asso
Lv 7
asso ha chiesto in Scienze socialiAntropologia · 1 mese fa

Basta crederci? ?

La questione è lunga e difficile:

ieri sera sono stata invitata a partecipare ad un evento culturale (...) ,in una sorta di laboratorio delle idee. 

In tutto una trentina di persone, musica strumentale come sottofondo, un-laboratorio-stanza con libri sparsi, locandine di film sulle pareti, luce ambient e tanta tanta scena. Mi è stato presentato un filosofo pensante all’angolo, decentrato dal pubblico e concentrato sul sè, in perfetta postura da filosofo pensante: capo rivolto all’immensità del soffitto (che peraltro era per nulla stuccato bene), barba pensante, cenni di approvazione all’aria e cenni di disapprovazione alla società tutta, contro cui lanciava invettive anche in rima facendomi sobbalzare ad intervalli regolari. L’intenditore di musica sulla panca-fai-da-te del laboratorio delle idee (e qui aprirei pure una parentesi perché secondo me l’intenzione della serata culturale era sponsorizzare ste càzzo di panche homemade). Ma comunque non perdiamoci in chiacchiere, dicevo riguardo l’ intenditore che in quanto intenditore batteva il ritmo, piede-piede-tallone-tallone anche se (e ve lo posso giurare) quella musica era assolutamente imbattibile a livello piedi, era una musica da calli, duroni, piedi stanchi. Guardo l’intenditore, il movimento ondulatorio del capo, gli occhi vanno ancora una volta al soffitto, decisamente stuccato male, stavolta ho la conferma. 

 

Aggiornamento:

E poi l’esperto di vini. La bellafîga. La coppia anziana che dopo due ore di serata culturale cercano ancora di raccontare la trafila fatta per trovare parcheggio per partecipare alla serata culturale che ormai è quasi finita. Poi la gente bene che non si chiederà mai perché questa cavolo di serata è stata culturale. E quali siano le idee del laboratorio delle idee. L’importante è esserci.

Aggiornamento 2:

A volte mi chiedo perché alcune persone (adulte) sembrano cristallizzarsi in alcuni ruoli, specie in quello dell’artista. Come se avere una passione, un talento come quello del filosofo che sa pensare, un’arte come quella dell’intendersi di musica, se insomma avere una passione debba farti indossare una divisa, riconoscibile dagli altri anche se non ti conoscono. 

Questo pazzo pazzo desiderio di farsi riconoscere come quello cui tendiamo di essere, a scapito di ciò che davvero siamo

Aggiornamento 3:

Cioè le persone tendono ad essere ‘quella passione’ , a confondersi con essa, ad assumerne le sembianze più che a viverla. 

Ma percuà? Percuà succede questa strana cosa secondo te? Grazie mille se hai avuto la pazienza e la voglia di leggere fin qui :))))

8 risposte

Classificazione
  • Noah
    Lv 6
    1 mese fa
    Migliore risposta

    Io invece sono stato invitato ad un evento musicale molto alternativo spacciato per qualcosa di unico da non perdere assolutamente. Cerco di riassumere: 

    Prologo: innanzitutto il luogo, aula magna dell'università, faceva presagire uno spettacolo impareggiabile, aula piena, posti a sedere tutti occupati, persone presenti circa 900, persone rimaste in piedi un centinaio, età media 70, professione presumibile: casalinghe (o meglio nobildonne) accompagnate da mariti pensionati da oltre 10 anni.

    Inizio spettacolo: salgono sul palco cinque o sei personaggi barbuti muniti di strumenti a percussione, membranofoni ed idiofoni, xilofoni e vibrafoni, un paio di crepitacoli realizzati con il "fai da te", un triangolo, una bubboliera (sonagliera da applicare alla caviglia), una quijada strumento sudamericano (è la mandibola di un asino che si suona sfregando i denti della stessa) e altri indefinibili che ora non ricordo. 

    I cinque desperados iniziano a produrre rumori sordi e fastidiosi per una buona mezzora poi inizia la fase del "canto". Quello più barbuto di tutti inizia ad emettere urla terrificanti, strazianti lamenti e svariati suoni gutturali che proseguono per tutta l'ora successiva fino a che non gli si secca la gola e non ce la fa più. Per precisione di cronaca l'ora di "canto" è stata inframmezzata da qualche assolo in frenetico crescendo del suonatore di xilofono con il barbuto che, avendo ormai perso la voce, faceva clap clap con le mani e batteva i piedi sul legno del palco con degli scarponi stile Indiana Jones. 

    Epilogo: La mia accompagnatrice con la scusa di andare in edicola a comprare un quotidiano che aveva dimenticato abbandona l'aula ….. e me. Così sono incastrato, non posso andarmene perché rischiamo di non riuscire più a ritrovarci. Torna dopo tre quarti d'ora, non gliel'ho mai chiesto ma credo che oltre a comprare il giornale sia anche andata a farsi una birra. Resistiamo entrambi ancora per una decina di minuti poi, guardandoci negli occhi, concordiamo sul fatto che "ormai la parte più interessante l'abbiamo sentita e comunque un'idea ce la siamo fatta" e di soppiatto usciamo da una porticina laterale. Una volta fuori nessuno dei due osa fare commenti sullo spettacolo e la storia finisce li. Solo io mi sono chiesto mentalmente che cosa abbia spinto un migliaio di persone a presenziare a quella performance delirante. Il bisogno di essere presente per fingere di essere quell'intellettuale che non sei mai stato e che mai sarai? Almeno io so perché ci sono andato, unicamente per interesse (sentimentale) nei confronti della mia compagna di sventura. 

     

    • Noah
      Lv 6
      4 sett faSegnala

      Si, anch'io ridevo ripensandoci! Grazie della M.R.

  • 4 sett fa

    Figo!

    Io a volte mi diverto a offrirmi in ruoli che possono catalogarmi a seconda dei contesti e degli interlocutori.

    Tipo G.I.Joe e le sue tante divise.

    (G. infatti sta per Giorgio)

    G. Idraulico...

    G. Tecnologo...

    G. Storico...

    G. Contadino...

    G. Musicologo

    G. Gesùcristo (❤)

    ...

    (Invento eh...)

    ...

    Insomma mi piace pensare che mi si possa vedere anche come più fa comodo a chi guarda.

    Che poi un po li invidio perché ci arrivano. Io non lo capisco bene manco guardandomi allo specchio o in foto (a parte la parentesi Gesùcristo).

    Insomma... quelle serate che tu dici, se non ti vesti del ruolo da osservatore, son di una palla assurda. Ci vuol qualcuno che in quel palcoscenico offra un racconto.

    Poi c'è chi ci crede. E chi lo vuol far credere. E chi improvvisa.

    Ma tu, sicura che il tuo ruolo nell'episodica commedia del chièchi sia stato da semplice osservatrice? Come può averti vista il filosofo? Cosa eri per il malconcio stucco che silente tutti ha visto, dal suo privilegiato punto di vista?

    'notte

    • Giorgio ɢ
      Lv 7
      4 sett faSegnala

      In questo caso la fortuna è direttamente proporzionale all'abbigliamento offerto a pavimento o soffitto.
      Tutto torna là, a ciò che si sceglie di offrir :)

  • 4 sett fa

    Ogni tanto mi viene in mente un mio caro amico che aveva coniato un termine  per definire quelli che non riuscendo a vedere la loro povertà di talenti, ambiscono ugualmente ad essere annoverati tra i "bravi artisti". L'appellativo era "I vurrìa" (i "vorrei"). La smania degli hobbisti di farsi riconoscere e identificarsi in funzione del talento (o presunto tale)  conferito loro da madre natura, in virtù del quale spacciarsi per artisti, penso che derivi dal desiderio di affermarsi nell'esercizio di quella particolare "arte" e quindi poter vendere opere, spettacoli e creazioni varie di loro produzione. Chi invece vende già i prodotti del proprio talento creativo, in piccolo o in grande,  è un professionista dell'arte e facendosi riconoscere come tale, non fa altro che pubblicizzare la propria attività. Tanto per fare un esempio: Io dipingo e mi capita di eseguire lavori su commissione, per cui il mio hobby è diventato un lavoro, a questo punto si può dire che sono  un pittore.

    Coltivo anche la passione del canto, ma nessuno fin'ora ha mai pagato una mia esibizione, quindi sono semplicemente un hobbista per quanto riguarda la musica.

    • sartori
      Lv 5
      4 sett faSegnala

      Il fenomeno a cui ti riferisci esiste perché nella società si è abituati a individuare la sostanza attraverso l'apparenza, il contenuto attraverso la forma del contenitore.

  • 1 mese fa

    Insomma una di quelle serate che la miglior idea sarebbe stata quella di guardare la tv a letto con il tuo gatto che ti fa gl'occhi dolci e le fusa!

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  • 1 mese fa

    Le persone di cui parli non sono altre che se stesse. Nient'altro. Come i soffitti stuccati male. Non sanno di non sapere (perché per sapere di non sapere devi sapere veramente tanto) e quindi insegnano, spiegano, si ergono, costruiscono carriere, ostruiscono carriere (quelle altrui - perché in fondo sanno di essere degli impostori, delle calze mezzette), si definiscono intorno a quell'unica cosa, ma sono anche esperti di cardiochirurgia equinosuoidale, si rendono inaccessibili nei loro ragionamenti fumosi e pericolosamente banali (facci caso: possono parlare per eoni e non dire una cazzuola), tergiversano da bere per tutti con la speranza di ubriacare gli altri perché non si accorgano della loro oscena mediocrità, sono filosofi, sono poeti, sono socioantropsicopolitogi estremi (ovunque: nei laboratori artistici, nelle file ai supermercati, all'università, su answers, sulla luna), e un miliardo di altre cose ancora che, in realtà, sono solo variazioni sul loro solito tema: "sono colto intelligente so un sacco di cose ma proprio assai, perché non dovresti scòpare con me?".

    Comunque sì, hai ragione: basta crederci, basta, non se ne può più. Siamoci, osiamoci, posiamoci, sposiamoci. Cominciamo a diventarci. 

  • 1 mese fa

    Ma secondo me, questa è un'impressione che hanno gli altri.....guarda me.

    Tutti dicono che recito un personaggio, che indosso (per dirla con te) la divisa di beta sfigàto.....ma non è così.

    Io sono così.....ma molti altri credono che io reciti una parte....

    Stessa cosa può essere per questa persona che hai conosciuto......sembra a te, così, sembra a te che stia recitando o che comunque abbia degli atteggiamenti forzati, ma non lo è. Loro non recitano un copione, è semplicemente un'impressione che hai tu.

    • asso
      Lv 7
      1 mese faSegnala

      Su internet è molto più facile prendere cantonate, farsi false idee, soprattutto su un sito come questo che pullula di troll

  • Serena
    Lv 7
    4 sett fa

    Francamente la tua è una bella descrizione più che una domanda. Siamo noi stessi o siamo quello che amiamo? Tutto si riduce a questo. Forse :)

  • 4 sett fa

    mai domanda fu più lunga e articolata...   mi viene in mente un  personaggio della Tv, Mughini, un maitre à penser dell Sinistra che vivendo di comparsate in tv assume questi atteggiamento che hai descritto deliziosamente e quando qualcuno gli ha fatto notare questo complesso di superiorità egli ha rimarcato che aveva scritto nella sua vita 16 libri o pubblicazione, nessuno dei quali arrivato in classifica..... ho invece conosciuto artisti come Fabio Concato che era di una umanità e semplicità disarmanti, idem col maestro di chitarra Franco Cerri uno dei migliori chitarristi italiani del '900, un vero signore che quando ti parla ti guarda negli occhi... finisco con Paolo Villaggio incontrato a Cortina con mio figlio che non riuscì a prendere un autografo per mancanza di una biro...egli disse a mio figlio: non è importante che tu abbia il mio autografo , gli strinse la mano sorridendo. Infine mi sovviene un ricordo dei miei 17 anni; marinammo la scuola e andammo al campo sportivo a vedere l'allenamento della ns squadra di calcio militante in serie B nelle prime posizioni. l'allenatore Vinicio, ex campione di calcio che militò anche nel Napoli col soprannome di " O' lione"  mi sgridò con dolcezza facendomi notare che una giornata di scuola valeva di più di quello spettacolo...bei ricordi che mi hai fatto riaffiorare, ciao

    • a volte le domande rispolverano momenti che si credevano perduti e invece ci sono lì pronti ad essere ricordati nei dettagli, buon pomeriggio

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