mi aiutate a trovare il riassunto del libro di Alan Levy: IL cacciatore di nazzisti ( la storia di Simon Wiesenthal)?

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  • Anonimo
    5 anni fa
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    Simon Wiesenthal (1908-2005), ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio del Terzo Reich, ha dedicato la propria vita alla caccia dei criminali nazisti sfuggiti al tribunale di Norimberga. Grazie a un infaticabile lavoro di indagine, e alla fitta rete di relazioni intrecciate con istituzioni e governi di tutto il mondo, ha identificato e consegnato alla giustizia 1100 responsabili dell'Olocausto, tra cui Adolf Eichmann. Alan Levy, che ha avuto lunghi e amichevoli colloqui con Wiesenthal, ne ricostruisce ora la storia pubblica e privata, quella nota di "persecutore dei carnefici" e di memoria storica dell'Olocausto, e quella, più intima e segreta, dell'uomo, senza tacere dei suoi errori e delle sue delusioni.

    Il cacciatore di nazisti offre toccanti e inedite testimonianze su eventi cruciali del XX secolo e getta nuova luce sulle motivazioni personali, anche quelle più controverse, della coraggiosa impresa di Wiesenthal, figura imponente - e per molti fin troppo ingombrante - di uno dei più tragici capitoli rimasti incompiuti della Seconda guerra mondiale.

    Non dimenticate i nostri assassini": fu questa la preghiera di 11 milioni di vittime dell'Olocausto che spinse Simon Wiesenthal, ebreo sopravvissuto ai campi di sterminio del Terzo Reich, a dedicare la propria vita alla caccia dei criminali nazisti sfuggiti al tribunale di Norimberga. Grazie a un infaticabile lavoro di indagine, e alla fitta rete di relazioni da lui intrecciate con istituzioni e governi di tutto il mondo, identificò e consegnò alla giustizia 1100 responsabili dell'attuazione del diabolico progetto hitlenano di "Soluzione finale". Se, fra le prede di Wiesenthal, il posto d'onore spetta senz'altro a Adolf Eichmann, catturato in Argentina dove viveva dal 1950 sotto falso nome, e poi processato e giustiziato a Gerusalemme, altrettanto rilevante è il lungo elenco di personaggi meno famosi, ma i cui nomi erano ben noti ai sopravvissuti. Come quello di Hermann Stangì, comandante dei lager di Sobibòr e Treblinka, che quando morì, sei mesi dopo la condanna all'ergastolo, aveva scontato solo 18 secondi di prigione per ognuno dei suoi 900.000 omicidi. O del suo vice Gustav Wagner, insignito personalmente da Heinrich Himmler della Croce di ferro per l'"abilità nello sterminio", suicidatosi in Brasile mentre, a conclusione di un'estenuante battaglia burocratica, stava per essere estradato in Germania.

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