Anonimo
Anonimo ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 2 mesi fa

cosa mi potete dire sul Foscolo?

4 risposte

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  • 2 mesi fa
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    il Foscolo ci vedeva poco, brancolava nella nebbia così come  il Pascoli trasumava ovini da casa sua fin sopra la torre antica dove il Leopardi amava nascondersi dietro i cespugli in attesa delle prede, il Carducci cucinava gustosi piatti a base di piccoli ortaggi selvatici di campo del genere asteraceae, ecc...

    Dovremmo poi citare Saba che produceva antichi televisori, Ariosto grande esperto nell'insaporire ricette a base di carne al forno e il Tasso... l'unico poeta in grado di permanere per un intero inverno dentro umide grotte in stato letargico senza per questo lamentarsi.

    Ma perché insistere?

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  • Anonimo
    4 sett fa

    Ugo Foscolo è stato un grande poeta italiano.

    Nasce il 6 febbraio 1778 a Zante, un’isola sul mar Ionio allora possedimento della repubblica di Venezia, da padre veneziano e madre greca.

    Compie i primi studi nel seminario arcivescovile di Spalato, in Dalmazia, e alla morte del padre, si trasferisce con la famiglia a Venezia.

    Qui prosegue gli studi diventando un appassionato lettore dei classici.

    Frequenta il salotto letterario della contessa Isabella Teotochi Albrizzi e stringe amicizia con degli intellettuali.

    Nel 1796, la prima discesa di Napoleone in Italia riempie di grande entusiasmo il poeta che dedica al generale l’ode “ A Bonaparte liberatore”.

    L’anno successivo si arruola nel esercito francese.

    Purtroppo rimane profondamente deluso dal trattato di Campoformio nel 1797 con cui Napoleone cede Venezia all’Austria.

    Sdegnato del tradimento, si trasferisce in esilio volontario a Milano, qui lavora come giornalista e conosce Giuseppe Parini.

    Nel 1800, quando l’Italia viene invasa dalla coalizione austro-russa il poeta si arruola volontario della Guardia Nazionale e combatte a difesa di Genova assediata.

    Dopo la vittoria francese a Marengo, compie varie missioni in Toscana.

    Si arruola come capitano di fanteria nell’esercito  napoleonico, nel 1804, e va in Francia per partecipare alla spedizione contro l’Inghilterra.

    Fallito il progetto dell’invasione dell’Inghilterra, il poeta lascia la vita militare e ritorna in Italia.

    A trent’anni il poeta è al culmine della propria carriera letteraria e nel 1808 gli viene assegnata la cattedra di Eloquenza presso l’Università di Pavia.

    Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia, rientra a Milano, ma nel 1814, dopo la caduta del Regno d’Italia e il ritorno degli austriaci, nonostante gli venga offerta la direzione di una nuova rivista letteraria, decide di abbandonare per sempre l’Italia, recandosi volontario in esilio, prima in Svizzera, poi in Inghilterra.

    Dal 1816 vive stabilmente a Londra, assillato da crescenti difficoltà economiche e assistito premurosamente dalla figlia Floriana.

    Gli ultimi anni della sua vita sono caratterizzati da un’intensa attività letteraria collabora con riviste, con saggi su Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio.

    Muore in miseria il 10 settembre 1827, a quarantanove anni.

    I suoi resti, inizialmente tumulati in un cimitero londinese, nel 1871, per decreto del Governo Italiano, vengono trasferiti a Firenze, nella basilica di Santa Croce, accanto alle tombe dei grandi poeti Italiani.

    Della produzione artistica di Ugo Foscolo ricordiamo:

    Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1798-1817) è una romanzo epistolare, ricco di spunti legati alla vita amorosa dell’autore e alle vicende politiche italiane. Il protagonista è Jacopo Ortis, un giovane patriota che lascia Venezia in volontario esilio dopo il Trattato di Campoformio.

    Innamoratosi di Teresa, il giovane è costretto a lasciarla per intraprendere numerosi viaggi, durante i quali medita pessimisticamente sulle condizioni dell’Italia divisa e sottomessa allo straniero.

    Quando la ragazza si sposa, Jacopo torna in patria e si uccide, pugnalandosi al cuore.

    Dei sepolcri (1806-1807) è un carme, un componimento poetico dal carattere solenne e religioso, formato da 295 versi endacasillabi sciolti, cioè senza rima.

    Ugo Foscolo scrive quest’opera in occasione dell’editrice napoleonico di Saint-Cloud del 1804, che imponeva la sepoltura dei cadaveri in cimitero pubblico posti fuori dalle mura cittadine.

    Nelle quattro parti in cui è diviso il carme, il poeta espone le sue meditazione sul senso della vita è della morte.

    Le Grazie (1803-1827) sono un poemetto, largamente incompiuto, costituito come i Sepolcri da versi endecasillabi sciolti. È l’opera più importante del classicismo foscoliano, in cui il poeta affronta temi legati alla mitologia classica con uno stile pacato e armonico.

    I Sonetti (1803) sono dodici componimenti che nascono da una situazione sentimentale vissuta dallo scrittore con passione e intensità.

    La composizione dei sonetti avviene in due fasi, una anteriore e l’altra posteriore all’estate del 1802, periodo in cui Ugo Foscolo è a Milano, assorbito dalla revisione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis.

    Appartengono alla prima fase gli otto sonetti giovanili , che presentano temi autobiografici: l’amore per la patria e il dolore per l’esilio, la travolgente passione amorosa, il senso della vanità delle cose terrene e l’invocazione della morte.

    I quattro sonetti maggiori risalgono invece alla seconda fase. A differenza dei precedenti, essi sono conosciuti con un titolo specifico: Alla sera, A Zacinto, Alla Musa, In morte del fratello Giovanni.

    Questi componimenti costituiscono l’esito più alto della produzione poetica foscoliana., grazie alla capacità del poeta di filtrare i dolorosi temi autobiografici attraverso una meditazione pacata e universale.

    Nei Sonetti confluiscono sia temi romantici, come il senso di solitudine e le forti passioni, sia temi neoclassici quali richiamano al mondo antico visto come luogo di armonia e serenità.

    Le due Odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo (1799) e All’ amica risanata (1802-1803) sono un esempio dell’influenza che il Neoclassicimo ha sulla poesia di Ugo Foscolo.

    Entrambe celebrano la funzione altissima che ha la bellezza femminile sull’animo umano tormentato dalle passioni terrene: essa è la manifestazione dell’armonia universale in cui l’uomo trova conforto e rassicurazione.

    Nel comporre le Odi il poeta prende spunto da due donne realmente conosciute e amate: la nobildonna genovese Luigia Pallavicini e la contessa milanese Antonietta Fagnani Arese.

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  • 1 mese fa

    Pare che avesse i capelli rossi, e che fosse posseduto dal demone del gioco

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  • 2 mesi fa

    Propongono degli ottimi viaggi organizzati

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