

    Una maggiore equità e una maggiore sicurezza alimentare, perché la carne o il cibo per gli allevamenti vengono in gran parte da altri paesi spesso lontani, che in situazioni di imprevedibilità dei regimi idrici potrebbero sceglierne altre destinazioni.

    Mi limito a questi punti, ma aggiungo che occorre sempre vedere oltre l'ideologia. Ad esempio, non per scoraggiare, dirò che la realizzazione di un sistema di questo genere non può essere improvvisato, perché rischierebbe facilmente di andare fuori controllo nella fase di transizione. Simulazioni al computer hanno messo in evidenza, ad esempio, come una rapida tendenza di questo genere potrebbe portare, grazie a un maggior consumo di cereali nei paesi ricchi, a un aumento generalizzato dei loro prezzi che lascerebbe senza cibo popolazioni di paesi poveri per i quali questi sono oggi una insostituibile risorsa.

    Fonte/i: L'acqua che mangiamo, Edizioni ambiente, 2013
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  • 7 anni fa

    Preparo i pop corn in attesa di una rissa, nessuno ne vuole?

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    @tiziana, adesso mi è venuta davvero voglia di un sacco di pop corn! :p

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  • 7 anni fa

    Che ci sarebbe meno consumo di carni rosse e di conseguenza meno malattie cardiovascolari..

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