Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 6 anni fa

"Roma non basta una vita..."?

...credo davvero sia così. Credo davvero che non mi basterà una vita per conoscerla.

La desidero ardentemente e so che mai smetterò d'amarla anche solo per un minuto, anche nel suo caos straziante...quel caos che, in fondo, mi piace da impazzire.

Devo ancora inizare a leggere questo libro, "Roma non basta vita", e non vedo l'ora di farlo, così come non vedo l'ora di leggerne altri sulla città eterna (tutti quelli che mi avete suggerito un po' di tempo fa)

Vi chiedo: quali città avete amato ancor più attraverso un libro? O quali libri vi hanno fatto innamorare per la prima volta di una città?

Vi andrebbe di lasciare un passo, o più?

Buona giornata :)

Aggiornamento:

*una

Aggiornamento 2:

Uhm...perché non la pubblichi? :(

6 risposte

Classificazione
  • Samy
    Lv 4
    6 anni fa
    Risposta preferita

    Va beh, visto che nessuno risponde, lascio io qualcosa di questo libro che sto iniziando a leggere (e te la pure stellino, Cardamomì :)

    Riporto alcuni frammenti...

    Anzitutto una parte introduttiva di Stefano Malatesta, per illustrare l'atmosfera meravigliosa che di lì a poco accarezzerà il lettore:

    "Roma è sempre stata affascinante e volgare, bellissima e laida, internazionale e provincialissima. Arbasino ricordava quelle prime volte che andava al mare a Ostia a fare il bagno e passeggiando lungo la spiaggia sentiva nell'aria come un ronzio di calabroni: erano i giovanotti romani che parlavano fittamente tra loro, dicendo <<càzzo, zozzo, borzetta >>"

    (che è la 'borzetta'?)

    E poi, il primo assaggio, "Colore di Roma", che riporto tutto

    "Se il Tevere è biondo, come deve essere, le case di Roma sono rosse; ma non è il rosso di Venezia, intenzionale e vivo, che piaceva tanto a De Musset. Questo di Roma è molto più corposo e ricco e nello stesso tempo evasivo e ambiguo, tanto che c'è perfino chi lo chiama giallo.

    Può ricordare da vicino il sangue rappreso e il mattone crudo oltre che quello bruciato, ma non sarà mai un cremisi o un vermiglio; può essere terra di Siena o arancione in tutte le loro sfumature, ma può arrivare anche all'ocra, un'ocra senza luce, terrosa e spenta, un colore ottuso, suscettibile di così tante gradazioni che quando l'osservi sulle prove di imbianchino, fatte a strisce sovrapposte sull'intonaco di una casa, rimani stupito nel constatare quanto sia prolifica la famiglia delle ocre e sensibile l'occhio dei loro manipolatori.

    E poi c'è l'oro rugginoso del travertino cotto dal sole, quello per intenderci della facciata di San Pietro, c'è il rosa cinerino dei graniti degli obelischi, c'è il noce spento delle imposte variato all'infinito dal pennello del tinteggiatore, ci sono le mille altre gradazioni che il marmo, l'intonaco, il legno assumono sotto il gioco continuo della pioggia e del sole, e ne vien fuori un tono unico e fuso, riposato e potente, ch'è il colore di Roma.

    Dirlo rosso senz'altro è la soluzione meno impropria, ma se ti fermi all'inizio di quella nobilissima vecchia strada ch'è via del Babuino e guardi lì in fondo l'obelisco di piazza del Popolo, t'accorgi subito quanto quel termine sia povero e insincero per questo color di Roma che l'inconscia funzionalità delle generazioni ha tirato fuori dalla tavolozza dei secoli per farsene uno schermo contro la cruda luce d'un cielo ch'è sempre sgombro e profondo, un cielo che a giugno diventa di piombo. Corot diceva che il sole di Roma non ha niente a che fare con quello degli altri paesi. Ora il rosso delle case romane è tutto in funzione di quel sole; perciò la pioggia manca tra loro d'ogni intimità e dolcezza, le rende livide e sconce, e la nebbia, se mai si fa vedere, è un non senso.

    Questi toni forti e opachi sono una necessità del clima, una legge di natura; e può averci benissimo la sua parte anche il temperamento d'una gente che non ha mai avuto vocazione alla grazia, fantasia per la delicatezza. A ogni modo le insulae della Roma di Augusto e di Traiano erano dipinte così e le case romane di ogni secolo sono sempre state così fino a quando gli architetti di casa, già abituati a insegnare al mondo, non si sono scoperti afflitti dal complesso d'inferiorità e hanno cominciato a diffidare di quanto avevano sempre avuto sotto mano e ad aiutarsi con le labili teorie e le riviste di fuori.

    Non valse a guarirli neanche la beffa del botticino condannato a non prender mai colore, il grande infortunio del monumento a Vittorio Emanuele, abbacinante montagna di zucchero che si alza al cielo entro un panorama ch'è tutto una variatissima macerata sequenza di rossi e di grigi. Così la Roma più recente, quella dei quartieri periferici, oggi ostenta con la stessa convinzione pinnacoli svizzeri e terrazze africane, verande sconfinate e tutti i colori dell'arcobaleno.

    Ma il sole di Roma è eterno e non ha fretta. Non temete, prima che gli imbianchini perdano per sempre i segreti del mestiere, gli architetti riscopriranno anche il nostro sole, troveranno che anche l'ombra, sì, ha i suoi vantaggi e che Roma ha un suo colore funzionale e perciò eccellente. E le nostre case, rosse o gialle che siano, saranno salve".

  • 6 anni fa

    E' vero,Roma è bellissima...ogni volta che ci vado,mi sembra una città nuova...sarà anche grazie alla mia scarsa memoria e poco senso d'orientamento...

    L'unica stonatura mi sono apparsi i romani...poco cortesi...di certo,non lo saranno tutti...come dire che a Palermo sono tutti mafiosi...;)

    Ricordo la prima volta che andai a Roma,avevo 20 anni,e chiesi ad un passante che piazza fosse quella in cui mi trovavo...ero così stordita,che effettivamente potevo anche leggerlo da qualche parte...

    "E' piazza Eseedraa!" mi rispose una passante col tono di chi gli avessi chiesto dei soldi in prestito...

    Però ho un'amica romana che non cambierei per nessun'altra al mondo,e ci divertiamo a parlare io in romanesco e lei in dialetto siculo...:)

    Un caro amico,poi,facendomela girare da capo a piè in un giorno solo,mi regalò una splendida cartolina di un tramonto,che conservo ancora...con i colori che non avevo visto.

    Paradossalmente,ho amato la mia città...leggendola scritta in un libro: I fantasmi di via Ossuna 33. Una specie di giallo,splendido,ricco di metafore e profili psicologici. Purtroppo non posso lasciarti nulla,perché il libro mi era stato prestato...

  • Anonimo
    6 anni fa

    Ho amato Ferrara dal vivo e l'ho amata di nuovo in Daccapo di Franceschini

    Ho amato Milano in Due di Due di De Carlo e nel più recente Atti osceni in luogo privato di Missiroli.

    Di Milano esiste anche questo che te ne svela gli anfratti e i segreti *__*

    http://www.newtoncompton.com/libro/978-88-541-1222...

    Roma l'ho amata di mio...ma non ho ancora trovato un libro che me la racconti.

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • 6 anni fa

    eh si

  • Lilly
    Lv 5
    6 anni fa

    Mai stata a Roma..

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.