Perché il Giappone iniziò una guerra con l'America anche se era abbastanza chiaro che avrebbero perso?

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  • Anonimo
    5 mesi fa
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    Non era affatto detto che i giapponesi avrebbero perso. I giapponesi approfittavano della guerra mondiale in corso in Europa, guerra che impegnava gli Stati Uniti anche se ancora non erano entrati in guerra ufficialemnte mentre dietro le quinte però sostenevano i britannici e non li avrebbero abbandonati se i tedeschi fossero riusciti a iniziare l'invasione delle isole britanniche. I giapponesi avevano già invaso mezza cina e tanti altri paesi e contavano sul controllo del territorio già ben solido e con un esercito ben organizzato e soprattutto assai numeroso. Iniziarono la guerra compiendo un atto per loro utilissimo, eliminando molte importanti navi americane e così sguarnendo la loro difesa nel Pacifico onde permettere un notevole vantaggio nella conquista di tantissime isole per poter poi arrivare a papparsi l'Australia che era il vero obiettivo finale dei giapponesi.

    Potevano farcela, e la loro guerra fu perduta anche per via della sconfitta dei tedeschi in Europa, poiché gli scacchieri erano tutti collegati, e se la Russia fosse crollata, i giapponesi si sarebbero pappati pure la Siberia.

    Gli americani avrebbero usato le loro prime bombe atomiche sul Giappone ma lo scenario sarebbe stato drammaticamente diverso per gli americani, poiché è molto probabile che, se la Germania avesse vinto, il Giappone non si sarebbe arreso nemmeno se bombardato con le atomiche. Se la Germania avesse vinto, in breve tempo anche la Germania avrebbe avuto i suoi primi ordigni atomici. Il Giappone avrebbe controllato la Siberia, la Cina, la Corea, l'Indocina, le Filippine, l'Indonesia e perfino l'Australia. Non avrebbe ceduto mai nemmeno a una decina di atomiche e in breve tempo si sarebbe dotato anch'esso di atomiche e iniziato a rispondere sulle città della California. La guerra sarebbe continuata per anni fino a richiesta di pace da parte degli americani che avrebbero accettato il nuovo stati di fatto, con la Germania padrona dell'Europa (compresa la Russia europea), l'Italia padrona del Mediterraneo, l'India indipendente in mano a Chandra Bose (leader simpatizzante per il fascismo italiano) e il Giappone padrone della Siberia, della Cina, della Corea, di tutte le isole del Pacifico comprese le Hawaii e forse anche dell'Australia (il cui possesso da parte giapponese sarebbe stato la parte in discussione in eventuali trattative di pace con gli americani che è probabile che alla fine avrebbero accettato di smettere di combattere in cambio almeno della restituzione agli americani almeno dell'Australia dove si sarebbe rifugiato anche il governo britannico in esilio, essendo stata invasa anche la Gran Bretagna. Tutto è dipeso in realtà dalla sconfitta della Germania, che a cascata fece perdere anche il Giappone.

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  • 5 mesi fa

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  • 5 mesi fa

    se il giappone aveva 50 milioni di abitanti, come li distribuiva nei paesi invasi? 5000 per ogni nazione?

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  • 5 mesi fa

    Orgoglio e poca perspicacia.

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  • 5 mesi fa

    L'Impero del Sol Levante iniziò la guerra del Pacifico (1941-45) contro gli Stati Uniti d'America perché non aveva un'altra opzione politica o militare plausibile. Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi avevano infatti decretato un embargo nei confronti del Giappone, che riguardava petrolio, caucciù, minerali ferrosi e altre materie prime strategiche: in cambio gli USA chiedevano il ritiro delle truppe nipponiche dall'Indocina francese occupata e dai territori della Cina nazionalista. Il Giappone disponeva di scorte di petrolio sufficienti solo per un anno e mezzo di guerra. Ritirarsi dalla Cina e dall'Indocina sarebbe stato senz'altro possibile, ma il Giappone avrebbe perso la faccia a livello internazionale obbedendo a quest'intimazione, senza contare che un passo del genere avrebbe probabilmente incitato i Manciù e i Coreani alla ribellione e avrebbe sollecitato mosse aggressive da parte dell'Unione Sovietica. I Giapponesi dunque decisero di prolungare le trattative diplomatiche con Washington e al tempo stesso di preparare un assalto aeronavale alla base statunitense di Pearl Harbor, dove era di stanza la Flotta americana del Pacifico. Dopo averla neutralizzata, si sarebbe potuto procedere a operazioni anfibie contro i possedimenti coloniali britannici, olandesi e statunitensi nel Sud-Est asiatico, volti in particolare a impadronirsi delle Indie Orientali Olandesi, ricche di petrolio e di caucciù, da cui si ricavava la gomma. I generali nipponici contavano di costruire un perimetro difensivo a protezione delle isole conquistate, in modo tale da rendere difficile, se non impossibile, una controffensiva statunitense e costringere gli Americani a chiedere la pace. Sottovalutarono gravemente, però, sia il potenziale industriale americano nel campo della costruzione di caccia, bombardieri pesanti strategici a lungo raggio, portaerei di scorta e di squadra, corazzate e navi da trasporto, sia la volontà statunitense di vendicarsi per l'attacco subito e di imporre al nemico una resa incondizionata, a qualsiasi costo.

    Il Governo di Sua Maestà Imperiale mirava a stabilire una Sfera di Coprosperità della Grande Asia Orientale, che avrebbe incluso Filippine, Indie Orientali Olandesi, Malesia britannica, Hong Kong, Macao, Cina, Indocina francese, numerosi arcipelaghi dell'Oceano Pacifico, Singapore, la Birmania e altri territori. I militari e i politici giapponesi avevano siglato un trattato di non aggressione con l'Unione Sovietica nel marzo 1941, e quindi si ritenevano al sicuro da aggressioni provenienti dalla Siberia e dall'Estremo Oriente russo: inoltre l'alleanza con i Tedeschi, l'occupazione nazista della Francia metropolitana e dei Paesi Bassi, e l'invasione dell'URSS consentì ai Nipponici di destinare ingenti forze all'occupazione dei possedimenti coloniali europei. Erano convinti che gli Stati Uniti non sarebbero stati in grado di condurre una guerra su due fronti, mentre i soldati, i marinai e gli aviatori giapponesi avrebbero potuto minacciare Ceylon, l'India, l'Australia a partire dalle loro basi avanzate situate in Estremo Oriente e nella Nuova Guinea.

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