Elena ha chiesto in Società e cultureTauromachia · 5 mesi fa

Perché i comunisti parlano di "comunismo applicato male" e "falso comunismo" riguardo a Stalin?

Per come la vedo io, quello era reale comunismo, solo che, come ogni dittatura, ha portato a una repressione sanguinaria. Ma questo non vuol dire che si trattasse di "comunismo falso"...

P.S.: comunisti non uccidetemi, ho solo detto la mia opinione. E poi sono socialista, quindi non datemi della fascista o roba del genere, thanks 😘

6 risposte

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  • Anonimo
    5 mesi fa

    come potrebbero altrimenti giustificare i loro crimini se non dicendo che quello in realtà non era vero comunismo??? è la scusa più banale oltre che quella più infantile

    • Elena5 mesi faSegnala

      Mah, io sono di sinistra e lo ammetto senza problemi.

  • 5 mesi fa

    Perché di fatto con Stalin la cosiddetta dittatura del proletariato guidata dal partito che nell'idea di Marx avrebbe dovuto costituire una fase di transizione verso l'abolizione dello Stato diventa la conclusione ultima della rivoluzione comunista; al posto dell'anarchia, ultima tappa secondo Marx della rivoluzione comunista, ci si trova di fronte a uno Stato totalitario del genere di quelli tirati su da Mussolini e Hitler, chiaro che questo è così lontano dalle idee di Marx che non può essere considerato un semplice adattamento alla storia delle idee di Marx, ma è un tradimento delle stesse.

    Che poi questo basti a giustificare il fallimento del marxismo è un altro paio di maniche, visto che Marx aveva sostenuto che il comunismo da lui ideato era la sola forma scientifica del socialismo e che si sarebbe dovuto necessariamente realizzare secondo schemi che ormai, vista l'evoluzione della società e dei mezzi di produzione, non possono essere più seguiti. Marx ha quindi sbagliato nelle sue previsioni (ed era proprio sull'infallibilità delle stesse che lui si considerava superiore rispetto agli altri socialisti) e inoltre, questo è un mio parere personale, muoveva da una visione troppo povera e materialista dell'uomo, né si può negare che abbia comunque considerato la violenza come mezzo se pure passeggero per creare quella sorta di mezzo paradiso terrestre che era il comunismo da lui ideato. Se è vero come secondo me è vero che Stalin ha realizzato un comunismo falso, è anche vero (sempre secondo me) che quello vero non era per nulla scientifico, anzi era ben più utopistico di molte forme più moderate e più pregne di spiritualità di socialismo e dunque il marxismo ha fallito senza "se" e senza "ma". Del resto, è risaputo, la storia non si fa con i "se" e con i "ma"...

    Ciao :-)

  • Anonimo
    5 mesi fa

    Mh, in realtà si può definire comunismo "falso" perché in una dittatura si contrasta quello che è il concetto di base del comunismo vero, ovvero: ogni persona è uguale all'altra e ha pari diritti. In una dittatura invece alcuni vengono sacrificati per volere di qualcuno che ha tutto il potere, che è più in alto nella gerarchia. Per questo non lo si può definire vero comunismo, è partito essendo tale e poi è evoluto nella maniera di far fare ai capi i porci comodi: se guardi bene, anche Hitler e Mussolini hanno cominciato a prendere potere in dei gruppi definiti di sinistra dalla parte dei lavoratori, questo non significa che la loro politica sia stata successivamente di sinistra, no? Mi pare sotto gli occhi di tutti. Era una scusa. Questo perché per assogettare un popolo è più facile partire da "siamo tutti uguali" per arrivare a "siete tutti uguali, io sono sopra", semplificando estremamente.

  • 5 mesi fa

    L'Unione Sovietica è stato per lungo tempo l'unico Stato in cui la rivoluzione proletaria (o bolscevica, per essere più esatti) abbia avuto successo. Dal 1922 al 1945 l'URSS ha visto lo sterminio dei kulaki (contadini ricchi, ricchi secondo gli standard russi e ucraini), le deportazioni di massa nei GuLag dei criminali politici, dissidenti o presunti tali, le fucilazioni di massa, l'Holodomor (una carestia provocata artificialmente in Ucraina e nella Russia meridionale da Stalin, che causò quasi 6 milioni di morti per fame), il genocidio di intere minoranze etniche (i Ceceni, i Tatari di Crimea, i Tedeschi del Volga) sospettati di intelligenza col nemico nazista, l'industrializzazione selvaggia della Siberia occidentale, centrale, del Kazakistan e di altre regioni dello sconfinato Paese. Il "socialismo reale" (com'era chiamato nell'URSS) si diffuse dopo la Seconda Guerra Mondiale negli Stati occupati dall'Armata Rossa: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Germania orientale, ma anche in Albania, Jugoslavia, nella Repubblica Popolare Cinese (dopo la conclusione della guerra civile cinese a favore di Mao Zedong nel 1949), nella Corea del Nord, in Vietnam, a Cuba e altrove. I tratti comuni ai regimi comunisti filosovietici erano l'imposizione di un'economia centralizzata e pianificata ("piani quinquennali"), che privilegiava l'agricoltura e l'industria pesante (settori chimico, siderurgico, metallurgico, meccanico, aeronautico, elettrico ed elettronico) a scapito dei consumi interni; il monopartitismo; la repressione del dissenso politico; il capillare controllo della popolazione grazie alla polizia segreta, ai servizi segreti e a una rete di spie e delatori; la martellante, onnipresente propaganda in favore del regime e dei suoi capi ("culto della personalità"); l'ateismo di Stato; il divieto di costituire partiti, sindacati, associazioni indipendenti; la censura verso la libertà di pensiero, parola, espressione ecc. I comunisti parlano di "comunismo applicato male" e di "falso comunismo" proprio perché, non potendo razionalmente giustificare i crimini di Stalin (come facevano in precedenza, prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica e dell'apertura degli archivi segreti di Stato), attribuiscono al dittatore georgiano e alla sua personalità paranoica la responsabilità per i massacri che in realtà erano intrinsecamente connaturati all'instaurazione e al mantenimento del potere da parte dei comunisti. Basti vedere ciò che accade ancor oggi nella Corea del Nord o nella Repubblica Popolare Cinese, in cui non esistono diritti umani o democrazia e lo Stato sorveglia e controlla attentamente i cittadini e l'andamento dell'economia. Non esiste un comunismo buono, se non nelle menti bacate dei suoi sostenitori fanatici.

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  • m
    Lv 6
    5 mesi fa

    In realtà il comunismo sovietico per certi versi concreti mi sembra decisamente più vicino al fascismo italiano che al comunismo italiano...quando dico comunisti intanto l elettorato dei radical chic e la marmaglia dei centri sociali...

  • Il socialismo reale ha costituito un’esperienza preziosa per le classi lavoratrici, che gli errori commessi debbano essere analizzati ma non possono essere il pretesto per demonizzare quell’esperienza. E soprattutto gli aspetti negativi devono esser contestualizzati. L’URSS era accerchiata, posta sotto assedio economico e militare da tutti gli stati capitalistici, attaccata da 14 nazioni contemporaneamente, quando dovette affrontare la costruzione del socialismo. Penso poi al Patto di Monaco del '38. Poi ebbe di fronte Hitler. Non si poteva fare la rivoluzione con i guanti di velluto. Persino personaggi di opposta fazione come Churchill o De Gasperi lo riconobbero. In realtà i paesi socialisti sono entrati in crisi quando sono state approvate politiche che reintroducevano elementi di capitalismo, e le dirigenze si sono allontanate dagli ideali comunisti. Le riforme prima di Chruschev e poi di Gorbacev sono state dannose e distruttive. Senza Perestroika e l'intervento dall'esterno dei cattolici di Solidarnosh forse adesso staremmo parlando d'altro.

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