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Molly ha chiesto in Arte e culturaFilosofia · 6 anni fa

La bellezza umana può raggiungere il sublime?

Studiando Burke e Kant sono giunta alla distinzione tra bellezza, come disinteressata, fine a se stessa e tuttavia universale, e il sublime, come qualcosa di smisurato, come contrasto tra immaginazione e la ragione.

per cui, di primo acchito mi verrebbe da dire che, per definizione, la bellezza di un essere umano non può essere sublime.

e tuttavia, in rare occasioni, l'osservazione di alcune persone, non nella loro staticità, ma in un totale che comprende quindi anche i loro movimenti, il loro modo di agire (e quindi nulla, sia chiaro, che abbia a che vedere con la moralità) ha suscitato in me emozioni molto simili a quelle determinate dal sublime.

Un esempio pratico, per farmi capire, è per me Marilyn Monroe: non parliamo di una donna bella solo per l'armonia dei propri tratti somatici, la sua bellezza è data anche dalle sue movenze, dal suo sguardo, dalla sua famosa risata.

E dunque: si può definire sublime una bellezza di questo tipo?

3 risposte

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  • Geo
    Lv 7
    6 anni fa
    Risposta preferita

    Qua si tratta di definire cosa sia bello e cosa sia sublime.

    Io per quel che riguarda la bellezza vorrei astenermi, soprattutto perché, dovendo scegliere, preferirei concentrarmi su un concetto che in sé ha l’attrattiva dell’assoluto (sublime significa “prossimo all’assoluto), e cosa di più interessante c’è in filosofia, che trattare dell’assoluto?!

    Ma non posso esimermi dal dirne qualcosa, un po’ a caso, ad esempio in relazione all’estetica del corpo umano, a quelle teorie secondo le quali il senso di bellezza ha la funzione di preservare la pulizia genetica, tanto “intertaxa quanto intrataxon”.

    Si dice che l’Homo Sapiens, in continua lotta con l’uomo di Neanderthal, ha sviluppato un istinto di repulsione per i di lui caratteri somatici, e ancor oggi le persone che hanno tratti in comune con il Neanderthalensis (splacnocranio pronunciato rispetto al neurocranio) sono avvertite come “brutte” o scimmiesche. Il segnale è “facciamo parte di un altro taxon di Uomini; questo dev’essere combattuto e non assimilato al nostro attraverso una procreazione incrociata! Sono i geni di un certo tipo che cercano di affermarsi su altri geni, di tipo diverso.

    “Intertaxa” invece la bellezza è legata all’armonia “statistica” e alla simmetria. Inutile citare studi riguardanti le proporzioni ideali delle distanze fra punti specifici del volto, o del corpo. Quella che è la sostanza è che è avvertito come bello ciò che è maggiormente rappresentato: la normalità astratta. Quando con analisi al computer, mediando fra tanti volti diversi, si estrae una figura che è giudicata “la bellezza ideale”. Interrogando soggetti cui vengono sottoposte foto di persone reali e questa foto virtuale il più delle volte è giudicato più bello il volto virtuale piuttosto che gli altri volti, oppure ovviamente sono giudicati molto belli tutti i volti che nell’aspetto si avvicinano a questo modello statisticamente meglio rappresentato.

    Ma che c’entra la pulizia genetica? Molto semplice: se ci riferiamo semplicemente alla simmetria, ad esempio, è intuitivo che volti particolarmente asimmetrici rappresentino espressione di anomalia genetica.

    Insomma i belli sono geneticamente più sani dei brutti, degli asimmetrici, ed è quindi ovvio che la Natura ci raccomanda di preferire i belli ai brutti, perché è previsto che siano i geni migliori ad essere perpetuati, rispetto a quelli di “peggiore qualità”.

    Il discorso si complica, tuttavia, quando prendiamo in considerazione “asimmetrie gradevoli”.

    Famosa la foto di Brigitte Bardot riprodotta con tecnica speculare. Si notano così pronunciate asimmetrie del suo volto, che tuttavia ne conferiscono più fascino rispetto all’asettica bellezza del volto perfetto virtuale. E qui mi fermo col discorso “bellezza”, anche se mi piacerebbe parlare di una mia teoria formulata anni fa che ben si adatterebbe a spiegare perché può essere preferita la Bardot a un’attrice più perfetta: la teoria dell’armonia fra varianza e invarianza, sicurezza del noto e stimolo del diverso, come creatrice di bellezza, teoria concepita mentre guardavo il volo di uno stormo di tordi sulla periferia industriale di Napoli.

    Ma saltiamo a piè pari al sublime.

    Diversamente può essere inteso il termine, ma in ogni caso fa riferimento a un valore massimo ideale cui il sublime reale si avvicina.

    Ma non è facile dire “valore massimo di che?”!

    Io ho provato una volta un sentimento di gioia così profonda, con la musica, da perdere letteralmente i sensi. Mai provato più in vita mia qualcosa di simile.

    Ecco che per me questo è il valore massimo da non raggiungere se si vuole rimanere coscienti.

    Un po’ di matematica ci aiuterebbe, andando a rispolverare i “limiti”: la curva si avvicina “all’infinito” a una retta che mai sarà raggiunta. Nel mio caso, avendola raggiunta, sono andato oltre il sublime, possiamo dire, ottenendo qualcosa che dovrebbe avere un altro nome. Un po’ come il dolore, di cui possiamo dire che ne esiste un massimo sopportabile, oltre il quale si sviene (dolore insopportabile).

    E’ chiaro che tutto fa riferimento al soggetto, rispetto al quale il sublime è relativo; o rispetto a cui il dolore è sopportabile.

    Immagino che per taluni possa essere sublime Gigi d’Alessio non avendo adeguati termini di paragone.

    Ma ancora una volta il discorso si complica quando introduciamo il concetto di relatività. C’è chi crede in un sublime assoluto? Che il termine riguardi solo l’emozione che si prova, e che ciascuno prova in modo diverso?

    Se vogliamo dare al termine “sublime” quest’accezione, allora la tua proposta è accettata. Se su di te l’emozione suscitata da quella persona è talmente grande da darti l’impressione che è molto difficile che sia di nuovo evocata osservando altre persone, allora potremmo dire che “ella è sublime”.

    Ma c’è chi, nel corso della storia della filosofia, ha dato significati specifici e diversi a questa parola. Sublime potrebbe essere collegato al terrore, a un terrore provato per un senso di annichilamento di fronte a una forza troppo grande che si teme possa annientarci, una forza che ci pone davanti alla consapevolezza della nostra assoluta finitudine; oppure un terrore “universale”, che non ci tocca, ma di cui avvertiamo l’immane grandezza, affascinandoci.

    Ma la parola può avere per me anche un significato più tranquillo, di lucida consapevolezza, calda lettura della grandiosità umana, della sua complessità inaudita rispetto al resto del Crato, corredata per di più dal sentimento, che prende una decisa rivincita nei confronti della Natura e di tutto l’Universo:

    SINOLO (31/7/00)

    Sinolo

    kalò kakò

    splendido

    come non sono gli astri

    indifferenti

    giganti d’un impero immane

    e tu

    coi pochi anni

    superba

    più immensa ancora.

  • Anonimo
    6 anni fa

    bisogna pensare che l'uomo è fatto ad immagine di Dio Dio si manifesta tramite lui quando non siamo in sintonia con Dio abbiamo solo aperto una porta al pensiero negativo ma la bellezza che Dio ha posto in noi aspetta di essere manifestata come l'oro sotto la creta è sempre oro così siamo noi figli di Dio

    Dio vede la bellezza della nostra anima non i nostri errori perchè ci ama Raggiungere il sublime vuole dire raggiungere Dio trovare nel libro Finding joy Whitin You di Sri Daya Mata ed Self Realization Fellowship SRF sul sito di Yogananda è un bellissimo libro sulla bellezza dell'anima

  • 6 anni fa

    D

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