Anonimo
Anonimo ha chiesto in SaluteDieta e fitness · 2 anni fa

Dieta per bimba di 10 anni giusto o sbagliato?

Salve a tutti, sono una ragazza di 18 anni, sono appassionata di fitness e sana alimentazione, ma purtroppo, la mia famiglia non ha per niente le mie stesse abitudini, di fatti, hanno sempre fatto mangiare malissimo la mia sorellina fin da piccola!!! La riempiono di coca cola, aranciata, la portano al mc almeno 2//3 volte a settimana per non parlare poi che mia madre le rifila sempre bastoncini di pesce surgelati e prefetti, Speedy pizza, coccole e merdate varie!!! Per non cucinare un pesciolino fresco o un sano piatto di pasta!!!. Insomma, morale della favola, mia sorella è alta 1,45 x 57 kg!!! A soli 10 anni!!. Io vivo lontano, quando sono a casa cerco sempre di cucinare io piatti sani per mia sorella e cercare di trasmetterle il mio stile di vita, ma tutte le volte che le preparo un piatto di legumi o di pasta oppure una fettina di pollo ai ferri SI RIFIUTA DI MANGIARE :( non so più come fare e i miei genitori non vedono il problema!!! Dicono che è solo paffutella e per loro è meglio così, perché non vogliono che diventi "una malata di fitness e palestra come me" cosa devo fare???!!

3 risposte

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  • Eʀυ
    Lv 7
    2 anni fa
    Risposta preferita

    Un bambino dovrebbe ricevere un'educazione secondo un unico stile di vita, che risulti allo stesso tempo fermo, coerente, chiaro e che soprattutto trasmetta una certa autorevolezza.

    Purtroppo, la fonte di autorità che si è oramai cristallizzata, sono i tuoi genitori, i quali hanno abituando tua sorella a mangiare in maniera malsana. Perciò è naturale che lei si rifiuti, in primo luogo perché tu non sei ai suoi occhi l'autorità a cui DEVE obbedire; in secondo luogo perché l'autorità che tu vorresti imporle non è quella a cui lei DESIDERA obbedire.

    Finché vivrà con i tuoi, verrà continuamente influenzata dalle loro cattive abitudini. L'unica cosa che puoi fare è preparare di volta in volta dei piatti sani ma sfiziosi (anche alla vista), e sperare che lei li trovi buoni al punto da chiedere al genitore stesso di prepararglieli. In questo modo, se la mamma accetta di cucinarlo, hai vinto tu; in caso contrario, vinci sempre tu, perché la bambina, insoddisfatta, sarà più che felice di tornare da te, per poter mangiare quella prelibatezza che solo sua sorella sa fare.

  • 2 anni fa

    È veramente una brutta situazione, perché se le cose non cambiano subito c'è il fortissimo rischio che tua sorella diventi una obesa da adulta, e potrebbe anche essere una obesità grave. Le cattive abitudini alimentari dell'infanzia sono difficilissime da cambiare e tendono quasi sempre ad aggravarsi con gli anni. Data la reazione dei tuoi genitori ti consiglierei di non adottare un atteggiamento troppo deciso, perché otterresti solo un irrigidimento da parte loro. Cerca piuttosto di proporre con delicatezza di andare dal pediatra tutti insieme per sentire cosa dice. Verso di te hanno pregiudizi e ti considerano una fissata della palestra, ma spero che almeno daranno retta ad un medico.

  • 2 anni fa

    Voi due (sorella maggiore ed Eru) ignorate i complessi meccanismi biochimici alla base del problema di sovrappeso e obesità, soprattutto nell'infanzia. Se uno pensa di risolvere o anche solo migliorare la situazione con piatti sani e sfiziosi vuol dire che vive proprio nel mondo delle favole. E il fatto che la sorella viva lontano da casa rende ancora più inutile il suggerimento. Non cambierebbe molto se vivesse in casa insieme, ma così è ancora più assurdo. La bambina non accetterà MAI piatti sani e sfiziosi spontaneamente. MAI. Mettetevelo in testa. Il motivo? È scritto nella domanda: "mia madre le rifila sempre bastoncini di pesce surgelati e prefetti, Speedy pizza, coccole e merdate varie". Ecco, quello è il motivo: la bambina riceve da anni una continua iperstimolazione dei recettori dopaminici in quell'area del cervello che elabora i segnali del piacere e dell'appagamento. Tutte quelle "merdate" sono appunto ricche di grassi e sale, cioè sostanze che stimolano in modo abnorme quei recettori e danno luogo a meccanismi di vera e propria dipendenza psico-fisica, esattamente come droghe, alcool, sigarette. Attraverso esami con risonanza magnetica nucleare si è scoperto già da molti anni che il cervello di soggetti con forte sovrappeso od obesi ha le stesse caratteristiche del cervello di persone che abusano di alcool, droghe o sigarette, cioè una anomalia dei recettori dopaminici causata dalla cronica assunzione di sostanze iperstimolanti che nel caso degli obesi è il cibo spazzatura e comprende non solo cibi ricchi di grassi e sale ma anche quelli ricchi di zucchero. Questo significa che nessun piatto sano e sfizioso potrà mai attirare la bambina, nemmeno se presentato in modo visivamente piacevole, perché nessun piatto sano potrà mai arrivare neanche lontanamente a procurarle gli stessi stimoli dopaminici di croccole, speedy pizza,fritti,ecc. Sarebbe come illudersi di convincere un alcolizzato a smettere di bere solo perché gli proponi come alternativa un bel tè aromatizzato alla frutta con un paio di biscotti fatti in casa e servito in una bella tazza con tanti fiorellini colorati e con un simpatico ombrellino per abbellire il tutto. Pensate che funzionerebbe? Un bambino o un adulto obeso è di fatto un drogato. Di cibo, ma pur sempre un drogato. La parola può piacere o no, può sembrare esagerata ma è la realtà. Volete affrontare la realtà o vivere nel mondo delle fate? La realtà è che la bambina deve essere COSTRETTA a mangiare sano, non potrà MAI essere attirata spontaneamente verso il cibo sano. Scordatevelo. La vostra illusione di convincerla non servirà a nulla e continuerà ad ingrassare anno dopo anno fino a diventare obesa assai prima di diventare maggiorenne. Due-tre anni e sarà clinicamente classificabile come obesa, se non prima. Costringere la bambina non significa ovviamente trattarla male o punirla, però va costretta. È quindi necessario seguire il consiglio che è già stato dato, cioè andare dal pediatra e farvi aiutare. Anzi io consiglio alla sorella maggiore di parlare in privato col pediatra PRIMA della vera e propria visita con tutta la famiglia, in modo da poter spiegare al medico il disastroso atteggiamento dei genitori e la loro riluttanza a capire la gravità della situazione. In questo modo il pediatra conoscerà in anticipo il problema e potrà studiare una tattica di convincimento verso i genitori, che sono gli unici che possono e devono intervenire, non certo una sorella che vive lontano da casa. Se il pediatra è serio e responsabile le proverà tutte, anche spaventando i genitori, perché devono capire i gravissimi rischi di salute che fanno correre alla bambina soprattutto pensando al futuro. Perché adesso è solo un sovrappeso, ma ha 10 anni ed ha pessime abitudini alimentari quindi potrà solo peggiorare, e anche rapidamente se nessuno interviene.

    Se i genitori capiranno la gravità della situazione sarà un'ottima cosa, ma non illudetevi di aver risolto tutto: il grosso problema sarà quello di far accettare alla bambina il nuovo regime alimentare. Sarà una vera battaglia perché, ripeto, si tratta di combattere una dipendenza identica a quella causata da alcol, droghe, e sigarette. Avete però a vostra disposizione un alleato importante, cioè la vanità. Quando lei farà i capricci e strillerà e piangerà che non vuole fare la dieta, evitate di aggiungere urli e strilli o minacce (" o mangi questo o niente!"). Fatele piuttosto presente, con calma e dolcezza, che se non dimagrisce diventerà una ragazza brutta, verrà presa in giro dalle amiche e anche i ragazzi la eviteranno, così non avrà mai un fidanzato. Ditele che ora il suo peso non le sembra un problema perché è una bambina che frequenta altri bambini, ma spiegatele che fra due tre anni diventerà una signorina e le cose cambieranno: lei sarà una ragazza grassa, sarà giudicata brutta e quindi nessun ragazzo vorrà stare con lei, e inoltre verrà derisa dalle amiche. Con questi argomenti vedrete che sarà più semplice farle accettare un cambiamento alimentare, fermo restando che alla base di tutto ci vuole la collaborazione fra genitori e indicazioni del pediatra.

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