Dolly ha chiesto in Arte e culturaStoria · 4 anni fa

URGENTE , 30 PUNTI AL MIGLIORE Riassunto dettagliato dalla fine dell'impero romano alle guerre d'Italia del conflitto franco GRAZIEEE?

-popoli romani barbarici( differenze tra i due popoli...)

-la chiesa nel Medioevo ( regola francescana , concilio di Trento...)

-il feudalesimo e situazione economica nel medioevo

-incastellamento e perdita del potere centrale nel 10 secolo

-ripresa economica dopo il 1000(i comuni,, ciompi.....)

-la chiesa( simonia, nepotismo, nicolaismo, dittatus papae, privilegium otthonis concordo di wors...)

-dieta di Roncalia, matrimonio Costanza di Alta villa e....

-Federico 2

-monarchie feudali

-movimenti ereticali

-le chiese nazionali

4 risposte

Classificazione
  • 4 anni fa
    Risposta preferita

    L'Impero romano d'Occidente andò incontro a una disgregazione progressiva a partire dalla prima metà del V secolo, quando i popoli che abitavano oltre il limes renano (perlopiù tribù di stirpe germanica) invasero il territorio imperiale e vi si stanziarono permanentemente, mantenendo le proprie leggi e i propri re. I Visigoti si stabilirono in Aquitania e in Spagna, i Franchi nella Gallia settentrionale, i Burgundi lungo il bacino del Rodano e nella Savoia, Angli e Sassoni si insediarono in Britannia, i Vandali fondarono un regno nell'Africa romana e gli Ostrogoti fecero altrettanto in Italia. Mentre i Romani, cattolici, continuavano a occuparsi delle attività produttive (agricoltura, commercio, artigianato, pastorizia) e dell'amministrazione civile, i Germani, ariani o politeisti, si dedicavano alla guerra e alla difesa del territorio. Col passare del tempo i popoli germanici si convertirono al cattolicesimo e si integrarono sempre più nel tessuto sociale della popolazione indigena, pur continuando a mantenere ruoli di potere all'interno dell'aristocrazia e del clero. Dopo il tentativo di Giustiniano I (527-565) di riconquistare l'Occidente romano, che portò all'annessione dell'Africa vandalica (533-34), dell'Italia ostrogota (535-553) e di parte della Spagna visigota, l'Impero bizantino fu costretto a ritirarsi da buona parte dei territori occupati a causa della pressione militare dei popoli nomadi (Avari, Bulgari, Slavi) sul confine danubiano e delle aggressive campagne militari condotte dai Persiani Sassanidi sul confine orientale. Delle difficoltà bizantine approfittarono i Longobardi, tribù germanica di origine scandinava che dalla Pannonia mosse verso l'Italia, fondandovi un Regno (568-69). Nel VII secolo la sopravvivenza di Bisanzio fu messa a repentaglio dall'improvvisa espansione arabo-musulmana, che portò alla perdita delle ricche province di Siria, Palestina, Egitto e Nord Africa e alla costituzione di un vasto califfato islamico che si estendeva dall'Oceano Atlantico sino al fiume Indo e all'Asia centrale. In questi vasti rivolgimenti politici e migrazioni di popoli, la Chiesa rivestiva un ruolo fondamentale nella trasmissione del sapere classico (i monaci amanuensi copiarono i testi della letteratura greca e latina), nella diffusione del Vangelo e nell'economia di vaste regioni dell'Europa medievale, dissodando e arando terreni incolti, bonificando paludi, abbattendo foreste. All'Ordine Benedettino si affiancarono nel XIII secolo i cosiddetti Ordini Mendicanti, Francescani e Domenicani, nati per contrastare la diffusione di eresie gnostiche, come quella dei Catari o Albigesi, e il proliferare di movimenti pauperistici (Valdesi, Patarini). L'incertezza politica e la frammentazione territoriale successiva alla dissoluzione dell'Impero carolingio dopo la morte di Ludovico il Pio, nella prima metà del IX secolo, fecero sì che ogni signore locale costruisse fortificazioni, entro le cui mura potevano rifugiarsi lui, la sua famiglia, i suoi guerrieri, contadini e artigiani in caso di incursioni da parte di feudatari vicini o di popoli stranieri e pagani come i Vichinghi, gli Ungari, i Saraceni, gli Slavi (incastellamento). La rete commerciale divenne insicura e precaria e, nonostante persistessero rotte mercantili a lungo raggio come la Via della Seta, gli scambi avvenivano soprattutto a livello regionale. Ogni feudo cercava di essere autosufficiente e di produrre in loco tutto il necessario alla vita quotidiana (economia di sussistenza), come attrezzi da lavoro, vestiti, alimenti, vendendo il surplus della produzione alla città vicine per procacciarsi quei beni che era impossibile ottenere altrimenti. Questo fenomeno si accentuò nel corso del X secolo: i feudatari acquisirono poteri sempre maggiori, mentre il potere centrale si indeboliva a causa delle continue guerre. Dopo il Mille, si assisté a una ripresa economica favorita dall'accresciuta produzione e disponibilità di cibo e da un incremento demografico. La vita economica si concentrò specialmente nelle città dell'Italia centro-settentrionale (i Comuni), le quali si affrancarono dai legami di sudditanza coi feudatari del contado circostante e divennero entità politiche autonome. Centri come Milano, Lucca, Siena, Firenze, Genova, Venezia divennero realtà produttive e commerciali di tutto rispetto, con cui anche re, pontefici e imperatori dovevano venire a patti per procurarsi il denaro necessario. La Chiesa, invece, intorno al Mille attraversò una grave crisi di autorità, dovuta a varie cause: il lassismo dei monaci e dei prelati, l'assenteismo dei vescovi dalle loro diocesi, l'eccessiva ricchezza, la vendita di cariche religiose (simonia), la concessione di benefici a figli, nipoti e parenti da parte di Papi e vescovi (nepotismo), il fenomeno del clero uxorato o nicolaismo (preti e vescovi convivevano con donne, sposandole e avendo figli da loro). Nacquero perciò movimenti moralizzatori riformisti e furono istituiti nuovi ordini religiosi (come i Cluniacensi e i Cistercensi), che si prefissero lo scopo di ripulire la Chiesa da queste degenerazioni morali e di riportarla alla purezza evangelica originaria, combattendo le eresie (pauliciani, bogomili, catari, valdesi, patarini ecc.) che pullulavano in quel periodo. Inoltre lo scontro fra la Chiesa e l'Impero, noto sotto il nome di Lotta per le investiture e che riguardava appunto l'investitura da parte dell'imperatore dei vescovi, il diritto di nomina e il conferimento di benefici feudali, contrappose per vari decenni il Papa e l'Imperatore. Quest'ultimo pretendeva di aver voce in capitolo sull'elezione del Sommo Pontefice in base al Privilegium Othonis, un documento promulgato a Roma nel febbraio 962, mentre col Dictatus Papae (una raccolta di 27 proposizioni redatta da Gregorio VII nel 1075) il Papa fissava i limiti e le prerogative del suo ufficio, includendovi la nomina e la deposizione di vescovi e monarchi. Il Concordato di Worms, stipulato il 23 settembre 1122 fra l'imperatore Enrico V di Franconia e papa Callisto II, stabiliva invece i criteri secondo cui i vescovi dovevano essere nominati e successivamente investiti dei propri diritti laici come signori feudali. La Dieta di Roncaglia del 1158 si colloca nell'ambito delle lotte fra Sacro Romano Impero e Comuni, durante il regno di Federico I Barbarossa. In questo incontro con gli emissari pontifici e dei Comuni, l'Imperatore avocò a sé la riscossione dei diritti regali o regalia, suscitando ulteriori malumori che sfociarono in diverse guerre, che infine videro la sconfitta del Barbarossa nella battaglia di Legnano (1176) e la sua rinuncia a ingerirsi nella vita politica ed economica dei Comuni nella successiva Pace di Costanza del 1183. Questa diminutio auctoritatis però fu più che compensata dal matrimonio fra il figlio di Federico I Barbarossa, Enrico VI, e Costanza di Altavilla, erede al trono del Regno Normanno nell'Italia meridionale. In tal modo i possedimenti pontifici si trovavano serrati come in una morsa. Nel XII-XIII secolo si assisté anche alla genesi e al rafforzamento delle monarchie feudali in Spagna (Regni di Portogallo, Castiglia, Aragona, Navarra), in Francia, in Inghilterra, in Ungheria, Polonia, Boemia e nei Paesi scandinavi. Questi regni si liberano dai legami vassallatici nei confronti del Sacro Romano Impero e iniziano a condurre una politica estera e interna autonoma, accentrando sempre più il potere nelle mani del Re e della sua Corte, con la creazione di un'embrionale burocrazia di funzionari di nomina regia, l'emanazione di codici legislativi, l'imposizione di nuove tasse. In questo modo, con la formazione delle monarchie nazionali, si avviava al tramonto l'universalismo medievale, fondato sul bilanciamento fra potere spirituale (Papato) e potere temporale (Impero), mentre anche le Chiese nazionali tendevano a sottrarsi al controllo del Papa e a rivendicare una maggiore autonomia.

    GIOVANNI COPIATORE COMPULSIVO DI RISPOSTE ALTRUI, VERGOGNATI PARASSITA!

    Per fortuna sono sempre meno gli sprovveduti che ci cascano https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20...

    GIOVANNI devi essere davvero tarato, mi fai quasi compassione.

  • 4 anni fa

    Puoi assegnare solo 10 punti.

    Non cercare di f0tterci, e vai a studiare!

    FLAGELLO A TE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • ?
    Lv 7
    4 anni fa

    L'Impero romano d'Occidente andò incontro a una disgregazione progressiva a partire dalla prima metà del V secolo, quando i popoli che abitavano oltre il limes renano (perlopiù tribù di stirpe germanica) invasero il territorio imperiale e vi si stanziarono permanentemente, mantenendo le proprie leggi e i propri re. I Visigoti si stabilirono in Aquitania e in Spagna, i Franchi nella Gallia settentrionale, i Burgundi lungo il bacino del Rodano e nella Savoia, Angli e Sassoni si insediarono in Britannia, i Vandali fondarono un regno nell'Africa romana e gli Ostrogoti fecero altrettanto in Italia. Mentre i Romani, cattolici, continuavano a occuparsi delle attività produttive (agricoltura, commercio, artigianato, pastorizia) e dell'amministrazione civile, i Germani, ariani o politeisti, si dedicavano alla guerra e alla difesa del territorio. Col passare del tempo i popoli germanici si convertirono al cattolicesimo e si integrarono sempre più nel tessuto sociale della popolazione indigena, pur continuando a mantenere ruoli di potere all'interno dell'aristocrazia e del clero. Dopo il tentativo di Giustiniano I (527-565) di riconquistare l'Occidente romano, che portò all'annessione dell'Africa vandalica (533-34), dell'Italia ostrogota (535-553) e di parte della Spagna visigota, l'Impero bizantino fu costretto a ritirarsi da buona parte dei territori occupati a causa della pressione militare dei popoli nomadi (Avari, Bulgari, Slavi) sul confine danubiano e delle aggressive campagne militari condotte dai Persiani Sassanidi sul confine orientale. Delle difficoltà bizantine approfittarono i Longobardi, tribù germanica di origine scandinava che dalla Pannonia mosse verso l'Italia, fondandovi un Regno (568-69). Nel VII secolo la sopravvivenza di Bisanzio fu messa a repentaglio dall'improvvisa espansione arabo-musulmana, che portò alla perdita delle ricche province di Siria, Palestina, Egitto e Nord Africa e alla costituzione di un vasto califfato islamico che si estendeva dall'Oceano Atlantico sino al fiume Indo e all'Asia centrale. In questi vasti rivolgimenti politici e migrazioni di popoli, la Chiesa rivestiva un ruolo fondamentale nella trasmissione del sapere classico (i monaci amanuensi copiarono i testi della letteratura greca e latina), nella diffusione del Vangelo e nell'economia di vaste regioni dell'Europa medievale, dissodando e arando terreni incolti, bonificando paludi, abbattendo foreste. All'Ordine Benedettino si affiancarono nel XIII secolo i cosiddetti Ordini Mendicanti, Francescani e Domenicani, nati per contrastare la diffusione di eresie gnostiche, come quella dei Catari o Albigesi, e il proliferare di movimenti pauperistici (Valdesi, Patarini). L'incertezza politica e la frammentazione territoriale successiva alla dissoluzione dell'Impero carolingio dopo la morte di Ludovico il Pio, nella prima metà del IX secolo, fecero sì che ogni signore locale costruisse fortificazioni, entro le cui mura potevano rifugiarsi lui, la sua famiglia, i suoi guerrieri, contadini e artigiani in caso di incursioni da parte di feudatari vicini o di popoli stranieri e pagani come i Vichinghi, gli Ungari, i Saraceni, gli Slavi (incastellamento). La rete commerciale divenne insicura e precaria e, nonostante persistessero rotte mercantili a lungo raggio come la Via della Seta, gli scambi avvenivano soprattutto a livello regionale. Ogni feudo cercava di essere autosufficiente e di produrre in loco tutto il necessario alla vita quotidiana (economia di sussistenza), come attrezzi da lavoro, vestiti, alimenti, vendendo il surplus della produzione alla città vicine per procacciarsi quei beni che era impossibile ottenere altrimenti. Questo fenomeno si accentuò nel corso del X secolo: i feudatari acquisirono poteri sempre maggiori, mentre il potere centrale si indeboliva a causa delle continue guerre. Dopo il Mille, si assisté a una ripresa economica favorita dall'accresciuta produzione e disponibilità di cibo e da un incremento demografico. La vita economica si concentrò specialmente nelle città dell'Italia centro-settentrionale (i Comuni), le quali si affrancarono dai legami di sudditanza coi feudatari del contado circostante e divennero entità politiche autonome. Centri come Milano, Lucca, Siena, Firenze, Genova, Venezia divennero realtà produttive e commerciali di tutto rispetto, con cui anche re, pontefici e imperatori dovevano venire a patti per procurarsi il denaro necessario. La Chiesa, invece, intorno al Mille attraversò una grave crisi di autorità, dovuta a varie cause: il lassismo dei monaci e dei prelati, l'assenteismo dei vescovi dalle loro diocesi, l'eccessiva ricchezza, la vendita di cariche religiose (simonia), la concessione di benefici a figli, nipoti e parenti da parte di Papi e vescovi (nepotismo), il fenomeno del clero uxorato o nicolaismo (preti e vescovi convivevano con donne, sposandole e avendo figli da loro). Nacquero perciò movimenti moralizzatori riformisti e furono istituiti nuovi ordini religiosi (come i Cluniacensi e i Cistercensi), che si prefissero lo scopo di ripulire la Chiesa da queste degenerazioni morali e di riportarla alla purezza evangelica originaria, combattendo le eresie (pauliciani, bogomili, catari, valdesi, patarini ecc.) che pullulavano in quel periodo. Inoltre lo scontro fra la Chiesa e l'Impero, noto sotto il nome di Lotta per le investiture e che riguardava appunto l'investitura da parte dell'imperatore dei vescovi, il diritto di nomina e il conferimento di benefici feudali, contrappose per vari decenni il Papa e l'Imperatore. Quest'ultimo pretendeva di aver voce in capitolo sull'elezione del Sommo Pontefice in base al Privilegium Othonis, un documento promulgato a Roma nel febbraio 962, mentre col Dictatus Papae (una raccolta di 27 proposizioni redatta da Gregorio VII nel 1075) il Papa fissava i limiti e le prerogative del suo ufficio, includendovi la nomina e la deposizione di vescovi e monarchi. Il Concordato di Worms, stipulato il 23 settembre 1122 fra l'imperatore Enrico V di Franconia e papa Callisto II, stabiliva invece i criteri secondo cui i vescovi dovevano essere nominati e successivamente investiti dei propri diritti laici come signori feudali. La Dieta di Roncaglia del 1158 si colloca nell'ambito delle lotte fra Sacro Romano Impero e Comuni, durante il regno di Federico I Barbarossa. In questo incontro con gli emissari pontifici e dei Comuni, l'Imperatore avocò a sé la riscossione dei diritti regali o regalia, suscitando ulteriori malumori che sfociarono in diverse guerre, che infine videro la sconfitta del Barbarossa nella battaglia di Legnano (1176) e la sua rinuncia a ingerirsi nella vita politica ed economica dei Comuni nella successiva Pace di Costanza del 1183. Questa diminutio auctoritatis però fu più che compensata dal matrimonio fra il figlio di Federico I Barbarossa, Enrico VI, e Costanza di Altavilla, erede al trono del Regno Normanno nell'Italia meridionale. In tal modo i possedimenti pontifici si trovavano serrati come in una morsa. Nel XII-XIII secolo si assisté anche alla genesi e al rafforzamento delle monarchie feudali in Spagna (Regni di Portogallo, Castiglia, Aragona, Navarra), in Francia, in Inghilterra, in Ungheria, Polonia, Boemia e nei Paesi scandinavi. Questi regni si liberano dai legami vassallatici nei confronti del Sacro Romano Impero e iniziano a condurre una politica estera e interna autonoma, accentrando sempre più il potere nelle mani del Re e della sua Corte, con la creazione di un'embrionale burocrazia di funzionari di nomina regia, l'emanazione di codici legislativi, l'imposizione di nuove tasse. In questo modo, con la formazione delle monarchie nazionali, si avviava al tramonto l'universalismo medievale, fondato sul bilanciamento fra potere spirituale (Papato) e potere temporale (Impero), mentre anche le Chiese nazionali tendevano a sottrarsi al controllo del Papa e a rivendicare una maggiore autonomia.

    P.S. Ste Ban4 copia ogni mia risposta, tu vota me Dolly!

  • Anonimo
    4 anni fa

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