asso
Lv 7
asso ha chiesto in Scienze socialiAntropologia · 3 mesi fa

È possibile ‘educare alla sensibilità’? ?

Oggi parlavo con delle donne (tutte mamme) e mi ha sorpreso un po’ questa tendenza generale di educare i figli alla sensibilità. 

La trasfusione della sensibilità è davvero auspicabile per una creatura in formazione o è piuttosto un modo che il genitore utilizza per sentirsi la coscienza a posto?

Dire ad un bambino di stare accanto al ‘diverso’ della classe, ad esempio, non è una forzatura della sua volontà? Una violazione d’empatia? 

La sensibilità, credo, spero, è un sentire personale. È qualcosa in divenire che si sviluppa anche attraverso la nostra bruttura o le esperienze a cui la vita ci espone. Che senso ha l’ affannarsi di un genitore che indica al figlioletto dove posare i suoi occhi? 

Trovo anzi che questo eccessivo ‘sensibilizzare al diverso’ accentui l’occhio compassionevole con cui il figlio ‘sano’ guarderà l’altro. 

Una di queste mamme (insegnante fra l’altro) mi ha risposto che esiste anche a scuola la didattica inclusiva. Cosa càzzo c’entra la didattica inclusiva, ordunque?! 

È semplicemente che non puoi dire ad una persona (di 3 anni o di 50 anni) che deve sentire un senso di accoglienza o di empatia o di bene verso qualcuno solo perché è in difficoltà.Puoi dire di non arrecare danno, ma non di provare un sentimento di vicinanza, che o ti appartiene o non ti appartiene. Punto. 

Invece mi è stato ripetutamente detto che così non è, che bisogna educarli alla sensibilità.

Cosa pensi al riguardo? :))) grazie mille per aver letto tutto 

25 risposte

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  • 3 mesi fa
    Migliore risposta

    Ti racconto una cosa che mi è successa al liceo. In terzo ho cambiato sezione e sono finita in una classe dove tutti prendevano di mira una ragazza. Era un bullismo da ragazze fatto di sparlare alle spalle, ridere dietro e anche fare canzoncine per prenderla in giro.Non lo si faceva davanti a lei ma lei di sicuro percepiva la cosa.

    Io con questa persona mi rapportavo normalmente, parlavamo e a volte ci facevamo anche delle belle risate, ricordo una volta che l'insegnante fece un eesmpio dicendo" se io do' un calcio al cavallo", ci fece ridere da matti e continuammo a farlo anche nei mesi successivi.

    Tuttavia non avrei mai voluto essere obbligata a sedermi con lei. Questa ragazza infatti la sera lavorava in una rosticceria e puzzava di fritto( non gli si poteva stare vicino), in più era molto lecchina con gli insegnanti e fingeva interesse a cose che non le piacevano solo per farsi vedere. Una volta per esempio l'insegnante ci propose di fare un abbonamento a teatro con uno sconto per studenti. Io e lei la'bbiamo fatto ma lei non si è presentata a nessuno dei 12 spettacoli. Ha fatto l'abbonamento solo per darsi un tono quando il teatro in realtà non le piaceva. Non ho gradito nenache il fatto che mi avesse piantato da sola per 12 volte. E questa falsità che non mi piaceva di lei.

    Voglio dire che in casi come questi è molto meglio che l'insegnante faccia un discorso del tipo, "magari questa persona non è ancora riuscita a dare il meglio da se' ma merita ugualmente rispetto" o anche"è vero che avolte non si cura abbastanza ed cerca approvazione dagli insegnanti ma  conoscendola 

    potresti scoprire dei lati di lei che non ti aspetteresti e che potrebbero piacerti".

    Che è un ragionamento che fa riflettere senza forzare. 

    Non credo si possa imporre un'amicizia. Facendolo si insegna ad essere ipocriti e tra l'altro anche "il diverso" può illudersi ed affezionarsi a qualcuno che in realtà non tiene a lui ma finge solo per compiacere gli adulti.

    Non è bello neache per lui. 

     

  • 3 mesi fa

    Guarda, viviamo in una società talmente cinica che ben vengano le buone intenzioni di educare alla sensibilità. Educare alla sensibilità, per l'appunto, non forzare. Quella è un'altra cosa. Ma visto il fenomeno dilagante del bullismo e altre miserie, bisogna interrogarsi su come cercare di prevenire determinati comportamenti nei ragazzini. Io ho un concetto nell'educare alla sensibilità( che applico) che è il seguente: un diverso non è un diverso, è una persona, tutto qui. Non bisogna prenderlo in giro, e soprattutto non bisogna averne paura. La paura spesso ci frega. Infine, bisogna cercare di guardarlo nello stesso identico modo in cui si guardano tutti gli altri, per imparare ad accettarlo senza problemi e dar modo a lui di sentirsi trattato come gli altri. Io sono convintissima che il buon esempio lo diano principalmente i genitori. Se un genitore tratta male un cosiddetto "diverso" o ne parla con disprezzo, non sta educando il figlio alla sensibilità, lo sta educando che essere strónzi con queste persone è corretto, e questo dal mio punto di vista è sbagliatissimo. Comunque, in sintesi: educare è una cosa, forzare qualcuno è un'altra cosa, e in questo non sono per nulla d'accordo. Come tutte le forzature in generale. 

  • Anonimo
    3 mesi fa

    L’attenzione libera dalle paure. Le paure dell’uomo si sono abituate a creare modelli inducendo alla mente l’abitudine di paragonare e giudicare, tutto ciò per il solito problema delle certezze; meglio sicurezze che incertezze; quindi, sono più sicuro se l’altro rientra in un modello, il mio. Così accade che quando guardiamo qualcosa o ascoltiamo qualcuno scattano paragoni e giudizi. Occorre educarci, sciogliere questi schemi mentali. E’ difficile, ma è un esercizio che si può praticare e l’attenzione può aiutarci, infatti se siamo attenti a come facilmente e banalmente questo processo mentale si attiva, credo sia già un grande passo in avanti per dissolverlo. A parer mio senza paragoni o giudizi si può realmente ascoltare una persona e vedere le cose per ciò che sono.

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  • 3 mesi fa

    Premetto che non ho figli, però un pò di esperienza educativa e credo anche in questo caso si possa superare il gap o questo o quello ( siamo abituati a pensare e vedere tutto per opposti e separazioni) e mixare il positivo dei diversi punti di vista. Per la mia modesta esperienza credo che l' educazione ( nel senso di condurre verso un certo modo di...) sia sempre utile ed auspicabile, ma l' educazione non è mai imposizione. Inoltre rimane sempre il dato interessante dell' osservazione della persona unica che si ha di fronte ( figlio proprio o altrui) che ha un proprio sentire che va saputo ascoltare prima di fare delle richieste, le quali dovranno essere equilibrate rispetto all' essere che se ne deve assumere la " responsabilità". Mi chiedo piuttosto quanto i genitori vogliano/sappiano ascoltare/comprendere le caratteristiche dei loro figli o piuttosto affogarli in multi-attività o scelte in base a loro criteri o necessità di vita o aspettative, facendoli spesso saltare vari stadi necessari ( tra cui anche il conflitto e la sua risoluzione) creando loro stessi un  film della vita presente e futura...e poi ci si meraviglia del bullismo ed altro e tutti dicono meravigliandosi: eppure l' avevamo educato così bene... 

    • asso
      Lv 7
      3 mesi faSegnala

      Bella risposta che condivido 

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  • 3 mesi fa

    Mettiamo a fuoco per un attimo il significato della parola  "educare". Non è soltanto dare ai propri figli dei riferimenti, delle indicazioni, dei suggerimenti. L'unico input che può funzionare in tal senso come "seme" per i propri rampolli (come giustamente ha fatto notare Michelle) è soltanto l'esempio. I genitori non possono "formattare" la mente dei loro figli, per farli ragionare o agire in un  modo stabilito, addirittura non potranno neanche minimamente influenzarne le loro scelte o i sentimenti, se di quelle particolari scelte e di quel modo di sentire loro genitori non ne sono già l'esempio e il modello. Poi ovviamente, in base alle predisposizioni genetiche quel "seme" potrà dare i suoi frutti, più o meno grandi, ma l'importante è che i genitori lo abbiano trasmesso, non certo a parole, ma con i fatti, perché la sensibilità verso i vari aspetti dell'esistenza, è riflessa nel modo di essere e bisogna praticarla ed esercitarla, non bisogna farla perciò  rimanere una semplice teoria.

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  • 3 mesi fa

    (Condivido ogni parola - tra l'altro avevo capito che la domanda fosse tua prima di vedere il nick!).

    Non solo sono convinta che la sensibilità non possa essere insegnata, ma sono certa che questo forzare un essere umano, soprattutto un bambino!, a sentire qualcosa che non sente, o a simulare di sentirla, possa danneggiarlo profondamente, intimamente.

    Lo si educherà alla finzione, al politicamente corretto, gli si inculcherà che per essere accettato dovrà non solo "fare" ciò che gli dicono gli adulti, ma anche "sentire" come loro vogliono.

    Questo è atroce, mi sconvolge e mi fa profondamente arrabbiare.

    Il bambino che sarà costretto a sedersi accanto al compagnetto "diverso", ad esempio, arriverà intimamente a detestare non chi gli ha impartito quell'ordine, ma lo stesso bambino con cui è costretto a stare (pensando che, se non ci fosse proprio stato, sarebbe stato meglio).

    Vedrete quali effetti avrà questa educazione alla sensibilità. Una società di castrati frustrati che coveranno dentro i peggiori sentimenti che non hanno mai potuto avere un naturale (innocente) sbocco quand'erano acerbi, pulsioni che si sarebbero estinte da sole, con la vita, con le esperienze negative, con la cultura, con la ragione, e che invece sono state bloccate sul nascere da un'imposizione assurda. 

    Si creeranno posti di lavoro, però! Per qualche ignorante disadattato che potrà mostrare al mondo quanto è buono lui e quant'è bello amarsi tutti (a forza!).

    (La figura dell'"educatore alla sensibilità").

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    • StellaS!
      Lv 7
      3 mesi faSegnala

      ...ne ho veduti pochi, e quei pochi provengono da famiglie che sono all'oscuro su cosa voglia dire educare alla gestione  emozionale. Vi leggerò in itinere mie belle gnokke😆

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  • 3 mesi fa

    Io penso che piuttosto che insegnare a stargli accanto ad un bambino solo perché è "diverso"(magari un bambino la penserebbe così) , un genitore debba insegnare a suo figlio che il fatto che un bambino abbia qualche problema, che sia fisico, mentale o altro, non è un ostacolo, cioè, deve insegnare a suo figlio che può essere amico di tutti, e a non evitare i bambini che ai suoi occhi magari possono sembrare "diversi", ma proprio perché appunto non lo sono

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  • 3 mesi fa

    Educare alla sensibilità, valorizzare i bisogni invece di tutelarli, uno uguale uno, siamo tutti poeti e compagnia cantante sono tutte manifestazioni di quel cancro culturale che è il politicamente corretto. Come si insegna la sensibilità? E' un ossimoro (ma non di quelli belli). Non ha senso. E' un'imposizione, una gabbia, un'armatura per affrontare una guerra che porterà solo distruzione. E' un modo perverso che hanno certe persone per smacchiare la propria coscienza. Lo fanno molti genitori: vivere la vita dei figli, i quali si troveranno senza vita, già vissuta. Un piatto col cibo masticato. Odieranno quel sapore. Lo sopporteranno a stento. Meglio che sputino e vomitino quando è naturale e giusto che lo facciano, per imparare a mangiare e nutrirsi davvero. 

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  • 3 mesi fa

    Io mi allineo al pensiero di Dila, perché -per ragioni lavorative, e no, non faccio l'insegnante- so cosa vuol dire trovarsi faccia a faccia con le difficoltà  dell'educare.

    Certo, il pubblico di adulti di tuo riferimento, non ha saputo sviluppare -forse ignorando- il grande tema "educare alla sensibilità", ma fidati se,  con grande convinzione,  ravvedo nel contesto scolastico e familiare, l'urgenza  di trasmettere ai bambini il sostegno, la cooperazione e il senso di appartenenza; e come lo fai se non passando dal canale educativo? Io ritengo di fondamentale importanza aiutare i nostri futuri giovani ad accettare che la diversità esiste, che è una cosa presente e che fa sentire i suoi effetti emozionali,  ma che questi effetti non hanno nulla di male, al punto che è possibile convivere con l’altro  poiché esso è portatore di qualcosa che noi non abbiamo e che potrebbe condurre a una crescita reciproca della sensibilità -e non solo-.

     In questo caso, quindi, entra in gioco la potenza educativa! Tu formi i piccoli uomini  a guardare al diverso senza provare alcuna forma di disagio perché essere diversi dagli altri non implica nulla di negativo.

  • Anonimo
    3 mesi fa

    Se cerchi conferme le hai avute non vedo perché parlarne 

    • asso
      Lv 7
      3 mesi faSegnala

      Cerco conferme ma anche un punto di vista opposto al mio, a volte perdo obiettività quando una cosa mi sta a cuore e mi fa piacere anche trovare chi mi faccia presente quello che non vedo

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  • 3 mesi fa

    Premesso che tutti hanno pari dignità sociale, quindi è ovvio che colui che dovesse incitare a prendere le distanze da un individuo in particolare, sarebbe tacciato di insensibilità e sottoposto a condanna morale.

    Ma la pretesa di voler giudicare sulla base di semplici preferenze individuali, mi sembra un farsesco tribunale a cui neppure Orwell era arrivato.

    Il mio timore è che nel tentativo di indirizzare sempre più l'animo umano si  arriverà alla progressiva riduzione del pluralismo delle idee.

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