Luca ha chiesto in Arte e culturaLibri ed autori · 3 anni fa

Riassunto del libro: "L'estate del cane bambino"?

Ciao a tutti, chiedo per favore un riassunto del libro "L'estate del cane bambino", la prof ci chiederà delle cose riguardo il libro, solo che dopo tanto tempo che ci è stato dato non è riuscito a catturarmi, sono arrivato alla 60esima pagina scarsa a fatica, non è un libro che fa per me, e sarei molto grato a chi fosse in grado di riassumermelo.

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  • 3 anni fa
    Risposta preferita

    Una scrittura a due mani, quella che ci propone il romanzo di esordio “L’estate del cane bambino” (66thand2nd, 2014) dei due scrittori Mario Pistacchio e Laura Toffanello che firmano questa storia che ha il titolo di una fiaba, mentre si tratta di un vero e proprio noir, cupo e violento, ambientato nel profondo nord est del nostro paese, tra Chioggia e Sottomarina, tra gli anni Sessanta ed oggi.

    Un lungo flash back che la voce narrante, il capitano Vittorio Boscolo, capitano dei carabinieri in forza a Torino, decide di raccontare per fare i conti con un difficilissimo passato, ora che sul suo tavolo è arrivata una busta, contiene un foglio di quaderno con un disegno che viene da un altro tempo.

    E’ il 1961, il narratore ha dodici anni, come i suoi amici con cui divide le giornate dell’ozio estivo nel borgo di Brondolo, poche anime, ognuno ha un soprannome, tutti si conoscono. I ragazzi sono Michele, Menego, Stalino ( il padre è comunista), Ercole e il suo fratello minore Narciso, ragazzino petulante che i più grandi tendono ad emarginare. I ragazzi adorano il pallone, giocano nel campo che il giardino di una villa aristocratica in abbandono, il campo Doria. Collezionano figurine Panini, sanno tutto sui calciatori Angelillo, Altafini, Suarez, Mariolino Corso, Mazzola, Pelè, ascoltano “Tutto il calcio minuto per minuto”, uno imita Sandro Ciotti, ammirano Celentano, si riuniscono alla Base, una sorta di bunker dove potevano fantasticare sul loro futuro, lontani dai genitori.

    In paese c’è un bar, la Bersagliera, una chiesa, eretta dal parroco don Antonio, bigotto e frustrato, mentre poco lontano scorre rapido il Brenta, dove i pescatori del borgo tengono le loro barchette in questa apparente calma piatta avviene qualcosa di drammatico: mentre i ragazzi giocano a pallone il piccolo Narciso rimane indietro, mugugnando per non essere mai coinvolto nel gioco si allontana dal gruppo e scompare. Non verrà più ritrovato, malgrado le ricerche spasmodiche fatte dai volontari subito e poi dai carabinieri. Cosa è successo al bambino? I ragazzi vengono incolpati, forse non dicono tutta la verità, chi stanno coprendo? In realtà mentre Narciso si è volatilizzato, compare al suo posto un cagnolino nero, Houdini, dal nome del celebre mago: anche il bambino amava i giochi di prestigio e Ercole si convince che suo fratello si è trasformato nel cane, che mostra verso di lui un attaccamento quasi morboso. Anche i compagni se ne convincono.

    Come è possibile credere una simile stravaganza? Eppure in quella terra desolata, in mezzo a nebbie e paludi, in anni poco lontani dalla fine della guerra, dove ha combattuto da partigiano il nonno del protagonista, il vecchio Cestilio, l’unica figura positiva di adulto dell’intera storia, non c’è posto per la giustizia, la rettitudine, l’onestà, l’amore. Tutti gli adulti sono in qualche forma colpevoli, o almeno complici di una vicenda che presto si trasforma in tragedia torbida e oscura. I morti, la superstizione, gli spiriti del male, il demonio, diventano i veri protagonisti della narrazione.

    La parte più violenta del romanzo è quella nella quale il dodicenne Ercole viene separato dalla madre Ortensia e con la connivenza del prete viene trascinato dal padre, chiamato Tessarin, a Venezia, all’isola di San Servolo, nell’ospedale dei matti. Uno straccio in bocca perché non gridi, passa davanti ai suoi compagni affranti e impotenti: una scena impressionante, narrata con grande pathos dagli autori, che sanno mettersi nei panni dei ragazzini e della loro ferita sensibilità.

    “Non si invecchia mai un po’ alla volta. C’è un momento preciso, nella vita, in cui ti accorgi che è successo. E’ una certezza, e non contano gli anni che hai. Capita quando smetti da andare avanti e ti scopri a guardarti alle spalle. Scruti il tempo che se ne è andato. Lì dietro sono rimasti i tuoi unici amici, i ricordi, l’illusione che niente possa mai finire davvero”

    Vittorio ormai quasi vecchio accetta di ricordare. Un dolore sordo, una ineluttabile fine dell’infanzia di fronte all’orrore che sono costretti a fronteggiare, sono il registro intorno a cui vengono costruiti i dialoghi fra gli amici, fra Vittorio e suo nonno, fra i ragazzi e i loro sfuggenti genitori. La levatrice Albina viene allontanata perché accusata di stregoneria, il cane Houdini viene ucciso in modo violentemente spettacolare nell’indifferenza dell’intera comunità: sembra che invece dell’Italia degli anni del boom in quella parte del paese si sia rimasti in uno spaventoso medioevo, fatto di ignoranza, di superstizione, di paure ancestrali.

    Il contrasto fra una società che produce figurine Mira Lanza, il fumetto Tex, un ricco campionato di calcio, Rin Tin Tin in tv, divertimenti a portata di tutti nella vicina Sottomarina, e la permanenza di una struttura come il manicomio di San Servolo, dove si pratica l’orrore istituzionalizzato, mostrano che non esiste nel nostro paese solo la questione meridionale, ma che un’intera società italiana si è evoluta culturalmente in tempi solo molto recenti: la maestra ebrea costretta al trasferimento, la condanna morale e la riprovazione sociale per la donna che lavora trascurando la famiglia e sarà punita, la levatrice che viene scacciata perché procura aborti, il prete ubriacone che esercita un potere assoluto sulla psiche dei fedeli, sono altrettante metafore che gli autori hanno saputo mettere insieme alla storia di una formazione, di una crescita, dell’uscita dal male assoluto da scontare per anni, ma per ottenere, alla fine, una sorta di risarcimento. Il valore dell’amicizia, sopra ogni altro.

    Un’opera prima “L’estate del cane bambino” che si segnala per l’asciuttezza del linguaggio anche se i temi affrontati sono altamente drammatici, per l’efficacia dei dialoghi, per la costruzione esemplare di alcuni personaggi: il racconto delle torture operate dai nazisti sui partigiani, solo pochi anni prima, fatta dal nonno all’incredulo Vittorio, ci riporta ad una temperie culturale neorealista nella quale si visse una violenza troppo difficile da dimenticare.

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