BASTA
Lv 7
BASTA ha chiesto in Musica e intrattenimentoCinema · 5 mesi fa

"La casa di Jack". Possiamo parlare di capolavoro?

Possiamo pensarla come vogliamo, ma, benché Trier sia davvero un pessimo essere umano, rimane un genio assoluto.

SPOILER

Nella sequenza dove appare in dissolvenza "Ritratto della madre" di Gris e nell'altra dove si materializza in rallenty "La barca di Dante" di Delacroix, c'è qualcosa di fortemente simbolico ed autobiografico, perché Jack altro non è che l'alter ego di Trier (nessuno me lo toglierà dalla testa), rappresentato da un uomo ormai insofferente all'umanità che ricerca la perfezione artistica dissacrando nel modo più empio.

Anche il suo tentativo di fuga dall'inferno implica una certa inclinazione del regista o, per meglio dire, un tentativo di scappare da tutto questo, nonché una certa rassegnazione nell'inevitabile sprofondare in esso.

Bruno "Virgilio" Ganz è un innesto a dir poco strepitoso.

Come noto, odio ferocemente la violenza sui bambini, qui terribile, di fatti mi ha infastidito parecchio, ma grazie al cielo siamo ben lontani da quell'ignomia di film serbo che non merita di essere citato (e con esso le sue spietate agonie).

FINE SPOILER

Augurandomi che il buon Lars esprima questi concetti sempre e SOLO metaforicamente attraverso i suoi film, non ho remore nel porre questo film anche al di sopra del mio amato "Dancer in the dark", così come "Nymphomaniac", "Dogville" e "Antichrist".

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5 risposte

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  • 5 mesi fa
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    "La casa di Jack" è Lars von Trier. Questo film è pura metafora, è il racconto trasfigurato di un uomo che dice al mondo, con una forza che non aveva mai avuto, "questo sono io". E questo è Lars von Trier. È Jack. Questo è il suo manifesto, il suo lascito, senza dubbio. Jack che uccide la sua prima vittima, la donna con lo pneumatico a terra, è Trier e lei simboleggia il pubblico, o meglio: quella parte di pubblico asfissiante, invadente, petulante, che con critiche e prese di posizione aprioristiche lo hanno condotto all'esaurimento, all'esasperazione. È lo scontro tra un "voglio che tu faccia questo/voglio che tu mi dia questo" e un "io voglio/devo/vorrei/dovrei fare questo". Uno scontro che si materializza con la morte violenta, che è al tempo stessa una nascita, quella di Lars von Trier artista. Ci sta dicendo che lo abbiamo creato noi, noi l'abbiamo portato ad essere ciò che è: un mostro, e lui questo ce lo dice subito. E da qui comincia a uccidere (creare) senza esitazione (con la Thurman no, ci ha ripensato molte volte). Jack/Lars non si ferma più, neanche davanti a quella fetta di pubblico che può farti, almeno in teoria, davvero male, ovvero la critica: è il secondo incidente. Lui continua a rientrare in casa della donna anche se le sirene della polizia (la critica) sono sempre più vicine, ma Jack continua a controllare, cerca la perfezione che non può trovare (le macchie di sangue dietro un quadro che non è mai stato tolto). "Questa è la mia arte". Tornare indietro e pulire, uscire fuori, ripensarci, ritornare indietro e cercare una macchia: l'egocentrismo di Trier, il suo narcisismo senza fine, che lo mette in pericolo, ma a lui non importa. E lui cosa fa? Scappa? No, aiuta il poliziotto (il critico, il detrattore di turno, l'osservatore cieco che vuole vedere). "Osserva attentamente", gli dice, "cerca i dettagli". Ecco l'ironia, il guardare se stessi mentre si è guardati. Sembra dire: "sono un autore estremo, scandalizzo, faccio paura, sono un serial killer e questi sono i miei film". "Queste sono le mie opere d'arte", pensa Jack dei suoi omicidi. Ed è così: Jack, come Trier, è un narcisista, un esteta, un cercatore di armonie nel caos. E non c'è amore in lui, o forse c'è stato quando era bambino, quando era in paradiso e gli angeli con le falci tagliavano l'erba. No, non c'è amore, non credo nemmeno che ami se stesso, forse le sue ossessioni, i suoi fantasmi, ma si tratta di certo di un sentimento inquinato, sporco, macchiato. Una lunga scia di sangue che non sarà lavata via da nessuna pioggia salvifica. Trier, invece, ama molto se stesso: i narcisisti, del resto, amano così (Narciso guardava la sua immagine riflessa non perché era bella, ma perché era sua). Quindi, nessuna pioggia salvifica, nessun miracolo, nessuna salvezza. Jack uccide ciò che ci dà conforto, ciò che salva: la famiglia e l'amore (il terzo e il quarto incidente): Trier non crede né nell'una né nell'altro. Ed espone chiaramente anche la sua idea di un mondo indifferente, crudele, insensibile alle nostre richieste di aiuto (la donna che urla disperata, le cui parole si perdono nel buio). La sua stessa idea di arte - un'idea molto diffusa e che io non condivido, non pienamente almeno - ovvero il risultato della sofferenza: l'artista che soffre produce opere migliori. La casa di Jack si erge su ossa rotta e corpi lacerati, su una bellezza intrisa di mostri: il processo creativo è dolore. (Aggiungo io: certo, lo è nella misura in cui ogni nascita avviene tra pianti, urla e sangue, ma non è l'unico modo che ha l'arte per manifestarsi: il dolore è solo un modo tra i tanti, ma è quello più scenografico, con più appeal, più popolare). Trier mette in scena la sua follia, il suo senso malato e crudo della vita, costruisce con Jack una casa fatta di frammenti (le scene dei suoi film), e noi ne siamo spettatori partecipanti e al tempo stesso impassibili (come i bambini che corrono mentre sono sotto tiro e i corpi della cella frigorifera). Siamo lo specchio in cui Trier osserva la sua immagina riflessa. Insomma, c'è tantissimo in questo film. I lampioni e le ombre, il rapporto mortale e inevitabile tra luce e ombra (le fotografie e i loro negativi), tra bellezza/poesia e sofferenza/morte, che non solo possono coesistere, ma trovano senso solo intrecciandosi. E poi l'inferno. Virgilio c'è sempre stato, la sua voce, la sua invisibile presenza, lui forse è il limite, il confine, sempre sfumato e impalpabile, come il più irraggiungibile degli orizzonti, è colui che si ferma, per definizione, che non varca certe soglie (ed è curioso e inquietante al tempo stesso che ad interpretare questo ruolo sia stato Bruno Ganz, un uomo che di lì a poco avrebbe compiuto il più grande dei passi, varcando la soglia delle soglie: quella dell'altro mondo). E qui si compie l'ultima irriverenza di Jack: cercare di attraversare vivo la regione dei dannati (ma lui è Narciso, mica Orfeo), tenta di raggiungere l'orizzonte, che per sua natura non può essere raggiunto. L'ennesima provocazione di Trier: restate pure fermi voi, io sfido il limite. Ed è un inferno surreale: non ci sono anime, c'è solo Jack, con un ronzio di fondo che penetra l'impenetrabile. E jack cade giù. Trier cade giù. Una discesa libera all'inferno, il quale è luce accecante e buio che stordisce, la perfetta unione dei binari su cui viaggia quel treno impazzito che è l'esistenza umana. La casa che Jack ha costruito è una ferita che si rimargina e che sarà graffiata ancora.

  • 5 mesi fa

    Eheh, quasi speravo di vedere un'analisi molto più lunga e dettagliata (giuro che se fosse stata lunga tipo 20 pagine l'avrei letta volentieri) ma chissene, già ci sono io a fare recensioni lunghe: la mia vecchia recensione in effetti era corta e non molto dettagliata perché avevo bisogno di vederlo almeno un'altra volta e ora che l'ho visto tre volte FINALMENTE posso parlarne:

    Già ci vorrebbero almeno 10 righe per stabilire se si possa definire capolavoro o no, chiaramente è il film più intimo di Lars, prima pensavo che fosse Antichrist (perché era l'esternazione della sua depressione... Tra l'altro l'ho rivisto due settimane fa e spacca ancora i cùli, secondo me è il suo film migliore, la scena iniziale potrebbe essere tranquillamente un cortometraggio a parte e sarebbe senza ombra di dubbio il cortometraggio più bello mai fatto nella storia, poi vabbè le scene oniriche con gli animali sono meravigliose "IL CAOS REGNA!") invece La Casa di Jack... Sembra quasi il suo testamento artistico, c'ha messo TUTTO SE STESSO, ma TUTTO TUTTO, se un giorno se ne uscirà dicendo "nono, La Casa di Jack è stato il mio ultimo film, non ne farò altri" non mi stupirei, esattamente come Once Upon a Time in Hollywood, mi dá l'idea di essere l'ultimo film di Tarantino... Un po' piango ma mi sa che sarà così. Ripeto, per me Lars è riuscito a fare un capolavoro con quasi ogni suo film, Antichrist è indubbiamente un capolavoro nel genere horror ma anche nel cinema in generale, Melancholia è un capolavoro del cinema fantascientifico, Nymphomaniac nel genere erotico, Dancer in the Dark nel musical, Le Onde del Destino nel Dramma classico, Le 5 Variazioni nel documentario sperimentale... Nonostante molte somiglianze con Nymphomaniac si vede che La Casa di Jack vuole essere una cosa diversa, molto più intima, si potrebbe definire capolavoro come "film di Lars" un po' lo stesso discorso che feci con Pulp Fiction, è un capolavoro cinematografico ma non IL capolavoro di Tarantino, ecco dalle premesse potrebbe essere davvero Once Upon a Time in Hollywood, dai trailer sembra il suo film più personale.

    Il film è bello anche perché... Ho visto molte recensioni su YouTube e ogni recensore ci ha visto cose diverse, ma tipo 30-40 cose diverse, nella scena dove Jack urla dalla finestra "NESSUNO TI AIUTERÁ!" Victor ci ha visto un riferimento alla sua depressione, cioè che quando sei depresso nessuno ti aiuta, sei da solo, io c'ho visto molto "banalmente" una cruda realtà, cioè che se gridi aiuto che tipo ti stanno stuprando nessuno accorrerà in tuo aiuto, al massimo qualcuno chiama la polizia ma ora che arrivano tu sei già cadavere, l'avevo detta anche nella recensione questa cosa, secondo me Von Trier voleva anche comunicare il fatto che... Sì se uno non corre ad aiutare qualcuno che grida aiuto chiaramente non è reato (anche se in realtà esiste l'omissione di soccorso ma vabbè) però... In minima parte è anche colpa sua, è un po' colpa di tutti forse, per fare un esempio, tutti quelli che ai tempi votarono Mussolini e Hitler, chiaramente non hanno ucciso nessuno però cázzo hanno contribuito (anche se in minima parte) all'eliminazione di milioni di persone innocenti, il che è molto più grave di uno che commette un reato minore, la differenza è che quello che commette reato lo mettono dentro, quelli che hanno votato Hitler beh, loro possono circolare liberamente per le strade: guarda quanto cázzo ho tirato fuori da una singola scena! Questo è il bello dell'arte, uno può vederci tutto il cázzo che vuole: chiaramente non voglio soffermarmi sui riferimenti artistici perché purtroppo non sono un grande appassionato di pittura, cioè non ho potuto studiarla, a parte qualche documentario riesco a trovare ben poco con cui approcciarmi a questo mondo (tra l'altro ho visto tempo fa il documentario Michelangelo - Infinito, te lo consiglio caldamente, documentario ITALIANO ed è uno dei più belli che abbia mai visto, in realtà è un docufilm, visto che c'è Michelangelo interpretato da Enrico Lo Verso che ci racconta sua storia, intervallata da brevissimi scene girate proprio come se fosse un film, però è un documentario, devi vederlo a tutti i costi perché è bellissimo), comunque sono rimasto estasiato dal punto di vista visivo, c'è davvero un fottìo di roba da analizzare, la scena bellissima semi animata delle ombre, già sono quella varrebbe qualsiasi Transformers di mèrda... Ah solo alla terza visione ho notato che le scene velocizzate (quando lui va a rimettere i cadaveri al loro posto, scena divertentissima tra l'altro, c'è uno humor nero fantastico in questo film) sono un'autocitazione alla scena velocizzata di Nymphomaniac quando Joe ripete la sua routine andando al parco, vabbè ci vorrebbero giorni per cogliere tutte le auto-citazioni del film, la scena al rallentatore quando attraversano questo fiumiciattolo se non sbaglio è una citazione alla Gainsbourg quando in Antichrist attraversava il ponte, ovviamente verso la fine del film mette una sequenza dove piazza delle scene madri di tutti i suoi film e solo alla terza visione ho capito che in realtà la fantomatica casa di Jack alla fine è una metafora del suo cinema, i cadaveri rappresentano i suoi film e la sua "casa" sono TUTTI i film messi insieme, ogni film è un pezzo di lui... Io ho i brividi cázzo, te lo giuro, sto per piangere al solo pensarci, è bellissimo. Mr. Marra ha detto che secondo lui Lars è un po' misogino e mette la sua personalità solo nei personaggi maschili, a detta sua le donne sono sempre stupide o deboli, io non sono assolutamente d'accordo, Nymphomaniac era un gigantesco dibattito interiore dello stesso Lars che, per esempio, sull'uso della parola "nègro" si capisce che lui da una parte è d'accordo ma dall'altra no, anche La Casa di Jack è un gigantesco dibattito, poi Lars è un po' come Tarantino, dargli del misogino significa non capire davvero un cázzo, ne La Casa di Jack è JACK quello misogino, non Lars, anzi lui vuole proprio criticare questa cosa, cioè non si capisce se a un certo punto vuole criticare anche se stesso oppure vuole solo mettere in scena un personaggio che da una parte è molto intelligente (tipo la scena dove con la sua parlantina riesce a entrare nella casa di questa) ma dall'altra è un gran cretino, addirittura si porta via il cadavere lasciando la scia di sangue in strada, questo film è il simbolo dell'ambiguità dell'uomo, un personaggio buono ma cattivo, intelligente ma stupido, colto ma ignorante...

    Poi qualcuno ha fatto notare che il Cric in lingua originale si chiama Jack... Eheh, quindi Jack ammazza una tizia con un Jack, l'ironia!!

    Non sto a parlare della fotografia splendida perché ormai da Antichrist in poi Lars a livello tecnico è diventato intoccabile. Tornando a Jack, se è vero che Lars mette molto se stesso nel personaggio di Jack, o è estremamente auto-critico oppure non mette esattamente tutto se stesso in quel personaggio perché si capisce che lo rispetta ma è anche infastidito da questo personaggio, non nasconde minimamente i difetti di Jack anzi spesso ce lo fa sembrare proprio un cogliòne (cioè andare a comprare UN SOLO PROIETTILE tirando fuori apertamente il portafoglio fatto col seno della tipa... Beh!)

    Il film è anche una critica all'arte, o meglio a quelli che definiscono arte QUALSIASI COSA, anche le cose più orrende, tipo Valentina Nappi che poco fa definì la chiesa bruciata (non mi ricordo quale) un'opera d'arte, stessa cosa... O più semplicemente tutti quelli che definiscono artisti quelli che stanno in ambito musicale, io lo dico da una vita, solo perché CANTI non fa di te un artista, ho fatto una discussione su YouTube con un cogliòne che disse che dal momento che inizi a cantare diventi automaticamente un artista, io giustamente gli ho risposto "vabbè allora io canto sotto la doccia, sono artista anch'io?" Ma vabbè.

    Chiaramente nella scena "dipinto" ho schizzato, no scherzo però ho esclamato "OOOOOOOOHHHHHHHH!!! 😮😮😮😮😮😮😮😮" so che è una cosa un po' paracùla nel senso... Grazie al cázzo che è bella, omaggia un dipinto, però... C'è poco da fare, è una delle sequenze più belle della storia del cinema, DA APPLAUSO!!!

    Poi vabbè l'inferno è rappresentato benissimo, quando studiavo a scuola una delle cose che mi affascinavano di più era l'inferno Dantesco, la pena del contrappasso, cose così, qui addirittura l'inferno ha un sibilo fastidiosissimo che sarebbero le urla dei dannati, in generale il finale è uno dei più belli che abbia mai visto, lui che prova a scalare il muro ma cade, LUI fiero, arrogante e sicuro di sè alla fine ne paga il prezzo, in pieno stile Dantesco.

    Meglio se mi fermo perché sennò la risposta diventa troppo lunga e non riesco a pubblicarla: vorrei però spezzare una lancia a favore del buon Lars (non il Lars regista, il Lars uomo) perché in realtà lui (a parte quella storia a Cannes) non ha fatto nè detto nulla di male, quella cosa di lui nazista era una battuta lo sanno tutti, così come era una battuta il fatto che avrebbe fatto un pòrno con la Dunst, tutto qua, se anch'io ho commesso un errore definendo Walt Disney nazista (hai fatto bene a farlo notare, alla fine non ho prove ed è sempre sbagliato accusare la gente per colpa delle voci che corrono in giro) anche tu riflettici sopra (e se non era la storia di Cannes ma era qualcos'altro, ripeto, lui è un provocatore, è un po' strònzo come me però perlomeno lui [se quelle cose le pensa davvero] è sincero, non è nè un falso nè un perbenista dimmerda [cioe quelli che fanno "PERCHÉ NESSUNO PENSA AI BAMBIINIII!" E poi subito dopo "ah, ecco è arrivato USA FOR AFRICA qua, sto nègro di mèrda" ecco)

    Ho finito lo spazio, sto affogan...

    https://youtu.be/o-aIEtH75M0

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    • BASTA
      Lv 7
      5 mesi faSegnala

      Il problema era la penale, come in ogni contratto, inoltre il tutto era nato dalle pressanti avances di Trier 😅

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  • 5 mesi fa

    L'ho visto ieri dopo aver notato questa domanda, m'era totalmente sfuggito, come tanti film quest'anno. Che dire, mi trovo molto d'accordo con quanto avete scritto, poi non l'ho visti tutti i Von Trier, ma questo tocca vertici molto elevati. Può essere un capolavoro, un gran film, filmone, wonderful, eccezionale, si aggira in questa zona di categorie/definizioni per i miei gusti. Come primo impatto lo preferisco a Dogville e gli preferii Melancholia. Melancholia è un capolavoro. Non m'è sembrato affatto inferiore a Hereditary (per dire un filmone dello stesso anno).

    La cosa più impressionante invece per me è stata la zampetta dell'anatroccolo, capisco l'afflato per i bambini ma li ci ho visto anche una feroce critica della caccia, a pensarla in quel senso è una scena satirica, metafora e ribaltamento della situazione che da veramente soddisfazione. L'anatroccolo è invece completamente inerme e la scena così fredda e casuale che mi ha dato un sincero dolore.

    E poi la questione dei negativi che tocca un mio nervo scoperto, un'aspetto che m'ha sempre lasciato scorie di istintiva e non codificata inquietudine.

    Una cosa non l'ho capita (a parte che l'ho appena visto quindi è tutto a caldo): nel secondo incidente perché il poliziotto non gli chiede documenti né prende la targa del furgone? E' assurdo, ci può stare come elemento surreale della pellicola (non l'unico), o come esempio di superficialità umana, o anche autoironia visto che in fondo è la scena del "puntiglio ossessivo" (e allora ci piazzi l'unico evidente svarione), ma è anche l'unico grosso errore di sceneggiatura volendo.

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    • ch3m15try
      Lv 5
      5 mesi faSegnala

      ..però non una parola né immagine è a caso o da riempitivo, concordo, andrebbe rivisto almeno 3-4 volte, una per la parte documentaristica (è pieno di immagini, di storie), un'altra nella parte narrativa. Poi di nuovo insieme. Poi ci sarebbe isolare il dialogo tra Jack e Verge..

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  • alla fine l'ho visto anch'io e ti dico che per me si può già tranquillamente parlare di capolavoro, anche se vorrei rivederlo almeno un altra volta e magari aspettare anche qualche anno, detto ciò penso che siano almeno cinque o sei i film capolavori di Von Trier, dunque non so se è il suo film migliore (non so nenache se c'è un film di Von Trier "migliore"), ma è sicuramente quello che definirei la summa artistica di tutto il suo cinema, la massima sintesi dei sui trent'anni di carriera cinematografica, tenendo conto che io ho apprezzato tutti i suoi film, anche quelli oggettivamente meno riusciti e meno amati dalla critica e dal pubblico (tipo "Manderlay" o "il grande capo").

    ritornando a "La Casa di Jack" credo in definitiva che sia il film che rappresenti più di tutti il cinema e la visione del mondo di Von Trier, Il film più rappresentativo della sua arte senza alcun'ombra di dubbio.

    • BASTA
      Lv 7
      5 mesi faSegnala

      Mi manca solo la sua versione (originale) di Kingdom Hospital, per il resto ho adorato tutto anch'io, ma qui tocchiamo apici indecifrabili.

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  • BASTA
    Lv 7
    5 mesi fa
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