Edoardo ha chiesto in Arte e culturaStoria · 5 anni fa

se l'impero romano non fosse caduto come sarebbe il mondo di oggi?

ipotizziamo che il cristianesimo fosse rimasta religione ufficiale e che Roma riuscì a contrastare le migrazioni barbariche e che quindi, queste non andassero ad "inquinare" l'esercito romano o le varie istituzioni e dopo Romolo Augustolo ci fossero stati altri imperatori romani che riuscirono a rinsaldare l'impero.

Secondo voi cosa sarebbe successo? Sarebbero andati avanti con le conquiste? oggi vivremo in un mondo di pace sotto un'unica bandiera e con un unica lingua comune?

Insomma lasciate vagare l'immaginazione e ditemi secondo voi come vivremo oggi se Roma continuasse a governare il mondo

Aggiornamento:

Insomma immaginate che la crisi che devastò l'impero occidentale del IV-V secolo fu superata a lentamente Roma riprese il controllo.

Forse un impero unito avrebbe vinto la guerra contro gli arabi, sarebbe progredito ulteriormente, avrebbe conquistato la germania e unito una volta per tutte l'Europa con l'Oriente. Non lo so voi che dite?

3 risposte

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  • ?
    Lv 7
    5 anni fa
    Risposta preferita

    Interessante ucronia! Proviamo... L'Impero romano d'Occidente riesce ad assorbire senza frantumarsi i popoli germanici che si stabiliscono sul suo territorio, grazie a straordinarie vittorie militari che permettono di dettare le condizioni di pace e di stanziamento su suolo imperiale. Rafforzato dai contingenti barbarici, l'esercito romano e cristiano intraprende una serie di guerre di conquista contro i Barbari del Nord, con il pretesto di diffondere il Cristianesimo oltre il Reno e il Danubio e di vendicare la morte di alcuni missionari trucidati dai pagani. Queste "guerre sante" portano entro il VI secolo alla conquista della Germania fino all'Elba, della Scozia e dell'Irlanda, della conca dei Carpazi (viene riannessa la Dacia, perduta sotto Aureliano). In Oriente, vengono stipulati trattati di alleanza con l'Armenia cristiana contro l'Impero persiano di fede mazdeista. Cogliendo l'occasione di una crisi dinastica nell'Impero sassanide e affermando di dover liberare i cristiani perseguitati dai Persiani, l'Impero romano intraprende una vasta campagna di conquista che porta alla presa di Seleucia-Ctesifonte e alla costituzione delle nuove province di Mesopotamia, Assyria, Persia e Media. I confini dell'Impero romano si estendono dall'Oceano Atlantico all'Indo e dal Sahara al Caucaso. Vengono stabiliti contatti con il regno di Axum (Etiopia). I popoli germanici residenti nel territorio imperiale introducono l'aratro pesante, le staffe, la rotazione delle colture, i ferri di cavallo, e un nuovo collare per aggiogare i cavalli per l'aratura; la convivenza inizialmente è difficile, perché i nuovi venuti sono pagani o di fede ariana, mentre la maggioranza della popolazione dell'Impero è cattolica. Numerose rivolte vengono sedate dall'esercito romano, mentre nella Sassonia non ancora pacificata un monaco di nome Martinus predica omelie infuocate contro il lusso della Chiesa di Roma venduta all'Imperatore. In generale però i Germani all'interno della Romània si rivelano fedeli all'Impero e collaborano nel respingere le invasioni degli Slavi, dei Bulgari, degli Ungari e degli Arabi nelle province danubiane e orientali. Approfittando delle divisioni interne ai Cristiani d'Oriente (monofisiti, nestoriani, melchiti), gli Arabi musulmani riescono a conquistare la Mesopotamia e la Persia, che si staccano dall'Impero, ma vengono sconfitti in Siria nella battaglia del fiume Yarmuk grazie ai contingenti goti, sassoni, longobardi e vandali. L'Impero romano tuttavia deve contrastare le incursioni dei pirati sassoni e vichinghi contro le coste irlandesi, britanniche, galliche e germaniche, mentre da Oriente si affaccia la minaccia dei nomadi delle steppe, Avari e Ungari... Tuttavia le legioni riescono a respingere questi assalti ricorrendo a nuove armi e macchine da guerra e alla difesa in profondità (creazione di castelli). Si instaurano rapporti commerciali coi Vichinghi, i quali accettano di sospendere le razzie e di convertirsi al Cristianesimo in cambio di sussidi annuali: l'Impero avvia un'epoca di viaggi di esplorazioni verso il Nord Atlantico e l'Oceano Indiano. Legionari romani e coloni di origine germanica sbarcano in Islanda, Groenlandia e in Nord America, nella regione di Terranova e Nova Scotia, mentre a Oriente navi romane con equipaggi greci toccano il Madagascar, lo Sri Lanka, la penisola di Malacca, Giava e l'Indonesia, aprendo nuove vie commerciali... Proseguono le guerre contro i musulmani lungo il limes arabicus e armeniacus. L'espansione romana verso il Nuovo Mondo e la Cina tuttavia è frenata da ricorrenti crisi demografiche e guerre civili. La fine delle guerre di conquista determina l'interruzione del commercio degli schiavi, condannato dalla Chiesa cattolica, e un crollo dell'economia, solo in parte compensato dall'introduzione dei mulini a vento e ad acqua. L'invasione mongola alla metà del XIII secolo assesta un colpo mortale a un Impero già indebolito dalle lotte religiose fra ortodossi ed eretici, dalle continue guerre contro musulmani, Slavi, nomadi delle steppe e berberi, dalle epidemie e dall'inflazione.

  • Anonimo
    5 anni fa

    Demmerda

  • Matteo
    Lv 7
    5 anni fa

    meglio

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