Anonimo
Anonimo ha chiesto in Politica e governoPolitica e governo - Altro · 5 anni fa

E' vero che il fascismo voleva eliminare i dialetti?

6 risposte

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  • RdFkz7
    Lv 7
    5 anni fa
    Risposta preferita

    Il fascismo, appena giunto al potere, indicò tra gli obiettivi prioritari quello di riorganizzare le istituzioni che dovevano formare le nuove generazioni e la classe dirigente in linea con le direttive del partito; in questo modo intendeva influire su tutti gli aspetti della vita del cittadino e favorire al tempo stesso il consenso. Per prima cosa fu varata la riforma della scuola (1923) ad opera del filosofo e allora Ministro dell’Educazione Nazionale Giovanni Gentile. Si trattava di una riforma che privilegiava le discipline umanistiche a scapito di quelle scientifiche. Due anni dopo fu inaugurato l’Istituto nazionale fascista di cultura, che avrebbe dovuto costituire il raccordo tra l’alta cultura e le istituzioni intermedie, cioè le scuole, i giornali, le case editrici.

    Era naturale, quindi, che il regime si impegnasse ad attuare anche una precisa politica linguistica. La lingua costituiva, infatti, il supporto del nazionalismo e dell’esaltazione dell’italianità che ne era la base ideologica. Così si spiega l’appoggio dato alla ricerca scientifica che ricevette impulso anche dall’istituzione, alla fine degli anni Trenta, della prima cattedra di storia della lingua italiana affidata a Bruno Migliorini.

    Per perseguire questo obiettivo Mussolini cercò in primo luogo di difendere l’italiano contro i dialetti; fu così ben presto abbandonato il progetto di Gentile che, partendo come l’Ascoli dalla constatazione dell’ignoranza della lingua da parte delle masse popolari, aveva proposto in un primo tempo di usare i dialetti nella scuola elementare.

    L’opposizione ai dialetti non era una novità – basti pensare al progetto postunitario di diffondere ‘dall’alto’ il fiorentino del Manzoni – e poteva apparire una scelta in nome della modernità. A questo pensava Giovan Battista Agnolotti, quando nel 1942, su «Primato», la rivista fondata da Bottai, allora Ministro dell’Educazione Nazionale, difendeva una lingua comprensibile in ogni regione, libera da arcaismi e da dialettismi, aperta ai forestierismi. Viceversa, il dialetto andava spesso di pari passo con atteggiamenti provinciali, di chiusura nei confronti di ogni termine straniero.

    L’esaltazione dell’italianità ebbe come effetto, oltre alla lotta contro i dialetti, la repressione delle giuste rivendicazioni dei cittadini di lingua francese in Val d’Aosta, di lingua tedesca nell’Alto Adige, di lingua slovena a Trieste e in Istria. Si favorirono addirittura massicce emigrazioni di impiegati dello Stato che parlavano italiano in queste regioni e le minoranze furono spesso costrette a italianizzare il proprio nome per evitare le varie forme di discriminazione a cui venivano sottoposte.

    Non bisogna dimenticare però che il fascismo non faceva altro che accentuare un atteggiamento del governo già in atto nel secondo Ottocento. Gli studi di dialettologia promossi dalla scuola dell’Ascoli avevano portato in realtà a delimitare in modo preciso le aree alloglotte. E le minoranze, abituate da sempre a usare la loro lingua madre, avevano visto peggiorare la propria situazione con nuove restrizioni, intese a contrastare eventuali tentazioni di separatismo, pericolose per l’unità nazionale appena realizzata.

    Ma l’aspetto più eclatante della politica linguistica del fascismo fu la guerra contro i forestierismi, che arrivò a vietare le insegne pubbliche contenenti parole straniere e a imporre, senza molto successo, l’uso dell’allocutivo voi al posto del lei di antica origine spagnola. Negli anni Trenta questo atteggiamento si accentuò come forma di autarchia contro le sanzioni imposte all’Italia dalle grandi potenze per la conquista dell’Etiopia (1936). Una conquista che doveva essere il segno, per quanto riguardava la lingua, del destino ormai imperiale della nazione. Gli aspetti più grotteschi vengono raggiunti dai divulgatori come Paolo Monelli, che già nel 1933 era sceso in campo con un libro in cui anche nel titolo, Barbaro dominio, faceva riferimento al pericolo dell’influenza degli altri popoli, considerati barbari, sull’Italia, erede di Roma e unica depositaria della cultura. Per fortuna i linguisti più qualificati agirono in genere con equilibrio. È il caso di Bruno Migliorini, il più grande conoscitore della lingua del Novecento. Migliorini cercò di regolare l’afflusso delle parole nuove studiando scientificamente la possibilità di procedere alla sostituzione dei termini stranieri soltanto quand’era possibile. Questa azione moderatrice divenne ancora più efficace grazie alla rivista «Lingua nostra» da lui fondata nel 1939. Se, dunque, al posto di chauffeur il linguista propose di usare autista, si oppose però a non legato per in brochure, come pure giudicò troppo generico stampo al posto di cliché, che è uno stampo speciale, cioè la matrice zincografica per illustrazioni.

    In questo periodo fu creata con successo una terminologia italiana per il gioco del calcio – calcio, calcio di rigore, rete, fuorigioco, terzino etc. – che prima era tutta inglese. Ma il vocabolario dell’Accademia d’Italia, che aveva ricevuto l’incarico di escludere i forestierismi, arrivato solo alla lettera C alla caduta del fascismo, di fatto ne incluse molti.

  • Giuly
    Lv 7
    5 anni fa

    Sì, è vero. E' tipico dell'italiano medio dire che i dialetti dovrebbero sparire, che un paese unito dovrebbe avere una sola ed unica lingua, considerare rozzo ed ignorante chi ha la fortuna di sapere parlare sia l'italiano che il proprio dialetto e sentirsi offeso perché in Valle d'Aosta ed in Sud Tirolo si parlano francese, francoprovenzale e tedesco.

    In Svizzera ci sono ben 4 lingue ufficiali e guarda come funziona bene questo paese, mentre nell'intollerante Italia...

  • Anonimo
    5 anni fa

    E non era un bene?

  • Rj
    Lv 4
    5 anni fa

    Lunga vita alle lingue regionali!

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  • Non lo so ma se era così aveva ragione su questo punto, le lingue dividono, la lingua unica unisce.

  • Anonimo
    5 anni fa

    il fascismo voleva farci diventare come il peggio della popolazione del nord europa, ha distrutto l'italia anche prima della guerra

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