Panta Rhei.......Tutto cambia, tutto si trasforma, nulla rimane immutato?

Ogni cosa quindi è in continuo divenire...

Quanto è moderno oggi questo pensiero di Eraclito?

Io penso che potrebbe essere rapportato al nostro essere Umani....Viviamo, ci trasformiamo e ci trasformiamo ancora. La morte è solo un passaggio, perchè attraverso di essa noi "diveniamo".

Cosa diveniamo sta a voi ipotizzarlo :)

Oggi sono in vena filosofica :)

Ciao a tutti :)

15 risposte

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  • 2 anni fa
    Risposta preferita

    Nel caso in cui avesse ragione Eraclito, tutto cambierebbe, sì, ma solo in un certo senso: non cambierebbe il perenne fluire delle cose né alcune regole che lo determinano.

    In fondo, da questo punto di vista, non esiste poi tutta questa differenza fra Eraclito e Platone, che, nel suo strizzare l'occhiolino a Parmenide, passa per il paladino del non cambiamento. Salvo che Platone tende in qualche modo a indicare la realtà vera come una realtà ideale, che si eleva rispetto a quella in cui viviamo, se pure in qualche modo contribuisce a determinarla; laddove Eraclito individua la realtà più vera semplicemente nelle leggi che determinano il cambiamento, il trapasso da un opposto a un altro, opposti che non esistono se non nella dimensione in cui viviamo, una legge questa peraltro celata ai più. Il buon Eraclito, stringi stringi, non era più democratico di Platone, che pure resta un aristocratico, e infatti sia per Platone (mito della caverna) che per Eraclito gli uomini comuni, cioè i non filosofi, sarebbero dei dormienti. Platone, che pure utilizza il mito per esprimere verità che sfuggono ai canoni ermeneutici della semplice ragione, scrive per tutti non solo per gli adepti e fonda una scuola di filosofia. Eraclito, in apparenza, eh eh, "se la tirava" molto di più e non scriveva certo per tutti, ma a guardare dietro le apparenze il suo modo di scrivere che gli regalò il soprannome "l'oscuro" era anche un modo per invitare alla riflessione e per svegliare gli uomini.

    Esiste comunque un curioso aneddoto riguardo a Eraclito: si narra che Socrate, che certo non era l'ultimo arrivato, commentò (probabilmente per fare dell'ironia) così il testo in cui Eraclito, a suon di aforismi, esprimeva la propria visione della realtà: "Il poco che ho capito l'ho trovato ottimo. Immagino sia ottimo anche tutto ciò che non ho capito" :)))

    Alla fine il migliore di tutti era il buon vecchio Socrate, secondo me...

    Vengo adesso alla tua domanda, Serena, a volte anche io ho la tua stessa impressione, che per me è anche una speranza, la morte come mera apparenza, non già la fine di tutto, ma l'inizio di una nuova vita, forse più libera da certi schemi egoistici, un po' come nella metafora del lanternino usata da Pirandello ne Il fu Mattia Pascal.

    Ovvio, non sono sicuro che sia così, e può essere anche che non saprò mai come stanno davvero le cose, dico nel caso in cui la morte segnasse la fine di tutto non sarei più lì per dire: "capperi, la morte esiste davvero e dopo di essa noi non siamo nulla".

    Ma io spero di poter sapere qualcosa di più dopo la mia morte, spero che quella scintilla di luce che alberga in noi, chiamiamola pure anima per usare un termine in parte desueto ma ancora efficace, sopravviva e vada verso nuove fantastiche esperienze, magari in dimensioni altre, ancora più belle di questa, e acquisisca un grado di consapevolezza maggiore...

    Chissà come stanno davvero le cose...

    Per quanto riguarda la nostra permanenza in questa valle di lacrime concordo in parte con Michelle.

    O meglio concordo in tutto e per tutto con lei, anche se ritengo che ciò non valga per tutti: alcune persone rimangono fedeli ai propri valori, cercano di viverli appieno, magari col tempo diventando un po' più comprensive nei confronti di se stesse e di chi non condivide i propri valori o li condivideva e poi col tempo li ha smarriti.

    Altre persone invece modificano in toto i propri valori o negano di avere dei valori, le più estreme arrivano a valutare come illusi tutti coloro che abbracciano dei valori. Ovviamente anche in queste persone qualcosa permane, gli eventi che si sono susseguiti nella propria vita e l'interpretazione degli stessi come frutto di un'evoluzione o di un'involuzione o semplicemente di un cambiamento fisiologico.

    Chi invece vive con passione determinati valori ha fede in essi, una fede calda e appassionata, crede che essi valgano, non dico necessariamente per tutti ma quanto meno per chi crede in essi.

    Insomma, direi qui si rinnova in qualche modo il dualismo di vecchia data fra platonici ed eraclitei, fra chi ritiene che comprendere la realtà significhi coglierne le dinamiche intrinseche e nascoste, e chi ritiene che questa realtà abbia un valore sì ma che quel valore rinvii a un'altra realtà, più bella e più perfetta di questa.

    Io ad ora, nonostante tutte le trambate che ho preso e effettuato nella mia vita, sto coi secondi, detto da uno che da un punto di vista gastronomico preferisce i primi (evviva gli spaghetti :-), è tutto dire xD :)))

    Ciaoooo Serena :-)

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  • Woody
    Lv 5
    2 anni fa

    Occorre dapprima sapere cosa intendeva dire Eraclito.

    Da Wikip.:

    "Eraclito sottolinea come l'uomo non possa mai fare la stessa esperienza per due volte, giacché ogni ente, nella sua realtà apparente, è sottoposto alla legge inesorabile del mutamento".

    Una constatazione da postulato:

    Postulato:

    Principio indimostrato la cui validità si ammette a priori per evidenza o convenzione allo scopo di fornire la spiegazione di determinati fatti o di costruire una teoria.

    Come dire una ovvietà, che nessuno mette in dubbio.

    Del resto i nostri organismi invecchiano ed una azione identica a quella di ieri è diversa.

    E con ciò?

    Tutto scorre?

    Bah! Grazie, ci siamo visti.

    Noi non possiamo fare i conti con il futuro per ipotecare un pezzo di eternità.

    Una volta morti il mondo finisce e, dal punto di vista di chi muore, finisce per tutti, perchè tutti scompaiono ai suoi occhi.

    Il mondo è più elementare di quanto si creda, se decidiamo di lasciarlo a se stesso, perchè tutti questi ragionamenti vorrebbero quasi appropriarsi del tempo, governare il dopo, che non ci appartiene.

    Come il vecchio Mazzarò: "andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini", al grido di "Roba mia, vientene con me!"

    Desiderio di afferrare quel mistero che ci sfugge da tutta una vita, nel governo delle cose, della formula che unisce tutte le energie, della chimica che trasforma tutto in oro, cercando di catturare l'inafferrabile, l'incontenibile, per dare un significato alla nostra esistenza, ma non ne troviamo bastante, perchè tutto fugge, scorre fra le nostre mani e dalla testa.

    Vagar mi fai co' miei pensieri su l'orme

    che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

    questo reo tempo, e van con lui le torme

    delle cure onde meco egli si strugge;

    e mentre io guardo la tua pace, dorme

    quello spirito guerrier ch'entro mi rugge.

  • Vavax
    Lv 7
    2 anni fa

    Risposta cinica: concime per le piante.

    Risposta ironica: tipo metempsicosi?

    Risposta seria: tutto ciò che è umano ha un inizio e una fine. La morte è la fine, per quanto mi riguarda.

  • 2 anni fa

    Ciao Serena, e ben tornata. Quanto vorrei poterti rispondere che la morte è solo un trapasso, un accesso ad una dimensione diversa in cui la nostra anima vivrà per l' eternità. Purtroppo la mia opinione è che non è così. Che il pensiero e perciò qualsiasi cosa sia l' anima è legata all' esistenza del corpo e morirà con lui. Ma se proprio vuoi illuderti che le cose stiano nell' altro modo non fai male a nessuno. Il problema nasce quando, come così spesso è accaduto in passato, questa ipotesi viene indicata come verità. Quando essa diventa il modo per svilire questa che è l' unica vita, e che spesso si butta via e si disprezza proprio perché quel credo diventa una verità assoluta, incontrovertibile, l' unica verità. Il disprezzo per il nostro corpo è ciò che ammorba la nostra vita e la trasforma in un inferno. Anche se poi si spera di andare in un Eden o in Paradiso.

    Io sinceramente ritengo che già troppa gente ha fin troppo sofferto per questa decantata verità. Garbino.

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  • Anonimo
    2 anni fa

    Come fiume ti posso dire che non ti puoi bagnare per due volte nella stessa acqua... :)

    https://www.youtube.com/watch?v=Kg82M6c3DeM

    Youtube thumbnail

  • 2 anni fa

    Sai che però mi hai dato una nuova visione... La morte, vista come nuovo inizio. Un passaggio, da una forma ad u altra.

    Quindi probabilmente vivere e poi morire è solo una fase, chissà di cosa, chissà per dove.

    Interessante.

  • 2 anni fa

    Carissima, siamo in sintonia anche con le domande che facciamo.

    Ne ho fatto una simile qualche tempo fa e la risposta è stata utile: ho capito che tutto passa, tutto si trasforma, tutto può migliorare o peggiorare.

    Ma qualcosa resta : quello che siamo riusciti a trasmettere, a valorizzare, a tramandare.

    Auguri a tutte le donne : che il rispetto per loro non finisca mai.

  • Anonimo
    2 anni fa

    Mah! ... Per sentito dire ma, per conoscenza filosofica effettiva, è "PÀNTA REI" !...

  • Eraclito è fuor di dubbio uno dei miei filosofi preferiti e che cito anche abbastanza spesso. Fu il primo a concettualizzare il divenire come legge, logos, dialettica degli opposti. Fu il primo a comprendere che gli opposti sono legati e che questo legame spiega tanto l'evoluzione naturale, quanto quella individuale e insieme sociale. Hegel più avanti parlerà di storia dello sviluppo della coscienza individuale, della Natura e dello Spirito (assoluto) di un popolo e sulle basi di queste premesse verrà poi avviata tanto la psicologia cognitiva di Piaget che l'evoluzionismo sociale di Mead, Kohlberg e altri.

    Tutto questo per dirti che l'idea del divenire di Eraclito è tutt'altro che secondaria e che è senza dubbio vero che noi stessi come individui sia soggetti al continuo divenire. Tutto cambia tranne il divenire stesso, la legge del mutare delle cose, che non a caso è assunto da Eraclito come principio di tutte le cose. Attenzione dunque che Eraclito non è né relativista, né nichilista, ma un convinto razionalista, diremmo noi oggi.

  • AlgaFo
    Lv 7
    2 anni fa

    Quasi tutto.

  • 2 anni fa

    Mi ha fatto sorridere la risposta di Vavax...;))

    Bella domanda ...che offre uno spunto di riflessione.

    "Tutto cambia"......in realtà è vero. La nostra stessa vita cambia,nel corso degli anni,da quando eravamo ragazzine fino all'età adulta,per poi arrivare alla maturità delle persone

    anziane, cambiamo eccome.

    "Tutto si trasforma"....solo in parte. Non tutto almeno. Possiamo evolverci come persone,maturare,cambiare anche opinioni,possono trasformarsi anche alcuni sentimenti,ma alcuni valori e alcuni principi,rimangono immutati per me,e non si adeguano ai tempi o alle mode.

    E quindi,non è vero che nulla rimane immutato.:))

    Baciotto😘

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