Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 3 anni fa

Commento della poesia "I fiumi" di Ungaretti?

Mi aiutate?? Mi serve un commento della poesia "I fiumi" (possibilmente un po lungo)

3 risposte

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  • Stewie
    Lv 5
    3 anni fa
    Risposta preferita

    Esemplificativo, poiché commistione di diverse tematiche e poiché considerata una delle poesie dal più ampio respiro scritte da Ungaretti in questo periodo, è “I fiumi”. In una giornata di pausa, una delle poche che spettavano ai soldati in guerra, Ungaretti si lascia andare ad un bagno nel vicino fiume Isonzo (all’epoca si trovava nei dintorni del Carso). Lo scenario che lì si trova di fronte è desolante: quella stessa Natura a cui Ungaretti chiede asilo, come se fosse l’affetto materno mancante, è tanto ferita quanto l’essere umano (all’albero mutilato), solitaria come un circo prima e dopo l’evento. E lì, solo, Ungaretti si lascia trasportare e levigare dalle acque dell’Isonzo.

    La descrizione realistica e fortemente espressionistica del suo corpo è inquietante: le “quattr’ossa”, le acrobazie per poter uscire dall’acqua. Ci si deve immaginare un uomo probabilmente perito, perito e stanco dalla guerra, malnutrito (uno dei gravi problemi che, del resto, emerse dalla Grande Guerra).

    Una certa rilevanza l’assumono, poi, anche le terminologie sacrali: il riposo rimanda al sacro, così come quel contatto incontaminato con la Natura, in un ambiente tuttavia rarefatto e distrutto dalla Guerra. L’urna, la mano divina. Il riposo è anche sacro e benedetto, un momento prediletto in cui Ungaretti può fermarsi e ringraziare di essere ancora lì, vivo, ringraziare una forza divina, un Dio superiore.

    Queste fortissime sensazioni in lui provocate, lì riposato quasi come se fossero distanti quei “panni sudici di guerra”, aprono la strada del ricordo (il procedimento memoriale, del resto, è pur sempre il medesimo: uno shock, la quiete, l’elemento naturale). Da quel fiume emergono tre fiumi del “passato”, tre fiumi che hanno fatto la sua esistenza e che ora si “contano” lì, nell’Isonzo:

    • Serchio; le origini lucchesi dei genitori

    • Nilo; l’infanzia

    • Senna; quel rimescolamento cosmopolita

    Quasi come una struttura circolare (elemento già intravisto tra circo-acrobata), il componimento termina con la rievocazione del presente, di un presente nostalgico – forse non tanto di quei fiumi, né tanto meno di quel mondo che sembra tanto distante, quanto più dell’associazione che mentalmente muove Ungaretti tra città/fiume/non-guerra – e tenebroso, in cui riemerge tutto il peso della guerra, il senso della precarietà, il dramma di quella corolla di tenebre, sospesa e che non identifica più la vita (il fiore – vita è un topos della tradizione letteraria), ma la morte, uno schiudimento di morte.

  • 3 anni fa

    ma cosa vuoi commentare di una poesia che comincia con la freschezza spensierata di un suicidio assistito

    Mi tengo a quest’albero mutilato

    Abbandonato in questa dolina

    Che ha il languore

    Di un circo

    Prima o dopo lo spettacolo

    ...

    e che fa parte di una raccolta che si chiama "L'Allegria" !?

  • 3 anni fa

    Questo non è aiutare, ma svolgere i compiti al posto tuo. Ciao.

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