paolo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 2 anni fa

raga aiuto pls?

mi sapete spiegare la metafora che è presente nel nome del testo di italo calvino : Leonia

10 pt alla miglior risposta graziee

1 risposta

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  • 2 anni fa
    Migliore risposta

    CIAOOO

    Io ho trovato questo: (non so se è quello che cerchi)

    Leonia, come le altre città “invisibili” di Calvino è una città-simbolo di qualcos'altro: l'esperienza odierna potrebbe certo farcela identificare con Napoli, ma non era al capoluogo partenopeo cui lo straordinario scrittore poteva pensare quando negli anni '70 uscì quest'opera, una delle ultime, una delle più profetiche e ricche di spunti di riflessione.

    Leonia è simbolo del capitalismo, immagine estrema dello spreco, sublimazione dell'usa – e – getta, fabbrica e cattedrale dell'obsolescenza programmata degli oggetti di consumo. Rappresenta il sistema di consumo del Nord del mondo, i cui lunghi tentacoli lambiscono ormai da tempo i Paesi emergenti, nutrendosi delle falle e della miseria di quelli in via di sviluppo.

    Ogni cosa, quasi istantaneamente, appena incignata, si trasforma in rifiuto, rispondendo a una sorta di horror veteris che pervade tutti e ciascuno, che come lava vomitata da un vulcano fuoriesce e si accumula. Ma non al pari della lava fertilizza il terreno: lo rende piuttosto putrescente, infetto e maleodorante.

    Di tutto questo pattume, ignari ovviamente dei rischi, gabbiani e altri volatili, piccoli e grandi mammiferi, famelici perché privati delle loro risorse primarie naturali, si nutrono allegramente. Dentro ai loro corpi si moltiplicano tossine e veleni.

    A pensarci bene però, Leonia non è città del nostro presente, ma di quello di Calvino: mancano infatti qua e là a punteggiarne il paesaggio, le grigie ciminiere degli inceneritori, che avrebbero la pretesa di evitare l'accumulo del pattume, quel costante premere di un monte-discarica sull'altro, in una sorta di innaturale e mostruosa orogenesi. Ma che in realtà altro non fanno che polverizzarne una parte e renderlo ancora una volta biodisponibile, pronto a colonizzare i corpi dei viventi, di questo più o meno inconsapevoli. Il resto, come nella Leonia calviniana, si accumula nelle discariche periferiche.

    In una città come Leonia, ma al tempo d'oggi, la categoria sociale che sopra tutte potrebbe forse godere dell'operato di queste macchine mortifere (almeno dapprincipio) sarebbe quella di medici e veterinari, indaffaratissimi a curare sopraggiunte e inedite malattie respiratorie e tumorali da inalazione di nanoparticelle. Fino che a loro volta non ne fossero colpiti, soccombendone.

    Come dire: occhio non vede, cuore (forse) non duole, ma di sicuro altri organi sì.

    Come risolvere allora il problema?

    Non si tratta qui di capire cosa sia meglio (o meno peggio) tra discariche e inceneritori, ma di limitare al massimo l'uso delle prime ed evitare quello dei secondi. Solo un' estrema rivoluzione nella mentalità collettiva, una radicale modifica del sistema dei consumi, una strategia di recupero, riuso e riciclo efficace, in una parola, l'avvio di una de-crescita che tenga conto dei bisogni di tutti, umani e non umani, può essere la chiave di volta per non ritrovarci un giorno, come l'opulenta Leonia, affogati nel (o avvelenati dal) nostro stesso pattume.

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