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Sistema retributivo e contributivo?

Salve, vorrei sapere sostanzialmente la differenza tra i due sistemi pensionistici.

Cosa più importante, vorrei però sapere se si può liberamente scegliere di usufruire di una rispetto all'altra...

Mi spiego: mi pare di capire che una volta si poteva scegliere tra le due se non erro... Ma fino a che hanno questa scelta era contemplata? Ogni tipologia di lavoratore poteva optare tra le due?

Adesso invece come funziona? Quale sistema pensionistico viene utilizzato? Ci sono ancora delle eccezioni apparte la ormai nota classe politica...?

Graize in anticipo!

Aggiornamento:

Sei un avvocato? Un commericialista? Un notaio? O più semplicemente un abile copiatore-incollatore? Bè, apparte questo lecito dubbio, mi pare di capire che in sostanza il sistema RETRIBUTIVO sia stato del tutto abbandonato per lasciar posto al solo CONTRIBUTIVO e al MISTO per alcuni... Sbaglio? E se si, mi pare di capire che non ci sia differerenza tra lavoratori subordinati (operai), pubblica amministrazione (forze dell'ordine, insegnanti...) e lavoratori indipendenti o liberi professionisti... Tutti nella stessa barca?

Aggiornamento 2:

Grazie per la risposta. Se posso però permettermi, vorrei obiettare rispetto ad alcune tue considerazioni. Sicuramente il sistema retributivo non è perfetto sotto molti punti di vista, ma nemmeno l'attuale contributivo (unito all'attuale sistema economico) mi sembra eccellere sotto tutti i punti di vista... Scrivi inoltre che ti piacerebbe l'idea di istituire delle assicurazioni private per il fondo pensionistico di ogni lavoratore; a codesta affermazione segue un superluo nonchè irrispettoso parere personale: "...e non camperà da scroccone sui versamenti altrui". Ecco, innanzitutto l'idea dell'assicurazione privata, attualmente, con la crisi economica che grava nel nostro Paese, sarebbe un qualcosa di totalmente assurdo... Ciò fondamentalmente per tre fattori: la mancanza di lavoro, la conseguente mancanza di reddito e la pressione fiscale che non ha eguali in tutta Europa. Vorrei adesso controbattere anche per quanto riguarda la frase sugli "scrocco

Aggiornamento 3:

(CONTINUO) ...sugli "scrocconi": io penso che dopo 40 anni di contributi, un uomo, nella sua vecchiaia, abbia il sacrosanto diritto di riposarsi e godere degli ultimi suoi anni in totale pace e dignità. Penso che arrivati a quest'età un uomo non dovrebbe sentirsi dire da altri parole come scroccone, parassita ecc... Quell'uomo la pensione se la è pagata negli anni! Nessuno gli ha regalato nulla! Ed è per questo che avrei da ridire anche per ciò che concerne la "minima". Chi te lo dice cosa uno specifico soggetto abbia dovuto affrontare nel corso della sua vita per non aver raggiunto contributi sufficienti per godere di una pensione "normale"? Precarietà, cassa integrazione, malattie gravi, infortuni seri, e chi più ne ha più ne metta... Allungano l'età pensionabile, riducono le pensioni... Dicono che non ci sono i soldi, ma le pensioni d'oro o lo stipendio multimilionario di Mastropasqua non contano nulla a quanto pare...Tra un pò di anni l

Aggiornamento 4:

(CONTINUO) ...Tra un pò di anni la pensione scomparirà, diventerà una specie di privilegio, qualcosa di fattibile soltanto per la classe medio-alta, e quindi solo per gente altamente benestante dato che stanno letteralemnte facendo a pezzi il ceto medio... Un pò come la sanità in America: se hai i soldi e ti puoi permettere le grandi assicurazioni col pacchetto "tutto incluso" allora campi... Se invece sei un normalissimo operaio e ti puoi permettere solo una banalissima assicurzione che a malapena copre i costi di un raffreddore, in caso di malattia seria fai prima a scavarti la tomba... Ciò che hai infine scritto su natalità/mortalità, aspettative di vita attuali e prolificità, con tutto il rispetto, ma mi sembrano proprio delle gran balle quasi a dover giustificare l'operato di tutta questa classe politca corrotta... Sono un insulto all'intelligenza... Nel 2014, in una società moderna e civile come la nostra, ai canonici diritti inalienabili andrebbero aggiunti anc

Aggiornamento 5:

(CONTINUO) ...Nel 2014, in una società moderna e civile come la nostra, ai canonici diritti inalienabili andrebbero aggiunti anche pensione e sanità. Entrambi accessibili e gratuiti per chiunque. Non ci sono scuse, i meccanismi e le politiche che occorrono affinchè ciò sia realizzabile esistono.

Aggiornamento 6:

I risultati infatti si vedono: negli ultimi 20 anni le politiche macro-economiche fin'ora utilizzate ci stanno facendo precipitare sull'orlo del baratro... Dazi o sbarramenti vari servivano di fatto a proteggere i mercati. Paesi come Cina o India obiettivamente parlando non li classificherei tra i più civili e sostenitori dei diritti umani... Se poi il modello da seguire deve essere quello della Cina, in cui salari e orari di lavoro non sono esattamente sotenibili, civili ed etici, bè, inutile continuare a parlare... Amico mio, se è per questo ci sarebbe da ridire anche sulla globalizzazione... Parte della crisi che viviamo, nonchè la grave arretratezza del sud Italia, proviene proprio da li... Nella fattispecie del nostro Paese tutto nacque dall'errata metodologia dell'unificazione italiana. In merito a questo Nitti fu infatti molto chiaro ed esaustivo... Ma questa del resto è un'altra storia...

2 risposte

Classificazione
  • 6 anni fa
    Risposta preferita

    Una volta esisteva quello retributivo. La tua pensione era circa l'80% della media delle retribuzioni degli ultimi anni di lavoro (3 o 5).

    Questo sistema quindi parificava la pensione allo stipendio percepito nell'ultima parte della carriera, ma non era coperta da adeguati versamenti.

    Ecco perkè nei primi anni 2000 è stato introdotto il sistema "contributivo": cioè, si fa un più veritiero e sincero calcolo della pensione che ti spetta verificando quanto hai IN EFFETTI versato nella tua carriera.

    Qual'era il motivo dell'aberrante sistema retributivo, che sputava in faccia ad ogni logica matematica? Noi sappiamo che inizi a lavorare nel 1980 prendendo 700 mila lire e pagando forse 80mila di INPS e finisci - secondo le leggi di allora - nel 2015 (35 anni di versamenti) quando prendi 1600€ e versi 400€ scarsi di INPS. Ovviamente ai tuoi versamenti vanno aggiunti quelli della ditta, ma non complichiamoci la vita. E' quindi assurdo darti adesso l'80% di 1600€ quando questa paga la percepisci da pochi anni ed i relativi contributi li versi da poco. Manca ogni copertura finanziaria.

    Ma il vecchio sistema, e per ora anche il nuovo, è basato sull'assurdo meccanismo fascista del 1933 che prevedeva semplicemente la redistribuzione ai pensionati di quanto versato dai lavoranti. Data la forte pressione demografica e la breve durata della vita media di allora, avevamo un esubero di giovani rispetto ai vecchi. Oggi, NO.

    Il sistema contributivo è più equo perkè inizia a far trapelare il fatto che ciascuno domani si farà la SUA pensione, spero con assicurazioni private, secondo il modello estero ed americano, e non camperà da scroccone sui versamenti altrui. Va da sè che le pensioni di domani NON potranno essere parificate allo stipendo, dal quale saranno svincolate, e per questo nel 2008 Prodi ci ha "sequestrato" il TFR costringendo le ditte over 80 dipendenti a formare un fondo pensione a parte per integrare quella statale che sarà non oltre il 60/70% dell'ultima paga, ed erogata a circa 70 anni dato che la vita, dalla fondazione dell'INPS 80 anni fa, si è allungata di 35 anni almeno. Inoltre, si è considerato che oggi i giovani sono meno degli anziani, essendo calata la prolificità dei popoli occidentali.

    @Michwele: "Nel 2014, in una società moderna e civile come la nostra, ai canonici diritti inalienabili andrebbero aggiunti anche pensione e sanità. Entrambi accessibili e gratuiti per chiunque...". Non concordo, anzi da 20 anni ci si sta muovendo in senso opposto, essendo nell'economia globale, dove ogni centesimo è teso nella competizione con i campioni del lavoro come Cina India e altri, insostenibile il costo di questi istituti assistenziali nati in un sistema di Stati chiusi e protetti da dazi e sbarramenti, e quando l'economia era essenzialmente ristretta all'europa occidentale e nordamerica.

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  • 6 anni fa

    Il criterio di calcolo della pensione varia a seconda dell'anzianità contributiva maturata dal lavoratore al 31 dicembre 1995. La pensione è calcolata con il sistema di calcolo contributivo per i lavoratori privi di anzianità al 31/12/1995 (e per coloro che esercitano la facoltà di opzione al sistema di calcolo contributivo). I sistemi retributivo e misto continuano a convivere per i soggetti iscritti al 31/12/1995.

    Dal 1° gennaio 2012, anche ai lavoratori in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31/12/1995 verrà applicato il sistema di calcolo contributivo sulla quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° gennaio 2012.

    La pensione è calcolata esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 1° gennaio 1996 e per i lavoratori che esercitano la facoltà di opzione al sistema di calcolo contributivo.

    Per esercitare la facoltà di opzione è necessario che i lavoratori abbiano un'anzianità contributiva inferiore a 18 anni al 31/12/1995 e possano far valere, al momento dell'opzione, una anzianità contributiva di almeno 15 anni, di cui 5 successivi al 1995.

    Tale facoltà non può essere esercitata da chi ha maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni al 31/12/1995.

    Ai fini del calcolo occorre:

    individuare la retribuzione annua dei lavoratori dipendenti o i redditi conseguiti dai lavoratori autonomi o parasubordinati;

    calcolare i contributi di ogni anno sulla base dell'aliquota di computo (33% per i dipendenti; 20% per gli autonomi; vigente anno per anno per gli iscritti alla gestione separata);

    determinare il montante individuale che si ottiene sommando i contributi di ciascun anno opportunamente rivalutati sulla base del tasso annuo di capitalizzazione derivante dalla variazione media quinquennale del PIL (prodotto interno lordo) determinata dall'Istat;

    applicare al montante contributivo il coefficiente di trasformazione, che varia in funzione dell'età del lavoratore, al momento della pensione, così come riportato nelle tabelle visualizzabili sul sito dell'INPS.

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