Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 7 anni fa

TESTO DESCRITTIVO!!!! x favore mi aiutate a descrivere uno dei tuoi amici d'infanzia?

Descrivi uno dei tuoi amici d'infanzia, ricordando come era da piccolo, le qualità che ti attraevano in lui e i difetti che ti facevano arrabbiare, se ce n'erano. Se non lo hai perso di vista puoi continuare la tua descrizione parlando del suo aspetto e del suo carattere adesso, in che cosa è cambiato e in che cosa invece ti sembra rimasto quello di un tempo. Inserisci nel testo alcuni dettagli sulla vostra amicizia, come è nata, come si è evoluta, se è ancora viva o se si è spenta e perché, quali affinità vi tenevano uniti. INVENTATELO!!!!! La prof ha detto che andrà benissimo anche se ce lo inventiamo...vi scongiuro entro domani please!!!! gRz di cuore a ki lo farà!!XD

1 risposta

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  • 7 anni fa
    Risposta preferita

    “AmicA” miA…

    Ne è passato del tempo dall’ultima volta che ci siamo seduti davanti ad una birra o un bicchiere di vino, a chiacchierare di ciò che gli ultimi anni sono stati per noi. Ne è passato del tempo da quando abbiamo passeggiato sul lungomare a goderci i ricordi della nostra infanzia. Ne è passato del tempo da quando in quella burrascosa notte piansi sulla tua spalla per un amore perduto ed tu non riuscisti ad impedirmi di versare le lacrime. Ne è passato del tempo da quando ci scompisciavamo dalle risate. Ne è passato del tempo da quando in quella giornata uggiosa mi hai detto che saresti andato via. Quel giorno nei tuoi occhi non vidi la convinzione di quella decisione. “Amico” mio, da allora tante cose sono cambiate. La vita ha fatto il suo corso, gli eventi hanno arricchito la nostra esistenza, hanno lasciato la loro traccia, hanno lasciato quella scia di ricordi, che preferiamo dimenticare perché sono come un marchio indelebile che niente e nessuno può cancellare. Ancora oggi non conosco il motivo per cui sei “scappato” via a quel modo, so soltanto che una profonda inquietudine caratterizzava le tue giornate; eri sempre alla ricerca di un miglioramento della tua persona, eri sempre in cerca di te e a tutti i costi volevi cambiare, perché agli occhi degli altri non volevi sembrare vulnerabile e sensibile, perché la società ti aveva inculcato che per essere uomo bisognava avere delle caratteristiche ben precise. Se non sei forte, non sei nessuno. Se sei sensibile, ti mettono i piedi in testa. Questa società, questa società così corrotta dal materialismo, che ha preso il posto dei veri valori. Quei valori che fanno sembrare di andare controcorrente, quei valori che fanno sembrare un gigante una piccola formica. Mi hai scritto, nelle tue lettere, il dolore e la sofferenza che per te è stato il dover affrontare il giorno dopo e quello dopo ancora, con quel dolore che ti gonfiava il petto fino a toglierti il respiro e quel pensiero costante di voler cancellare a tutti i costi quella sensazione di morte che aveva invaso il tuo corpo, la tua mente e la tua anima. Quel corpo scosso dai singhiozzi, quella mente invasa da un dolore pazzesco perché non riusciva a rispondere a quei perché che la torturavano, quell’anima così nobile e fragile al contempo che non ha avuto scampo dalle conseguenze di quel cancro che si estendeva lentamente ma con fermezza, togliendoti la fiducia in te stesso, classificandoti come un debole, portandoti alla chiusura totale alla vita e quindi all’amore. Un muro la cui altezza non ha limite, il cui spessore non si riesce a misurare, la cui robustezza è fuori ogni discussione. Ti sei creato un mondo tutto tuo, dove niente e nessuno possono più entrare, né tentare di fare breccia in quella tua corazza. In apparenza puoi sembrare una persona felice, in apparenza puoi sembrare un uomo brillante, ma dietro a quella bella maschera che indossi quotidianamente si nasconde un uomo provato dalla vita, provato nel suo io, provato in ciò che di più intimo gli appartiene. Dietro a quella maschera si nasconde l’uomo che sei sempre stato, non quello che ti sforzi di essere, perché la vita non è uno sforzo, la vita è ciò che ognuno di noi si porta dentro. Inutile scappare davanti all’evidenza dei fatti, inutile nascondersi dietro al dito, e ancora più inutile tentare di sorridere con le labbra, mentre i tuoi occhi dicono tutt’altro. Sì, perché i tuoi occhi parlano e anche se non ti rendi conto, quel loro raccontare silenzioso dice molto di più di mille parole urlate al vento. Puoi battere i pugni sul volante, puoi battere i pugni contro i vetri, puoi sbuffare quanto vuoi per ingoiare le lacrime, ma infine, non puoi impedire ai tuoi occhi di raccontare quella verità che solo il tuo io conosce. Un io gratuitamente schiacciato dall’indifferenza, dalla superficialità. Un io, una spugna, gratuitamente gettata nel fango fino ad impregnarsi di quella sozzura, di quel fetore di livore, impregnata da violenza morale. Ed è rimasta lì, per molto tempo e oggi, tenti ancora di risciacquarla. Sì, lo sporco man mano è andato via, ma sono rimaste delle macchie, quelle macchie che tenti a tutti i costi di nascondere, quelle macchie che solo tu sai che esistono, quelle macchie che tanto vorresti cancellare, ma più ti sforzi e più quelle macchie sembrano non voler andare via. Ecco, scusa la mia franchezza, ma quelle macchie non sono altro che i lividi che ti porti addosso, ma maggiormente, te li porti dentro e quei lividi, anche se sono lì da anni, ti fanno ancora molto molto male. Il tuo è un continuo affaticarsi, un continuo affannarsi per raggiungere quella felicità dietro alla quale stai correndo inutilmente, perché “la felicità è come una farfalla, più le corri dietro, più lei ti sfugge… fermati, ed essa si poserà sulla tua spalla”. Non voglio fare morali, né mi reputo in grado di poter minimamente esprimere nel mio piccolo questo pensiero, ma sappi che il tuo dolore è anche un po’ il mio, che la tua soffere

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