Riassunto del racconto fantastico di Garcia Marquez "Il fantasma Ludovico" Urgente vi pregoo?!!?

2 risposte

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  • 5 anni fa
    Risposta preferita

    Arrivammo ad Arezzo un pò prima di mezzogiorno, e impiegammo più di due ore cercando il castello che lo scrittore venezuelano Miguel Otero Silva aveva comprato in quell'angolo della campagna toscana. Era una domenica all'inizio di Agosto, e non era facile trovare una persona che sapesse qualcosa nelle vie accalcate dei turisti. Dopo molti tentativi inutili tornammo in automobile, abbandonammo la città lungo un sentiero di cipressi senza indicazioni stradali, e una vecchia pastora di oche ci indicò con precisione dove si trovava il castello. Prima di salutarci domandò se pensavamo di pernottare lì, e le rispondemmo, come già avevamo previsto che vi avremmo solo pranzato. Ella fece un sospiro di sollievo, perché in quel posto c'è da spaventarsi. Mia moglie ed io, che non crediamo nei fantasmi a mezzogiorno, ci burlammo della sua credulità ma i nostri due figli, di nove e sette anni, furono felici all'idea di conoscere un fantasma in carne e ossa. Miguel Otero Si8lva, che oltre ad essere un buon scrittore era anche un mangiatore raffinato, ci aspettava con un pranzo impossibile da dimenticare. Chiacchierando, Miguel Otero Silva ci parlò di un certo Ludovico. Così, senza cognome: Ludovico, il grande signore delle arti e della guerra, che aveva costruito quel castello della sua sventura, e di cui Miguel ci parlò durante tutto il pranzo. Ci parlò del suo potere immenso, del suo amore contrastato e della sua morte terribile. Ci racconto come in un momento di follia del cuore avesse pugnalato la sua dama nel letto e poi si fosse sguinzagliato contro i suoi feroci cani da guerra che a morsi l'avevano fatto a pezzi. Ci assicurò, in tutta serietà , che a partire da mezzanotte lo spettro di Ludovico si aggirava per la casa nelle tenebre cercando di raggiungere la quiete. Le ottantadue stanze, che attraversammo senza paure dopo la siesta, avevano subito ogni sorta di modificazioni da parte dei successivi proprietari. Ma all'ultimo piano c'era ancora una stanza intatta dove il tempo si era dimenticato di trascorrere. Era la camera da letto di Ludovico. Fu un istante magico. Le giornate dell'estate sono lunghe in Toscana e l'orizzonte rimane immobile fino alle nove di sera. Sicché ci fermammo a cenare. Mentre così facevamo, i bambini andarono ad esplorare le tenebre dei piani superiori, armati di torcia. Fu a loro che venne la brutta idea di restar lì a dormire. Mentre cercavo di prendere sonno contai i dodici rintocchi dell¿orologio a pendolo del salone, e mi ricordai dell'avviso impaurito della pastora di oche. Che stupidaggine, pensai, che la gente continui a credere ai fantasmi in quest'epoca. Solo allora mi fece rabbrividire l'odore di fragole fresche, e vidi il caminetto con le ceneri fredde e l'ultimo ciocco tramutato in pietra, e il ritratto del cavaliere triste che ci guardava da tre secoli addietro nella cornice d'oro. Perché non ci trovavamo nella stanza dove ci eravamo addormentati la notte prima, ma nella camera di Ludovico, sotto il baldacchino e le tende polverose e le lenzuola fradice di sangue ancora caldo del suo letto di maledizione.

  • 4 anni fa

    contina con fantasia

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