sartori ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 8 mesi fa

Se per assurdo non ci fosse la morte?

E la vita risultasse interminabile,

daremmo all'esistenza lo stesso valore, l'identico significato? E noi umani saremmo migliori o peggiori?

29 risposte

Classificazione
  • 8 mesi fa
    Risposta preferita

    In realtà anche se la morte non esistesse, il dubbio stesso della nostra fugace apparizione in questo teatrino dovrebbe spronarci a lasciare un segno. Anche se la vita fosse infinita, una sorta di funzione ricorsiva priva di caso base, noi dovremmo sfruttare tutto il tempo a nostra disposizione. Se fosse infinita e noi fossimo consapevoli non avremmo una scadenza che ci sprona a fare il massimo giorno per giorno. Secondo la mia visone delle cose il tempo limitato ci concede il lusso di sognare.

    Fonte/i: Maestro
  • 8 mesi fa

    Secondo me no. La vita ha senso proprio perchè è breve. Vivere all'infinito non avrebbe senso.

  • Blu.
    Lv 7
    8 mesi fa

    Sarebbe un incubo...             

  • Geo
    Lv 7
    8 mesi fa

    Ci fecero un film: "Zardoz", con Sean Connery.

    Gli immortali, in questo film (non tutti lo erano), vivevano nei Vortex, protetti dai "selvaggi".

    Erano costretti alla convergenza di pensiero e i dissidenti erano condannati all'invecchiamento di tot anni.

    In pratica le "carceri" erano delle casa per anziani.

    Quando arriva l'eroe a cavallo, intruso dal mondo esterno, con la sciabola in mano, la gente gli correva incontro implorando la morte, tutto condito dall'allegretto dalla 7° sinfonia di Beethoven.

    Indimenticabile.

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  • 8 mesi fa

    Perché "per assurdo"?: come fai ad essere sicuro al duemiliardesimo per duemiliardi che esiste la morte?

    Io, personalmente, non sono sicuro nemmeno che esisti tu. Ci credo, certo. Ma non troverei assurdo che tu non esistessi. Troverei assurdo non esistere io e, ciò nonostante, avere le percezioni che ho. Quelle percezioni so per certo di averle. Il resto per me rimane comunque in parte avvolto in un grande "boh", che risolvo in parte con atti di fede nel senso lato del termine (dunque non in quello strettamente religioso).

    Dunque, abbandonando adesso prospettive da dubbio metodico cartesiano e da fenomenologia husserliana, e supponendo, come ho fede nel senso che ci credo (altrimenti manco starei scrivendo questa risposta, xD), che tu esista ed esistiamo tutti, più che chiederci come saremmo se non ci fosse la morte, dovremmo chiederci come saremmo se la maggior parte fra noi non nutrisse la convinzione, fondata su quanto quotidianamente esperiamo, che (salvo imprevisti) invecchieremo e (di certo) moriremo.

    E qui penso che ci manchino un po' gli strumenti per capire come saremmo, in quanto la nostra psiche è abituata a cogliere il cambiamento e all'interno di questo i processi della nascita, della crescita, dell'invecchiamento e della morte: è cresciuta così, è strutturata così.

    Io ti posso dire solo che, per come sono fatto io adesso, gradirei avere molto ma molto più tempo a disposizione per fare tutte le cose che amo fare e per diventare come anelo ad essere, dopodiché, quando fossi pronto, presumibilmente desidererei fare tipo un salto in un'altra dimensione, migliore di questa qui, che pur con tutti i suoi limiti è comunque bellissima. Può essere che un giorno, dopo molti di questi salti, arriverei a desiderare di fondermi con il tutto, ma questo ora come ora, limitato come sono, non lo so e non lo posso sapere, del resto non ho alcuna vaga idea di come sarebbe questo ipotetico tutto. So che vorrei molto più tempo a disposizione per fare ciò che anelo a fare, coltivare le mie passioni, migliorarmi o anche solo emozionarmi per essere qui al mondo, in questo mondo. Ma non so, sinceramente, se vorrei che questo tempo fosse eterno, e non penso di poterlo nemmeno sapere in quanto che io non mi percepisco, almeno qui ed ora, in questo mondo sempre cangiante, come eterno. E posso immaginare che, se da un lato sarei liberato da una delle mie poche reali paure (perché quasi tutti gli altri problemi ho imparato a gestirli o a non considerarli nemmeno tali lavorando su me stesso), da un altro lato correrei il rischio di sentirmi vacuo ed inutile, in fondo ingombrante.

    Ma poi in realtà io penso che in questo caso sarebbe tutto diverso.

    Saremmo comunque migliori nel senso che non dovremmo per continuare a vivere uccidere altri viventi, dunque penso che potremmo essere migliori perché saremmo meno deboli e secondo me la maggior parte delle brutte azioni che commettiamo sorgono comunque da una debolezza di fondo.

    Ma nello stesso tempo potremmo anche rivelarci apatici e incapaci di gustare i piccoli grandi doni che il mondo ci regala, non pronti all'eternità e quindi magari darci ad azioni proprio malvagie per ammazzare la noia, dunque diventare ancora peggiori di come adesso siamo, senza nemmeno potere avere la via di uscita, se pur terrificante, della morte: e in questo caso per noi sarebbe una sorta di vero e proprio inferno.

    Boh, forse ha ragione wanial: gli stromboli continuerebbero ad essere stromboli e i desiderosi di non cedere ai propri lati oscuri continuerebbero ad essere diciamo così buoni o almeno relativamente tali.

    Ma penso che, per come siamo strutturati ora, non possiamo saperlo.

    Cioè chiederci come saremmo se ci percepissimo qui ed ora come eterni è un po' come chiederci come saremmo se ci percepissimo qui ed ora come degli scoiattoli, xD, anzi c'è uno scarto ancora maggiore, perché lo scarto tra temporalità dissolventesi ed eternità è lo scarto fra finito e infinito.

    Non possiamo saperlo, anche se ci viene spontaneo chiedercelo, fa parte proprio della nostra ansia di infinito ed eternità.

    Secondo me dunque la tua domanda, in quanto tale, ha molto ma molto senso e me la pongo anche io a volte. Il problema non è la domanda, ma è la risposta, il nostro esser inadeguati a fornirla proprio a causa della nostra percezione della temporalità. E, d'altro canto, se fossimo adeguati a fornirla saremmo eterni e quindi non ci porremmo nemmeno la domanda. Chissà che non sia proprio questa percezione di mortalità ad essere illusoria e non sia la nostra paura di liberarci dall'attaccamento istintivo alla vita, a questa vita, a impedirci di compiere il salto in una dimensione altra in cui esisteremmo senza morire: esisteremmo ma senza quell'egoismo di fondo che fa di me me e di te te e che ci rende, sia te che me, fondamentalmente deboli...

    Chissà... Forse, come scrive Garota, un giorno lo scopriremo (personalmente, a volte spero di svegliarmi e scoprire che è stato tutto un sogno), o forse non lo scopriremo mai perché la morte ci priverà di ogni risposta e di ogni domanda.

    Il dubbio rimane... e, forse, ora come ora, è anche giusto che rimanga...

    Ciao :-)

  • 8 mesi fa

    E se la morte non esistesse e quella che noi chiamiamo morte fosse solo un sonno rigeneratore per tornare con nuove forze e possibilita'? Come se il rapporto tra veglia e sonno si dilatasse nelle stringhe dell'universo...

  • wanial
    Lv 7
    8 mesi fa

    io sono convinta che chi adesso si comporta bene, civilmente con gli altri lo sarebbe sempre, chi gia' e' infame lo sarebbe ancora di piu' tranquillo che nessuna punizione sarebbe giusta e duratura, altrimenti dovrebbero mettere la pena di morte sicura, se molti si trattengono per paura di quello che lo aspetta dopo la morte, ossia sa nessun eden potrebbe trovare sai che pacchia con cattiverie andrebbero avanti per l'eternita', malattie, dolori e morte mettono un freno spesso

  • 8 mesi fa

    Secondo me l'uomo sarebbe peggio di adesso... Perché in più avrebbe meno paura. 

  • Funny
    Lv 4
    8 mesi fa

    La vita non può essere secondo me infinita, la natura ci ha dato un tempo e dopo quel tempo noi con la morte ritorniamo nella natura e un ciclo magari rinasceremo di nuovo 

  • 8 mesi fa

    Non si sa perché mancano i dettagli per fare un ragionamento su questa domanda... 🙂

    Quanto durerebbe la giovinezza?

    Il corpo umano, cioè il suo organismo subirebbe cambiamenti in questo tempo indeterminato?

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