C'è una poesia che parla di te?

Alfonsina Storni, Apparenza

Vivo tra quattro mura matematiche

allineate a metro. Mi circondano apatiche

animucce che non un grammo sanno

di questa febbre azzurra che nutre la mia chimera.

Uso una pelle finta e la tratteggio in grigio.

Corvo che sotto l’ala nasconde un fiordaliso.

Sorridere mi fa il mio fiero e torvo aspetto,

che a me per prima sembra pura farsa e dispetto.

9 risposte

Classificazione
  • Elliot
    Lv 6
    3 anni fa
    Migliore risposta

    il marciapiede cedeva consumato sotto le ruote del bus

    l'attesa era indimenticabile

    io ero l'unico a salire per ultimo tra gli spintoni di tutti

    mi toccava sedermi davanti

    Unico ospite? la mia isteria

    guardandomi intorno non vedevo un punto di ritorno

    ogni minuto notavo l'orologio al mio polso

    facevo finta di aprire la mia cartella per rendermi apparentemente occupato

    anche se dentro di me esplodeva l'indifferenza

    cadevo nel mio silenzio per non uscirne più

    Tenevo le dita incrociate tra le mani

    senza avere niente

    facevo finta di non notare gli altri

    e continuavo a pensare

    Quella sofferenza mi rendeva vivo

    se non l'avessi scoperta

    ora non sarei niente

    Ero alla ricerca della felicita' fuori dal finestrino

    con un dito disegnavo cerchi sul vetro sporco

    Avrei voluto alzarmi e gridare: "Mettetemi in evidenza e rimproveratemi per il vuoto che provo"

    dava fastidio a chiunque il fatto che c'era qualcuno che dentro quel bus arrecasse disturbo

    o forse dava fastidio a me il fatto che nessuno notava quel mio malessere interiore

    Le sedie di quel bus erano disposte in modo gerarchico

    serviva incoerenza, insensibilità, superficialità e dinamismo senza restrizioni mentali per sedersi infondo.

    La massa di studenti seduta più dietro, come uccelli rapaci, demoliva la mia falsa quiete...

    io ero il loro spaventapasseri.

    Un disgraziato bimbo che singhiozza e perde muco o pagine di libri,

    nessuno notava le mie scarpe slacciate o il tremore delle mie gambe da seduto.

    A volte una ragazza si alzava e mi diceva quanto male rappresentavo

    perchè umile e perdente non mi sarei mai apprestato al suo gioco

    non l'avrei mai fatta sentire latrina

    non aveva assolutamente senso opporsi.

    La poesia è mia, spero che ti sia piaciuta e ti chiedo scusa se la punteggiatura è saltata ma ho il pc impostato su giapponese.

    • ...Mostra tutti i contatti
    • Perché la tua poesia, a differenza di Prévert o di Neruda, mi ha catapultato in quel bus e mi ha fatto sentire come quel ragazzo. E perché come ti ho detto quella situazione, quella sensazione di poter impazzire da un momento all'altro, quel disagio mi sono familiari.

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    Da bambino

    mi son proprio divertito

    tanto ridere

    tanto ridere per niente

    e talvolta una tristezza

    opprimente

    qualche volta tutti e due,contemporaneamente

    Allora mi credevo disperato

    Invece mi mancava la speranza

    non avevo nient'altro che la vita

    ero intatto

    ero contento

    ed ero triste

    ma non fingevo mai

    Conoscevo il gesto per restare vivo

    Scuotere il capo

    per dir no

    scuotere il capo

    per non farci entrare le idee delle persone

    Scuotere il capo per dir no

    e sorridere per dir sì

    sì alle cose e agli esseri

    agli esseri e alle cose da guardare e carezzare

    da amare

    da prendere o lasciare

    Ero com'ero

    senza un pensiero mio

    E quando mi occorrevano le idee

    per compagnia

    io le chiamavo

    Ed esse venivano

    e dicevo sì a quelle ch'eran gradite

    le altre le buttavo

    Adesso son cresciuto

    e le idee anche

    ma son sempre delle grandi idee

    delle belle idee

    delle ideali idee

    Ed io rido sempre loro in faccia

    Ma esse mi aspettano

    per vendicarsi

    e divorarmi

    un giorno quand'io sarò stanchissimo

    Ma all'angolo di un bosco

    le aspetto anch'io

    e taglierò loro la gola

    e spezzerò loro l'appetito.

    Fonte/i: Jacques Prévert
    • Dai, almeno non hai postato "Les enfants qui s'aiment". Grazie ahah

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    è finita...

    è giusto cosi...

    non servono parole...

    cosa resta......

    non so...

    cerco nel vuoto...

    dell'anima...

    tracce......

    profumi...

    sensazioni....

    solo il deserto è rimasto..

    il silenzio..

    il buio...

    e una certezza...

    ho imparato che l'inferno esiste..

    pero non ci sono diavoli..

    ne fuochi...

    ma solo una consapevolezza..

    quella di non poter...

    amare...

    amarti...

    mai piu.

    scritta e sofferta da me

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    C'è una poesia che parla di noi, stellina.

    Ne scriverò un tratto. Il Ringraziamento a Venere del bravo Pietro di Blois (1135-1204), grande teologo della corte di Alessandro III, inquisitore, poeta autore di "lasciviores", nonché convinto assertore delle crociate. Probabilmente un mio antico Avo, dunque.

    Lei si difende con le unghie aguzze

    mi strappa i capelli,

    con violenza

    respinge l'assalto,

    si china

    stringe

    le ginocchia

    perché non si apra

    la porta del pudore.

    Ma continuo amcora la battaglia,

    pongo tutto al servizio del trionfo.

    Stringendola a me

    rinsaldo l'abbraccio,

    le sue braccia

    sono vinte,

    la copro con forza

    di baci;

    ecco aprirsi

    il palazzo di Venere.

    Ad entrambi la cosa è piaciuta,

    ammansita la mia amante

    non mi accusa,

    mi dà baci

    che sanno di miele.

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • Anonimo
    3 anni fa

    anche se hai già assegnato la miglior risposta ti vorrei rispondere

    non parla di me ma è una poesia che sento particolarmente mia perchè mi "segue" da tutta la vita

    il se di Kipling

    https://it.wikipedia.org/wiki/Se_(poesia)

    una ragazza la dedicò ai miei genitori quando scoprì che mia madre era incinta di me...e i miei me la dedicarono alla nascita

    è una cosa che rimase solo loro fin quando non fui abbastanza grande per capire e mi raccontarono questa storia

    il giorno della mia laurea me la dedicarono di nuovo...con un significato diverso ma con lo stesso amore :)

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    Ascolta il mio silenzio

    il battito nel mio petto

    perché di esso io vivo

    anche di ciò che sei stato

    Di ciò che ho lasciato

    Dimenticato

    Deriso

    Sofferto

    Di me io riempio la vita

    Perché in te ho lasciato ciò che ero

    Che non mi piaceva

    Sussurravo umile

    le parole

    L 'amore sognato vissuto e perso

    Amore mio chi sei

    quando io ti cerco

    Amore mio di chi sei

    quando ti dimentico

    Amore preso

    Amore rinnegato

    Amore

    Amore Io ti lascio

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    Onestamente: secondo te sbaglio a ritenerti la persona più pazza che abbia mai letto su Answers o no?

    Ma guarda che voglio una risposta seriamente, allora perché iniziasti ad ignorarmi?

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • ??
    Lv 7
    3 anni fa

    Lentamente muore (Ode alla vita)

    Lentamente muore

    chi diventa schiavo dell'abitudine,

    ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

    chi non cambia la marcia,

    chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

    chi non parla a chi non conosce.

    Muore lentamente

    chi fa della televisione il suo guru.

    Muore lentamente chi evita una passione,

    chi preferisce il nero su bianco

    e i puntini sulle "i"

    piuttosto che un insieme di emozioni,

    proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

    quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

    quelle che fanno battere il cuore

    davanti all'errore e ai sentimenti.

    Lentamente muore

    chi non capovolge il tavolo

    quando è infelice sul lavoro,

    chi non rischia la certezza per l'incertezza

    per inseguire un sogno,

    chi non si permette almeno una volta nella vita,

    di fuggire ai consigli sensati.

    Lentamente muore

    chi non viaggia,

    chi non legge,

    chi non ascolta musica,

    chi non trova grazia in sé stesso.

    Muore lentamente

    chi distrugge l'amor proprio,

    chi non si lascia aiutare

    chi passa i giorni a lamentarsi

    della propria sfortuna o della pioggia incessante.

    Lentamente muore

    chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

    chi non fa domande sugli argomenti che non conosce

    o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

    Evitiamo la morte a piccole dosi,

    ricordando sempre che essere vivo

    richiede uno sforzo di gran lunga maggiore

    del semplice fatto di respirare.

    :

    Soltanto l'ardente pazienza

    porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

    • Scritta da Martha Medeiros ed erroneamente attribuita a Nerdua. Grazie.

    • Accedi per rispondere alle risposte
  • 3 anni fa

    ....no, la poesia la trovo tremendamente narcisistica e noiosa per chi l'ascolta.....

    • Accedi per rispondere alle risposte
Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.