Specchio800 ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 1 mese fa

Avete opinioni o convincimenti che, però, restano fuori dalla "versione ufficiale" di voi, perché impopolari, perché ve ne vergognate?

perché sapete che vi procurerebbero il biasimo di chi vi stima?

Come si convive con questa duplicità?

Comprendo che, in certi contesti, sia preferibilie non affrontare alcuni argomenti (politica, religione, etc.), ma arrivare - di fronte a domande precise - a dire esattamente il contrario di ciò che si pensa e si è, pur di essere accettati, non è alto tradimento di se stessi?

Penso a un credente che dica di essere ateo, tanto per intenderci, o un uomo di destra che però, tra conoscenti di sinistra, faccia credere di condividere i loro pensieri salvo poi, privatamente, sbeffeggiarli.

Avete mai sentito la pressione sociale tanto forte da rinnegare quello che pensate?

27 risposte

Classificazione
  • 1 mese fa
    Migliore risposta

    Sono tendenzialmente riservata e inoltre per carattere cerco di evitare possibili discussioni, per cui non mi faccio problemi a stare zitta quando - in certi contesti (non sempre!) - qualcuno afferma cose che ritengo profondamente sbagliate. Ti faccio un esempio.

    Pranzo di famiglia con i cugini “perfetti” e gli zii danarosi che sfoggiavano la casa al Forte e la Cayenne: il cugino più grande era diventato papà per la seconda volta ed era nata un’altra femmina (lui invece avrebbe voluto il maschio). A un certo punto disse, riferendosi alle sue due figlie femmine: “Almeno non mi diventano finòcchi”. Questa frase scivolò senza reazioni da parte di nessuno, come fosse perfettamente normale; io invece ero letteralmente inorridita (per la forma e per la sostanza di questa frase oscena). Ma stetti zitta, non per “paura” o vigliaccheria, ma perché non volevo ingenerare una discussione che avrebbe dato dispiacere a mio padre e che tanto non sarebbe servita a far assumere una diversa prospettiva a nessuno. Provai vergogna sì, ma per mio cugino, non per me.

    Se però mi viene fatta una domanda diretta, non ho nessunissima remora a dire molto chiaramente ciò che penso, per quanto impopolare o contrario al pensiero comune possa essere. Tacere è un conto, ma affermare il contrario di ciò che si crede mi pare tristissimo. Anche perché io vado fiera del mio pensiero! :-)

    Quando poi dalle parole si passa ai fatti, dove non c’è possibilità di stare zitti ma una presa di posizione è ineluttabile, sono sempre fedele a me stessa.

    Un esempio paradigmatico è stato quando avevo 14 anni ed ero in vacanza al mare ospite da amici di famiglia. La figlia di tali amici era mia coetanea e così io fui “affibbiata” a lei, anche se non la conoscevo affatto. Lei era un’adolescente tradizionale che beveva, fumava le canne e faceva sesso occasionale; io invece già allora avevo le mie convinzioni, per cui quando arrivò la serata in spiaggia dove tutti in cerchio (lei e i suoi amici) si passavano la canna, sarebbe stato molto più facile per me prenderla, fingere di fumare e passarla, ma dissi “no grazie” (perché sono sempre stata contraria all’idea di assumere sostanze che facciano perdere la piena contezza di sé). Non ho nulla in contrario a chi lo fa (praticamente tutti tranne me ahahaha), ma io non intendo ritrovarmi in una condizione in cui non sono presente a me stessa. Be’, il mio fu un comportamento assai malvisto; sapevo bene che sarei andata incontro alla mancata accettazione da parte del gruppo, ma il mio principio era più forte. Poi però mi feci perdonare andando dal tabacchino a comprare le cartine per tutti gli altri e ricevendo un’ovazione! ;-)

  • Serena
    Lv 7
    1 mese fa

    Non mi vergogno delle mie opinioni, che del resto metto sempre in dubbio, perché ho la tendenza a confrontarmi con quelle degli altri (del resto chi è detentore della verità assoluta?) , però mentre quando ero giovane discutevo anche con persone dalle idee diametralmente opposte alle mie , ora ho capito che non serve a niente e mi astengo. Tuttavia se interpellata dico quello che penso e non tradisco mai me stessa 😺

  • Blu.
    Lv 7
    1 mese fa

    Non mi sembra di essermi mai trovata in una situazione del genere,così grave dal dover rinnegare me stessa

    Mi è capitato di restare zitta e non dire quello che penso per gentilezza nei confronti dell'altro o per indifferenza ma a domanda diretta ho sempre risposto

  • Ludo
    Lv 7
    1 mese fa

    Diciamo che non vado a cercarmi volontariamente discussioni che so benissimo che potrebbero degenerare.

    Ci sono argomenti in cui il sentire comune potrebbe essere lontano anni luce dal mio.

    Non retrocedo però davanti ad una civile discussione, anche se dovessero infiammarsi gli animi, continuerei a sostenere ciò che penso, anche se questo dovesse essere controproducente per la mia reputazione.

    D'altra parte credo che sia successo anche su ya, su qualche argomento.

    • Secondo me sei ammirevole, per questo, ed è quanto faccio io stesso a prescindere dai livelli della discussione.

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  • 1 mese fa

    No

    chi mi conosce abbastanza bene ed ha deciso di stimarmi, mi ha accolto, e quindi anzi forse si confonderebbe se me ne uscissi con una stonatura importante.

    Se cambio opinione o la modifico nel tempo, è specialmente a me che fa piacere il cambiamento: argomentandolo ed ammettendolo apertamente

    Il presupposto, la stima che hai citato, è fondamentale per la risposta che ti ho dato, diversamente, ed a maggior ragione, la risposta sarebbe stata comunque NO: non mi è facile essere diplomatica/accattivante camuffando le mie opinioni per avere consensi in quantità, che me ne farei?

    Sul lavoro ho a volte glissato di dire qualche apprezzamento pesante o fare discussioni inutili, mai arrivata però a dire il contrario di ciò che pensassi

  • 1 mese fa

    Non mi vergogno mai di essere me stessa. Anche se poche persone apprezzano il mio pensiero... L'altro giorno per esempio quando parlavano male dei giovani (cosa che sono io), ho tentato di spiegare loro, che non è tutto marcio, che esistono ancora ragazzi di valore e intelligenti, io credo tanto nei giovani...Ma era come parlare a un muro. Oppure della tecnologia, che dicono che ha rovinato tutto, però la usa anche chi è più ''vecchio'' di noi. Molti parlano dei vecchi tempi, vecchi valori nessuno ci torna però. Vedo e sento tante parole, giudizi, spesso non accompagnate dai fatti... Come vivo?. Vado avanti lo stesso, perché so chi sono e quello che valgo, sono parte di una società in continua evoluzione, sono libera di dire la mia, anche ascoltare il pensiero altrui, ma non posso rinnegare i miei pensieri...per far felici gli altri! Ognuno bene o male è quello che è. E secondo me una persona che è se stessa e non porta una maschera, è da apprezzare...

  • Ho imparato a non "discutere" questioni religiose con credenti che confondono ateo (vedi senza-dio) con ateo (vedi anti-dio)

    A non parlare di politica con chi ancora non ha capito che da tempo non si tratta di una questione di ideali, di destra o sinistra ma di una politica totalmente asservita ai mercati e alla finanza.

    A non stare a discutere con qualcuno che vuole solo avere l'ultima parola, indipendentemente dalle sue e le tue ragioni e del confronto tra esse.

    A non parlare del modo (spregiudicato) in cui vivo la sessualità con persone che usano termini quali púttana, frócio, pérvertito/a per definire coloro che a loro giudizio superano la quantità (e la qualità) di sesso che secondo i loro canoni è "adeguata".

    Ho fatto giusto qualche esempio, vedi, non ho il problema della pressione sociale di cui parli, è solo una questione di buon senso... di otttimizzazione del tempo a disposizione.

  • 1 mese fa

    Alto tradimento di se stessi sinceramente mi sembra un po' eccessivo...

    Dipende anche dalla situazione secondo me, però in effetti almeno un po' di autosabotaggio c'è.

    Comunque, che io ricordi, non mi è mai successo di arrivare a tanto: non è nel mio carattere.

    Dunque potrei dire che non so rispondere alla tua seconda domanda, quella sulla convivenza con certa duplicità.

    Ma solo in parte sarebbe vero.

    In realtà, in certi contesti, tacere, se pure con sguardo vagamente disgustato, val quanto acconsentire: per quanto mi riguarda ho fatto scelte di vita volte a impedirmi di trovarmi in certi contesti, ma quando mi ci sono trovato, foss'anche soltanto per timidezza, a volte ho taciuto.

    Quindi, avendo convissuto anche io con certa duplicità posso se non altro provare a immaginare come si possa provare a convivere con la duplicità a cui alludi tu.

    Io suppongo che per un verso si tenda a sminuirla, ad allontanarla da noi e a riporla in una situazione che non è la nostra, a non identificarci con la persona che ha detto quelle parole perché quella persona "in fondo" non siamo noi. Per un altro verso si avverta con sconforto come in qualche modo abbiamo sminuito noi stessi. Da lì hanno inizio una serie di riflessioni e emozioni che variano da persona a persona.

    Forse la vera duplicità inizia lì dove termina, ossia lì dove noi eventualmente smettiamo perfino di avvertire quello sconforto, lì dove consideriamo assolutamente normale affermare di essere il contrario di ciò che siamo e ch'è il passo successivo, o precedente, o indipendente comportarci in modo assolutamente contrario a quello in cui sentiamo che vorremmo e dovremmo comportarci. Intendo con "assolutamente contrario" non già il semplice adeguarci a una decisione collettivamente presa sulla quale eravamo in minoranza, ma l'adeguarci in via preventiva a ogni comportamento di massa che non sia nemmeno stato discusso.

    In fondo penso che da questo punto di vista non ci sia grossa differenza fra affermare di essere ciò che non si è e agire in modo contrario a come si ritiene giusto di dover agire: in un certo senso la prima è uno fra i casi della seconda, un caso che sì ci impegna particolarmente perché abbiamo dichiarato al "mondo" "io sono così", ma pur sempre soltanto un caso: io penso che nel momento in cui si arriva a una certa situazione, ossia a dover smentire in pubblico le proprie convinzioni (escludo situazioni di stati totalitaristi che grazie al cielo non ho sperimentato personalmente), è perché ci si è preparati il terreno con un atteggiamento particolarmente remissivo e poco aperto; non è una colpa, sia chiaro, ma secondo me è così che succede.

    Ciao :-)

  • 1 mese fa

    Non mi piacerebbe avere una versione ufficiale di me solo perché più comoda. Spesso mi capita di imbattermi in dementi totali con i quali francamente non ho alcuna voglia di perdere neanche dieci secondi del mio tempo per confrontarmi con loro. In questi casi scavalco il problema, ignorandolo. Se al contrario trovo la dialettica interessante, sono pronta a sostenere le mie ragioni anche se fossi sola contro tutti. È successo, e devo dire che alla fine da entrambe le parti c'è stato un arricchimento. Confrontarsi civilmente fa sempre bene, ma con chi valga la pena di farlo.

  • 1 mese fa

    No Specchio. E non riesco neanche a tacere.

    Ti racconto un episodio. In prima liceo, appena conosciuti gli insegnanti e i compagni di classe (quindi i primi giorni di scuola) un professore di religione, fece una battutaccia sui tdg.

    Ecco, io non feci finta di nulla, intervenni con rispetto e gentilezza, ma soprattutto con fermezza, e per una ragazzetta riservata come me, spiegare a tutta la classe (in piedi accanto al professore) le ragioni del mio credo (mi fu chiesto di farlo) e dimostrando con le Sacre Scritture, ciò che affermava anche se in contrasto con il mio prof,non era una passeggiata... maricordo che alla fine i miei compagni di classe applaudiriono ☺️ e mi portarono sempre rispetto.

    Ti dico che MAI mi sono vergognata delle mie convinzioni.

    Se taccio in alcuni ambiti, lo faccio perché trovo stolto e superfluo mettermi a contendere, o a imporre il mio modo di pensare. Lo faccio nelle sedi e nelle occasioni giuste, e ogni volta che ne ho la possibilità.

    Al lavoro, tutti mi rispettano e mi vogliono bene, non ho mai finto di essere diversa da come sono, non mi tiro mai indietro quando debbo prendere posizione. Anche la mia famiglia mi rispetta 🤗

    • Alunno frattura radio dx a maestra per nota causa spinello. La madre: impossibile, sarà caduta, non l'ho mai sculacciato, lui non fuma.

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