'A te darò le chiavi del regno dei cieli' ?

'tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.' Come lo spiegano gli evangelici? Perché -tu sei Pietro- dite che non va, ma la chiesa, pur essendo corpo di Cristo, è itinerante qui sulla terra: chi deve guidarla? Chi deve pascere gli agnelli? Il papato è un servizio che include una responsabilità grandissima.

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    Sono un protestante, ma abbiamo le stesse vedute spirituali insieme agli evangelici, condividiamo la nostra esperienza di fede di Cristo Gesù, quindi siamo concordi con la parola di Dio.

    Ti consiglio di avere una bibbia in mano, e consultare con i passi biblici ciò che ho scritto qui, in seguito, per capire il significato!

    Gesù, rivolgendosi a Pietro, gli disse: «Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e qualsivoglia [cosa] avrai legato sulla terra sarà legato nei cieli, e qualsivoglia [cosa] avrai sciolto in terra sarà sciolto nei cieli» (Matt. 16,19). Cosa voleva dire Cristo con queste parole?

    Si noti innanzitutto che «Simone, figlio di Giona» confessò pubblicamente questo riguardo a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»; ossia: «Tu sei il Messia-Re promesso» (v. 16). Ciò era un punto importante e una pietra miliare rispetto al relativismo e alla confusione vigenti fra i Giudei del tempo sulla persona di Gesù (v. 14). Gesù rese chiaro che tale testimonianza non derivava dal raziocinio umano di Pietro (cofr. vv. 22!), ma dalla rivelazione del «Padre mio che è nei cieli» (v. 17). Tale confessione rappresentava la pietra miliare perché Gesù potesse fondare la sua «assemblea messianica» (v. 18). Il regno di Dio poteva costruirsi solo con persone che erano disposti a puntare tutto e perfino a morire per il fatto che Egli era il Messia-Re che doveva venire (vv. 24).

    Bisogna anche sapere che Gesù disse cose simili anche agli altri suoi discepoli: «Io vi dico in verità: Se voi legherete qualsivoglia sulla terra, sarà legato nel cielo; e se voi scioglierete qualsivoglia sulla terra, sarà sciolto nel cielo» (Matt. 18,18). Il contesto qui era quello della disciplina nell’assemblea messianica (vv. 15) e dell’accordo solenne in preghiera dei discepoli dinanzi al Signore (vv. 19).

    Inoltre bisogna tener presente che l’apostolo Matteo scrisse per i Giudei e presentò Gesù come loro re. Il Re era arrivato e il regno storico poteva cominciare, se ce ne fossero state le condizioni. Per questo Gesù e i suoi discepoli annunziarono «l’Evangelo del regno» (Matt. 4,23; 9,35; 24,14), invitando i Giudei al ravvedimento e a riconoscere Gesù come loro Re. Poiché i capi religiosi e politici dei Giudei rifiutarono Gesù come loro Messia e Re, ma anzi lo portarono alla morte, Gesù annunziò loro che il regno sarebbe stato loro tolto fino a condizioni migliori (Matt. 21,43). In vista del suo secondo ritorno e del regno messianico, Gesù annunciò: «E questo evangelo del regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine» (Matt. 24,14) e diede ai suoi discepoli al riguardo un grande mandato missionario universale (Matt. 28,18).

    Perciò, il «regno dei cieli» avrebbe avuto una dimensione spirituale, prima del suo avvento storico. Infatti a Pentecoste Pietro denunziò le responsabilità dei Giudei riguardo a Gesù (Atti 2,22) e terminò dicendo: «Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Dio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso» (v. 36). Quel giorno 3.000 persone furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli altri apostoli che cosa dovessero fare (v. 37). Fu risposto loro: «Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo» (v. 38). Qui si realizzarono per la prima volta le parole dette da Gesù a Pietro e agli apostoli.

    Oggigiorno, il «regno dei cieli» riferisce alla presente situazione del regno, in cui molte persone veramente credono in Cristo e diventano veri «figli del regno» (Matt. 13,38).

    Quell’Evangelo che Cristo insegnò e predicò e che gli apostoli proclamarono ai loro tempi, oggigiorno viene proclamato da un gran numero di predicatori della Parola. Ai tempi degli apostoli come in quelli odierni per chi ode e accetta l’Evangelo del Signore vale sempre questo principio: «Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarà salvato» (Romani 10,9).

    Come Pietro fece allora uso delle «chiavi del regno dei cieli», predicando a Pentecoste e in seguito l’Evangelo, così fecero gli altri apostoli e gli altri credenti (p.es. Filippo; Atti 8,5.12), Paolo (Atti 9,27; 18,5) e Barnaba insieme alle loro squadre missionarie, Apollo (Atti 18,28), Timoteo (2° Corinzi 1,19), Tito e tanti altri. Così avviene anche oggi.

    Le «chiavi» permettono di aprire e chiudere qualcosa. Gesù stesso si presentò nell’Apocalisse così: «Tengo le chiavi della morte e dell’Ades» (Ap 1,18). E affermò altresì di essere «Colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, colui che chiude e nessuno apre» (Apocalisse 3,7). È Gesù che tiene a tutti gli effetti l’assoluto potere legislativo ed esecutivo del regno politico d’Israele, essendo Lui il «figlio di Davide».

    I seguaci di Gesù, annunziando l’Evangelo agli altri, fanno uso delle «chiavi», aprendo così la salvezza alle persone che accettano Cristo; allo stesso tempo, tale annuncio preclude la salvezza a coloro che rifiutano Cristo. Si tratta quindi di una simbologia. Paolo espresse la stessa cosa in modo diverso: «Noi siamo dinanzi a Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; 16a questi, un odore di morte, a morte; a quelli, un odore di vita, a vita» (2° Corinzi 2,15).

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    Perciò e chiaro il contesto spirituale, con le chiavi s'intende il proclamare il regno di Gesù Cristo per la salvezza di ogni credente, non che Pietro è il tutore delle chiavi del paradiso, perchè è Gesù Cristo colui che ha creato il suo regno, ed egli è Dio!!!

    Il papato non è in linea colla parola di Dio, perciò noi lo riteniamo fuori dottrina Cristiana, con le sue regole fatte di presunte spiegazioni umane, eretiche e scismatiche.

    Saluti.

  • Anonimo
    5 anni fa

    @ Sveva, se non hai voluto capire le spiegazioni, come ha detto qualcuno, tientele per te, alla fine ci sarà il giudizio, poi si vedrà la verità nel regno.

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  • 5 anni fa

    tientele....

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  • 5 anni fa

    se chiavi vedi il paradiso?

    Sempre detto

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  • 5 anni fa

    Spiegazione che tira da tutte le parti e che non posso condividere, visto , per dire, la remissione dei peccati. Poi so per certo, che ciò che è legato in terra è legato anche in cielo. Inoltre Cristo non si è mai sognato di regni 'storici'. A Pilato dice: 'Il mio regno non è di questo mondo'. E non mi torna la spiegazione puramente spirituale data ai vv 15-20 del cap.18. In quanto agli scismi e agli eretici... mettiamoci una pietra sopra. Anche Lutero ha avuto i suoi interessi e santo non era.

    - Guarda che il testo dice 'A te darò' e fino a prova contraria stava parlando con Pietro. Che senso ha che si riferisse a sè stesso? Poi voi non credete nella chiesa itinerante: che senso hanno avuto i martiri, perché Gesù avrebbe mandato e invitato i missionari? E' chiaro che quelli che rimasero in Gerusalemme, dopo la resurrezione, dovevano organizzare la chiesa anche come struttura. Poi di mezzo c'è la confessione, tutto per aria, fate tutto da soli. Io di ciò che dice la chiesa sono certissima.

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  • 5 anni fa

    a me a dato le chiavi da macchina

    Fonte/i: PS ragazzo di pisa
  • Mirko
    Lv 6
    5 anni fa

    Piogge acide in arrivo. La chiesa corra ai ripari altrimenti la lana delle pecore non rende come dovrebbe.

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  • Hate
    Lv 7
    5 anni fa

    bene

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