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Anonimo
Anonimo ha chiesto in Scuola ed educazioneUniversità · 12 mesi fa

Facoltà di lingue??

Perché ho la sensazione che se scegliessi una delle facoltà di lingue non riuscirei ad essere pienamente soddisfatto di me stesso? So che sono bravo e mi interessa il settore traduzione ma sono molto incerto perché a livello di competenze non credo potrei competere con altri laureati. Lauree come mediazione linguistica/traduzione ti consente di perfezionare 1 o 2 lingue straniere ma quali altre competenze ti può dare? Io le trovo interessanti ripeto ma mi domando se vale la pena studiare 5 anni per poi avere delle competenze di un traduttore e nient'altro. Chi la pensa come me?

Aggiornamento:

*Parthenos grazie per la risposta :)

2 risposte

Classificazione
  • 12 mesi fa
    Risposta preferita

    Da una parte con una Laurea in Lingue non fai solo il traduttore, dall'altra per arrivare a fare il traduttore bisogna passare per i gironi dell'inferno dantesco (e se so parlare di gironi dell'inferno è giusto grazie all'esame di letteratura italiana che ho sostenuto a mediazione).

    La sola triennale in Lingue, comunque sia, non basta, a meno che tu non faccia inglese + francese o spagnolo (o tedesco, se già lo sai): ciò ti permetterebbe di scrivere B2 o C1 sul CV e magari di farti prendere da qualche scuola privata di Lingue (se dimostri di averne le capacità), mentre per diventare traduttori, in ogni caso, bisogna conseguire la LM 94 (Laurea magistrale in Traduzione e Interpretariato). In ogni caso la Magistrale è obbligatoria se fai lingue meno convenzionali, come giapponese, arabo, russo o portoghese.

    Un corso serio di mediazione linguistica lo trovi a Bologna o a Milano, in altre città d'Italia si fanno esami a caso e la competenza linguistica che si raggiunge non è poi così alta (e spesso neanche alla Magistrale). Dovresti cercare dei Dipartimenti di Lingue che diano la possibilità di sostenere esami non solo di "lingua" ma anche di traduzione, mediazione e cultura (e a Bologna ci sono), oltre che dell'ambito giuridico ed economico (se no tanto vale andare a fare lingue e letterature moderne). Un buon corso in Traduzione, infine, dovrebbe prevedere esami specifici dell'ambito linguistico: traduttologia, linguistica testuale, storia e teorie della traduzione, nonché linguistica computazionale e dei corsi specifici sulla traduzione automatica e assistita. Mi pare poi automatico che i corsi di lingua debbano essere orientati in maniera specifica alla traduzione, per quanto non si dovrebbe studiare solo questo.

    Una nota: Hitler e Stalin facevano eliminare gli intellettuali, e non gli ingegneri o gli economisti, che anzi venivano visti di buon occhio. Le competenze letterarie e latamente culturali (si tratti di geografia, antropologia culturale, storia medievale/moderna/contemporanea, storia del cinema, storia dell'arte, musicologia, storia del teatro, letterature comparate...) rientrano nel bagaglio di chi si appresta a studiare lingue, LETTERATURE e CULTURE moderne. Lo studio delle letterature straniere, anzi, permette di comprendere meglio le usanze, il pensiero e la mentalità di un popolo, e lo studio delle lingue straniere implica anche (e per forza di cose) il confronto con l'altro, il diverso e lo straniero. Può darsi che tali materie siano più "facili", può darsi che un esame di storia dell'arte moderna o di letteratura ceca si prepari molto più velocemente che un esame di chimica organica o di analisi matematica, ma questo non dovrebbe permettere di istituire una differenza tra esame di serie A o di serie B, Anzi: il fatto che siano più "semplici" è anche più giusto, perché noi viviamo immersi in primo luogo nella cultura, e non nell'economia (che fa parte della cultura!) o nella fisica astronomica (fenomeno naturale, sì, ma che viene indagato secondo metodi scientifici che non possono distaccarsi da un approccio culturale, nemmeno in questo caso).

    Sottolineo poi che ogni corso di Laurea fa riferimento a una professione o a un dato contesto professionale, per i quali servono determinate competenze che si concretizzano mediante una rosa di materie che vanno a costituire anche la cultura del futuro laureato. Io ho conseguito una Laurea in lingue: a mediazione linguistica non mi sarebbe mai servito un esame di chimica, come a uno studente di chimica non serve a una beata mazza studiare la letteratura inglese. Ho fatto riferimento alle materie giuridiche ed economiche, sì, ma perché la mediazione linguistica e culturale si applica anche al mondo aziendale (nello specifico: per chi ha studiato inglese e le altre tre lingue "standard") ma anche a quello sociale. La competenza culturale, in questo caso, non può scindere da quella più tecnica: per questo è necessario anche sostenere esami di macro/microeconomia piuttosto che di diritto internazionale o dell'UE. Il discorso non si applica al corso di lingue e lett. straniere, dove è lecito dare anche filosofia piuttosto che letteratura latina, sebbene qui sia necessario cercare quei corsi che garantiscano la possibilità di conseguire i crediti necessari all'insegnamento.

    Qui si solleva un problema pedagogico di più vasta portata: è giusto seguire un determinato percorso di studi per poi andare a incasellarsi nella società occupando una posizione specifica, data a priori, e acquisendo un determinato ruolo sociale? Ora abbiamo uno specialismo esasperante, dovuto alla necessità di avere una Laurea a tutti i costi. Così ci sono anche i corsi di Laurea magistrale in Lingue straniere per la comunicazione internazionale, sbocco naturale per i laureati in mediazione (ma non tappa obbligatoria eh), dove lo studio delle lingue è affiancato da insegnamenti più specifici nell'ambito dell'informatica, dell'economia e della linguistica. Un valore aggiunto (talvolta tempo perso) per chi ha studiato inglese e francese, ma tappa obbligatoria per chi fa, che ne so, polacco e romeno. Una condizione che fa rimpiangere la vecchia quadriennale, quando 4 anni per laurearsi erano pochi mentre 5 sono troppi. Una volta esisteva la Laurea a ciclo unico in "Lingue e letterature straniere", e chi usciva da lì poteva diventare insegnante, corrispondente estero per un'azienda, traduttore o interprete, in quest'ultimo caso ottenendo una certificazione a parte (ma ancora oggi, nel 2019, molti laureati in Traduzione si trovano ad acquisire un master o a seguire un corso a parte, non a caso sempre nel campo della traduzione: qualche pezzo di carta in più che certifichi le capacità traduttive di un laureato in traduzione).

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  • 12 mesi fa

    Lingue è pieno di ****. Non te ne pentirai.

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