Domanda sui movimenti no-global?

la faccio qui perché nella sezione politica e governo ho ricevuto solo risposte fuori tema.

Allora: i no global criticano la globalizzazione perché le industrie mandano le loro sedi nei paesi sottosviluppati e perché le piccole aziende muoiono.

Ma come spiegano che senza la globalizzazione non ci sarebbero i mass-media (nell'altra sezione mi hanno criticato dicendo che i mass-media ci lobotomizzano, ma anche internet è un mass-media e non è di silviuccio) e che non ci sarebbero i prodotti esteri in italia?

Per esempio non ci sarebbero i computer perché inglesi e dovremmo usare ancora macchine antiquate, così come la penicillina, che è stata inventata da uno scozzese, se non ci fosse la globalizzazione la gente non avrebbe le cure mediche ottenute con la pennicillina.

1 risposta

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    “I no global criticano la globalizzazione perché le industrie mandano le loro sedi nei paesi sottosviluppati e perché le piccole aziende muoiono”.

    Non ti serve neanche aggiungere che Albert Einstein è quello che ha detto che tutto è relativo e che il Mahatma Gandhi era un tipo troppo magro per fare a botte se volevi dimostrare che hai trascorso gli ultimi 15 anni al bar sport a urlare che non era rigore.

    Tralasciando che, quando Piergiorgio Perotto ha sfornato il primo personal computer, Steve Jobs andava all'asilo e che il termine semplicistico, per non dire stupidamente errato, “no-global” è stato inventato dalla stampa italiana, ti riporto una metafora sentita anni fa che, a ben vedere, è anche un esempio concreto.

    La globalizzazione può essere quella che ti permette di mangiare i piatti tipici di una regione del Pianeta in giro per il mondo (una vera pizza napoletana a Kiev, la paella valenciana a Seattle...), oppure può essere quella di McD*nald e Star*ucks.

    Torniamo così alle industrie della tua frase di apertura. C'è la globalizzazione che permette di andare a sfruttare la manodopera a costi irrisori di lavoratori poco più che schiavi e c'è la globalizzazione dei diritti che fa sparire gli scantinati del Bangladesh dove i bambini cuciono scarpe e palloni; bambini che invece possono andare a scuola perché i loro genitori hanno uno stipendio dignitoso.

    Ma stiamo anche parlando, anzi ne parlavano già nel millennio passato, di primato della finanza sull'economia che ha portato alla crisi del 2008 (che sorpresa...) e dalla quale non solo non ne siamo usciti, ma abbiamo continuato a insistere nella direzione che ci sta distruggendo, quel neoliberismo della precarizzazione e dello smantellamento dei diritti di chi lavora.

    E parliamo di omologazione, di privatizzazioni dei beni comuni (con le multinazionali dell'acqua in bottiglia che mettono le mani sul tuo acquedotto), di mercificazione della cultura...

    Solo per citare i primi che mi vengono in mente, mi sembra che libri come come L'era dell'accesso (Jeremy Rifkin), No logo (Naomi Klein) e Il mondo sotto brevetto (Vandana Shiva) siano stati scritti per nulla.

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