Thomas ha chiesto in Scuola ed educazioneCompiti · 7 mesi fa

Mi aiutate a fare un tema sulle difficoltà che ho passato? ?

6 risposte

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  • 7 mesi fa

    Da piccolo faticavo a fare amicizia ma i miei genitori mi facevano pressioni perché mi trovassi degli amici. Non sapevo come fare così iniziai ad uscire il sabato dicendo che andavo dai miei amici. In realtà mi recavo al parco a leggere e quando quello chiudeva andavo a vedere un film al cinema o al teatro.

    Una volta che ero al parco notai un vecchietto che riproduceva una partita a scacchi dell'antichità, era solo, così raccolsi il mio coraggio e andai a chiedergli di insegnarmi a giocare. Lui mi disse che in passato i grandi giocatori trascrivevano le mosse su un taccuino in modo da potere riprodurre la partita anche in futuro. La partita che stava riproducendo era stata giocata nel 1809 da Napoleone. ero affascinato nel vedere l'astuzia dei due contendenti sfidarsi a colpi di ingegno per conquistare il re. M'incantò e quando il mio nuovo amico iniziò ad insegnarmi a giocare a scacchi ci misi il massimo dell'impegno. Quel gioco mi appassionava al punto che dedicavo molto tempo a giocare online, a riprodurre partite e a studiare volumi di scacchisti famosi.

    Ci vedevamo tutti i giorni. 

    Io mi accorgevo che era strano e che a volte sembrava non sapere chi fossi, altre volte mi chiamava col nome di suo figlio o sembrava convinto che fossimo nel periodo della guerra.

    Parlava del suo passato al presente e sembrava confondere gli eventi.

    Non diedi peso alla cosa ma un giorno andai al nostro solito posto e non lo trovai, chiesi in giro con preoccupazione crescente e scoprii che la figlia lo aveva chiuso in una casa di riposo.

    Mi sentii malissimo perché non avevo potuto salutarlo e perché l'ultima volta me n'ero andato via prima per vedere un film al cinema. Ero stato egoista e lo avevo dato per scontato. Volevo rimediare ma non sapevo come fare. Poi un giorno ho avuto l'idea di cercare il nome del figlio su facebook. l'ho trovato e contattato raccontandogli tutta la storia. Mi ha proposto di vederci e mi ha detto che era disposto a portarmi da suo padre e che probabilmente non mi avrebbe riconosciuto. Gli dissi che non m'importava e lui mi condusse alla casa di riposo.

    Vidi subito il mio amico e lo abbracciai piangendo di gioia e sollievo nel vederlo vivo. 

    Lui sembrava imbarazzato, mi guardava senza riconoscermi cercando di capire chi fossi, poi mi chiamò col nome del figlio.

    Non m'importava era davvero felice di vederlo, così estrassi una scacchiera e iniziai a disporre i pezzi. Lui s'illuminò. Poi semplicemente giocammo mentre lui mi raccontava di avvicenti battaglie che forse aveva combattuto forse no.

    Che importva? non era quello il punto.

    Quando finimmo il figlio mi portò a casa. I miei erano appena tornati dal supermercato quando mi videro scendere dall'auto di un uomo adulto si fecero un film mentale convincendosi che l'uomo in questione fosse un pedofilo che mi aveva sedotto, diedero entrambi i numeri e mio padre strattonò con violenza  il figlio del mio amico urlandogli contro. Non lo avevo mai visto così, ne ebbi paura ma intervenni. Fu dura spiegare la verità: che non avevo mai avuto amici e che passavo i pomeriggi giocando a scacchi con un novanticiquenne con un problema di demenza.

    Senbravano straniti, increduli, non sapevano bene cosa fare o dire e iniziarono a preoccuparsi. Mi vietarono di vedere il mio amico ma io mi opposi ribellandomi per la prima volta al loro volere. Mio padre mi diede una sberla ( la prima di tutta la mia vita) ma questo non mi fermò. Aprii la porta e semplicemente me ne andai. Dalla fermata dell'autobus sentivo i miei genitori urlarsi contro da dentro casa. Mi dispiaceva ma sentivo di fare la cosa giusta: non potevo abbandonare il mio amico, non ora che era in difficoltà.

    Finito il litigio con mio padre, mia madre mi raggiunse alla fermata, "ti accompagno".

    Andammo insieme senza parlarci. Lei conobbe il mio amico, lo vide chiamarmi con un nome diverso, giocare a scacchi con me e anche aiutarmi con un problema di matematica che proprio non mi veniva ( demenza o no nei suoi giorni lucidi in matematica era bravo).

    Lo salutai con un bacio sulla guancia e vidi l'espressione angosciata di mia madre che evidentemente non capiva perché mi fossi tanto affezionato a quel vecchietto. Lei lo vedeva come un rottame da portare allo sfasciacarozze, ma io lo vedevo come una persona con un passato e un vissuto e la demenza per me non cambiava niente.

    I miei mi permisero di verderlo ma mi accorgevo che non capivano e che erano preoccupati. 

    Vidi il mio amico per due anni, poi, all'improvviso morì. Fu straziante, andai al suo funerale raccontando tutto quello che quel vecchietto mi aveva dato. Piangevo, forse anche più dei figli, e mi accorsi che ero l'unico giovane in un gruppo di adulti e anziani.

    Non m'importava. 

    Dopo quell'evento, iniziò un periodo difficile: dormivo tutto il pomeriggio e la notte e mi sentivo sempre stanco e appesantito. Piangevo senza motivo e non riuscivo a studiare. Ero anche arrabbiato con i miei genitori e dal loro sollievo nel sapere che il mio amico era morto, credevano che così sarebbe tornato tutto alla normalità e ne erano felici. Odiavo la loro gioia per la morte del mio amico, li trovavo meschini ed egoisti. Ero arrabiato e li disprezzavo. Il divario tra noi cresceva giorno dopo giorno e alla fine avevamo smesso di parlarci del tutto.

    Io ero nel buio più totale, ero sempre sconfitto e triste, come se un'ombra nera avesse invaso la mia anima. Mi sentivo le membra pesanti ed ero lentissimo in tutto ciò che facevo. Non riuscivo a fare meglio semplicemente il peso della vita mi schiacciava a terra e io mi sentivo come se avessi uno zaino di sassi sulla schiena che rallentava ogni mio movimento.  

    Durò per un lungo periodo poi arrivò a casa mia un invito per un evento dell'associzione scacchisti della mia città. Questa cosa mi rianimò e mi spinse ad uscire, ci andai a piedi e godetti del sole sulla pelle e del piacevole tepore di quella giornata. All'associazione dovetti relazionarmi con gli altri e uscire dal mutismo in cui mi ero chiuso e questo mi aiutò moltissimo.

    Gradualmente iniziai ad uscire tutti i giorni per brevi passeggiate per giocare con i miei amici vecchietti dell'associazione. Questo mi aiutò a sentirmi meglio e a recuperare la voglia di vivere. ( anche perchè la nipote di un mio amico vecchietto era molto graziosa e la sua energia mi tirava su facendomi sentire meglio)

    In breve decisi di provare un nuovo sport e li conobbi dei nuovi amici della mia età con cui uscivo sempre. 

    I miei genitori naturalmente iniziarono a lamentarsi del fatto che stavo sempre in giro e che mi vestivo come piaceva a me e non più a modo loro, rimpiangevano i momenti in cui ero un 

     bambino docile e tranquillo che amava giocare a scacchi con i vecchietti. 

    Era come se avessero rimosso una parte della storia. Glielo feci notare e poi aggiunsi con indulgenza che quando sarebbero stati dei vecchietti con la demenza li avrei trattati bene come avevo fatto con il amico novanticiquenne. Vidi un lampo di comprensione attraversargli il viso e seppi che finalmente avevano capito che per me il mio amico era una persona e non solo un rottame senza memoria.

    Mio padre mi sorrise e mi fece una carezza:"sei un bravo ragazzo"

    Gli accarezzai la schiena, "anche tu non sei male", sorrisi a lui e a mamma, "ci vediamo domattina", dissi con entusiasmo. Uscendo.

    Mi sentivo bene. Per un periodo avevo pensato che le cose non si sarebbero mai messe a posto e invece gradualmente tutto si era risistemato e anche se il mio amico mi mancava, avevo voglia di fare e di vivere e dentro di me ed ero certo che anche il mio vecchietto avrebbe voluto che andassi avanti. Lo porto sempre nel cuore e a volte ripenso alle sue storie e sorrido. Tutt'ora continuoa giocare a scacchi e facendolo lo sento vicino, come se io avessi dentro di me il compito di ricordarlo e mettere a frutto ciò che mi aveva dato e insegnato. Mi aveva lasciato un'eredità ed ero fiero di portarla con me nella mia vita.  

        

      

         

    Fonte/i: Mi piace scrivere e in Italiano ho sempre avuto voti alti.
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  • Scusami, ma se non conosco le difficoltà che hai passato, come càzzo faccio a farti il tema?

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  • 7 mesi fa

    Quando ero piccolo ero grasso. A scuola tutti mi guardavano strano, pensavano che io passassi tutto il pomeriggio a mangiare. In realtà non era così, io avrei voluto essere come tutti gli altri, ma spesso quando mi trovavo a casa da solo, perché mia mamma e mio papà lavoravano sempre, mi lasciavano lì e io annoiato mangiavo ogni cosa.

    Dopo aver ricevuto svariate prese in giro, avevo deciso di mettermi a dieta e di andare in palestra, così anche io avrei potuto essere "bello". Mi armai di coraggio e chiesi a mia mamma 50€ per l'abbonamento in palestra, i conti in casa non tornavano e mi sentivo un verme a peggiorare la situazione. Lei me li diede e mi disse che era felice di aiutarmi. Io mi misi d'impegno e nel giro di 3 mesi ottenni un super fisico.

    --- ho inventato---

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  • 7 mesi fa

    La vera difficoltà la passiamo noi utenti che abbiamo deciso di aprire questa domanda.

    Ma come? Dici che hai da fare un tema sulle difficoltà che hai passato e manco ti ricordi quali?

    Io di difficoltà che hai passato (ma che non sono ancora passate) vedo solo un problema di amnesia. XD!

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  • 7 mesi fa

    Sì, ma quali sono le difficoltà che hai passato? Hahah

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  • 7 mesi fa

    allora tu sei nato down e hai vissuto come un down sei morto un down risorto un down e ora da down che sei ha fatto una dowmanda da down su yahoo down answers...

    Fonte/i: Au ti smo
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