Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 6 anni fa

Mi potete dare una mano??

Devo andare in seconda media. La prof di italiano mi ha dato 7 testi da fare. Io non ho fantasia ma 1 sono riuscita a farlo. Mi potete scrivere quello che riuscite. Anche solo 1!!!

- 1 testo (non fantasy) ambientato nel medioevo

- 2 descrizioni di persona

- 2 descrizioni di luogo

- 1 racconto di paura.

Se mi aiutate grazie!!!

1 risposta

Classificazione
  • 6 anni fa
    Risposta preferita

    Non dirlo a me, io devo andare in terza e la mia prof ha dato tre testi in cui devo descrivere le mie vacanze D:

    Comunque, intanto ti scrivo quello di paura, poi se riesco ti scrivo una descrizione :-)

    “ Tic, toc… Inizia a scappare. ”

    Una melodia che sapeva di morte rimbombava nella mia testa.

    “ Ding, dong… Sto per prenderti. ”

    Le mie gambe tremavano, non riuscivo a muovermi. La mia camera era buia, tetra.

    Ero paralizzato. I miei occhi pieni di terrore. Il respiro si era bloccato.

    “ Toc, toc… Presto morirai. ”

    Scattai in piedi e corsi verso la porta, inseguito da quella “persona”, se così si poteva definire, che voleva vedermi morto.

    “ Don, don… Nasconditi, vengo a cercarti! ”

    Uscii di casa in piena notte, con i vestiti del giorno prima, quella melodia non mi aveva permesso nemmeno di mettermi il pigiama.

    L’erba era umida, il cielo notturno oscurato da una fitta nebbia.

    Correvo. Le gambe mi facevano male e imploravano di fermarmi. Ma io correvo sempre di più. La morte in persona mi inseguiva, e lo sapevo. L’avevo vista in faccia.

    “ Tic, toc… Comincia il gioco… Nascondino. ”

    << NO! >> Urlai. La mia voce era strozzata e disperata.

    “ Ding, dong… In palio c’è la tua vita. ”

    Caddi a terra, il viso sull’erba scura.

    Una mano mi offrì aiuto.

    Alzai lo sguardo.

    In un secondo mi resi conto che era lei, nelle vesti di una ragazza, che mi porgeva la mano.

    Tremai e tentai di urlare, ma la voce non uscì.

    << Tic, toc… Scappa se ci riesci! >> Cantò.

    Era lei che mi inseguiva.

    Mi alzai da terra e corsi verso il bosco.

    Piangevo di disperazione. Volevo vivere, ero solo un ragazzo.

    Vidi una casa in lontananza, nonostante la nebbia oscurasse ogni cosa.

    Caddi altre due volte, il viaggio per arrivare a quella casa era infinito.

    “ Ding, dong… il gioco sta per finire… ”

    << BASTA! >> Gridai.

    Quella melodia mi faceva gelare il sangue nelle vene.

    Raggiunsi la casa di legno, piccolissima e abbandonata.

    Entrai, lanciandomi nella stanza più vicina.

    Chiusi la porta a chiave e mi nascosi sotto il letto che c’era.

    Ma sapevo che prima o poi mi avrebbe trovato.

    Si sentì bussare alla porta.

    Chiusi stretti gli occhi. Non volevo più sentire quella voce agghiacciante. Non volevo più vedere quel sorriso demoniaco sul volto della ragazza.

    << Toc, toc… Sto entrando… Non chiederò il permesso. >>

    Eccola. Mi aveva sicuramente visto.

    La porta si spalancò, e presto lei sarebbe venuta anche in questa stanza.

    << Ding, dong… Ormai è finita per te! >>

    Si abbassò fino a guardare sotto il letto.

    << Tic, toc… Ti ho trovato! >>

    Scivolai fino ad uscire da sotto quel letto e mi lanciai fuori dalla finestra.

    Atterrai con un tonfo e fuggii ancora più lontano.

    Non dovevo guardare indietro. Se lo avessi fatto, probabilmente sarei morto.

    Guardavo a terra e contavo i fiori che c’erano sotto di me per distrarmi dal pensiero che a breve non sarei stato altro che un fantasma in cerca del proprio corpo ormai morto.

    Ma al passaggio di lei, appassiva tutto.

    Raggiunsi una collina, e per salire feci uno sforzo indescrivibile.

    Ma stavo cercando di salvare la mia vita. Avrei pagato con qualsiasi cosa per riuscirci.

    “ Ding, dong… Sono sempre dietro di te. ”

    Ancora quella voce.

    Terrore. Puro terrore mi avvolse e mi offuscò la vista e il pensiero.

    Non sapevo più cosa fare. Scappare non sarebbe servito a niente. Tanto mi avrebbe preso comunque.

    Mi accorsi di essermi fermato.

    “Vuoi vivere? E allora scappa!” Mi dissi.

    La figura di una bambina della mia stessa età, dai capelli lunghi e scuri apparve davanti a me.

    << SCAPPA! >> Urlai, nel tentativo di salvarla.

    Ma si girò.

    Lei poteva cambiare forma, e da ragazza, aveva preso le sembianze di una bambina innocente.

    Gli occhi rossi e il sorriso crudele che aveva in volto mi paralizzarono.

    << Tic, toc… Il gioco è finito e ho vinto io! >>

    L'ho scritta un pò di tempo fa, spero vada bene!

    Percy Minevall era un ragazzino vivace e allegro. Nonostante fosse orfano, viveva la sua vita con i genitori adottivi al meglio.

    Aveva i capelli sempre scompigliati, di un rosso che traspariva in modo fin troppo chiaro il suo carattere. I suoi occhi erano verdi, invece. Aveva la pelle chiara con le guance invase dalle lentiggini, un naso piccolo, come le orecchie.

    Era alto nella norma per i suoi 13 anni, un pò magro a dire la verità.

    In estate indossava sempre magliette a mezze maniche e calzoncini che gli arrivavano fin sotto le ginocchia, ne aveva davvero tanti nell'armadio.

    In inverno invece preferiva le vecchie felpe del figlio dei suoi nuovi genitori, che era sempre felice di cedergliele. A Percy piacevano molto perchè erano calde e gli stavano un pò grandi, così poteva nasconderci dentro le mani per riscaldarle.

    Ai piedi invece, dentro casa, portava solo i calzini. Non aveva mai messo un paio di ciabatte in vita sua. Mentre, per uscire, indossava solo scarpe da ginnastica più o meno per qualsiasi occasione.

    Il suo carattere era, come già detto, molto vivace. Non stava mai un attimo fermo: un minuto prima era in casa, un minuto dopo fuori a rincorrere il cane Joy, un minuto dopo ancora in paese a guardare le vetrine dei negozi. Era bravo a farsi amici, infatti conosceva quasi tutti in paese, comprese le vecchiette che stavano tutto il giorno in casa a lavorare a maglia.

    Ma la persona con cui si trovava meglio era Philip, il figlio dei suoi genitori adottivi, quello che gli regalava le felpe d'inverno.

    Quando fuori pioveva e Percy era costretto a rimanere in casa, osservava Philip studiare e certe volte lo aiutava anche a ripetere, ricambiando tutti i favori che il sedicenne gli faceva. Quando Philip finiva di studiare, per ricambiare l'aiuto che Percy gli dava, gli insegnava a disegnare. Infatti Philip era molto bravo e Percy lo ammirava molto. Insieme disegnavano oggetti, gli insetti che si annidavano nella soffitta e gli animali più disparati, incluso il cane Joy.

    Percy amava la sua vita, e non l'avrebbe cambiata per nulla al mondo.

    Spero non sia troppo lunga, ahahah xD

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