la uallera (e non wallera) sarebbe la sacca dove sono contenuti i *********... dire "tieni la uallera" vuol dire che sei molto molto lento?

..oppure che sei un pappamolla.

5 risposte

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  • Faith
    Lv 7
    3 sett fa

    Parlare a vanvera

    «Parlare a vanvera. Parlare a caso, senza considerare quel che si dica. Temere loqui. Dicesi anche: parlare in aria. Cioè: senza fondamento». Così scrive il poligrafo toscano, Francesco Serdonati, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, alla lettera P dei suoi Proverbi (successivi al 1610, cfr. Fiorelli 1999).

    […]

    Di «onomatopea romanza» parla L’Etimologico di Nocentini-Parenti, che alla voce vanvera scrive così: «variante con consonante sonora di fànfera, che deriva dalla stessa sequenza imitativa di fànfano, fanfara e fanfarone» (quest’ultimo dallo spagnolo fanfarrón: GDLI). È possibile dunque ipotizzare una retroformazione da fanfarone con spostamento d’accento e alterazione fonetica della sillaba centrale. Analogamente il Duro/Treccani conferisce a fànfera, a cui rimanda da vànvera, un’origine di tipo espressivo. Alle spalle vi sarebbe il suono fan-fan, tipico delle trombe militari (Vatielli 1941, p. 300): un «dare fiato alle trombe», insomma, o un «parlare in aria», per riprendere la definizione di Serdonati, che ha dato luogo a interpretazioni colorite e sconce, come quella della piritera (o vanvera, appunto), oggetto simile all’antico prallo e molto in voga presso gli aristocratici veneziani e napoletani del Seicento e oltre. A seconda dell’impiego in ambienti pubblici o privati la vanvera poteva essere da passeggio o da alcova e risolveva i disturbi gastrointestinali di re e principi. Parlare a vanvera si potrebbe anche dire nel senso di Lasciare ire le parole come l’asin le peta.

    Ma non sarebbe il termine a derivare dall’oggetto, bensì l’oggetto a essere denominato vanvera per l’origine onomatopeica proveniente dall’antico francese (Mistral, s. v. fanfan; si veda anche il limosino fanfougnias, congetturale di fanfonia: cfr. Levi 1909, p. 215). Nell’ordine il passaggio sarebbe da a vanvera a a fanfera, poiché la prima attestazione di a fanfera è successiva di quasi due secoli (av. 1729, secondo De Mauro: «prob. da vanvera con influsso di fanfano»: cfr. le Commedie di Giovan Battista Fagiuoli e le Prose toscane di Anton Maria Salvini citate dal Vocabolario della Crusca).

  • 3 sett fa

    Che bella espressione

  • 3 sett fa

    Quindi lo scroto?

  • Ma veramente? Non vuol dire vagina?

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  • 3 sett fa

    C’abbuffat a ualler

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