La relazione cane/padrone si può davvero riassumere in un rapporto dominante/ sottommesso?

Mi è capitato un video di you tube dove si attrbuivano i problemi di un cane al fatto che lui si sentisse "capobranco".

In realtà le problematiche erano diverse, il cane(di taglia grande) non poteva correre ne sfogare le sue energie perché viveva in un appartamento piccolo e non aveva potuto socializzare nei tempi giusti. Era quindi parecchio irruento. 

Quindi penso che il rapporto tra cane e padroni  sia molto più complesso del semplice "il cane non mi riconosce come capobranco".

Penso che possa dipendere per esempio dal fatto che il padrone comunichi in maniera scorretta col cane, a traumi dell'animale, a una mancata socializzazione degli animali in tempi coretti o anche al fatto di trattare il cane come un peluche o un oggetto, non rispettando cioè i suoi bisogni.

Secondo me è una situazione più complessa del semplice "il cane si sente capobranco".

Anche perchè ho notato che chi crede questo tende a giustificare schiaffi e colpi al cane per sottometterlo cosa che io non condivido.Tra l'altro ho notato che gli addestratori di cani guida, al fine di crescere animali equilibrati e collaborativi non picchiano mai i cani durante l'addestramento ma collaborano con loro trasformando gli esercizi in gioco. Secondo me questo è il modo giusto.

Voi che ne pensate? Mi raccontate le vostre esperienze?

 

1 risposta

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  • nur
    Lv 6
    10 mesi fa
    Risposta preferita

    Sono perfattamente d'accordo con te, la teoria del capobranco nasce dall'errata imputazione al cane di atteggiamenti tipici del lupo (imputazione data per altro da studi di diversi decenni fa che poi sono stati ampiamente ridimensionati e revisionati), già partendo da un paragone fra branchi di lupi e di cani, questi ultimi funzionano in modo diverso rispetto ai loro parenti selvatici. Che il cane abbia bisogno di una guida nella sua vita è innegabile, ma non è del capobranco "assoluto" che ha bisogno, ma di un leader che gli indichi la strada, e che lo tratti da compagno di vita con la propria indole, il proprio codice comportamentale e le proprie attitudini, non da servo o essere inferiore. Ogni volta che si riducono le problematiche di un rapporto cane-uomo alla storiella del capobranco non si fa altro che evitare di prendersi le proprie responsabilità sulla nostra incapacità di aver intessuto un rapporto equilibrato col nostro cane.

    Così come è difficile che un cane finisca per obbedire e "riconoscere come leader" (quindi portare rispetto) ad un solo membro della famiglia se tutti coloro che appartengono al gruppo sociale hanno partecipato attivamente alla sua crescita ed educazione; un altro errore che fanno in tanti è sostenere infatti che "il cane riconosce un solo padrone", questo succede se, come purtroppo capita spesso, il cane viene gestito in tutte le sue esigenze, da un'unica persona oppure se c'è in famiglia chi si occupa delle sue esigenze "primarie" e chi invece si fa vedere solo per gioco o coccole, senza mai intervenire nell'educazione e nell'espletamento delle necessità del cane. Pochi infatti sanno che portare a spasso, spazzolare, fare il bagno, somministrare il cibo ma anche i farmaci, sono tutti momenti che servono a rafforzare il nostro rapporto con loro e a fare in modo che si fidino e ci rispettino. Non ci dobbiamo stupire se nella famiglia siamo quelli che si limitano a tirare la pallina al cane e a coccolarlo sul divano la sera e poi questi  dimostra di non rispettarci o ubbidirci.

    Io ho 4 shiba e quando sento dire da un proprietario di questa razza "sono cani che riconoscono un solo padrone " (o peggio, capobranco) mi viene da ridere, in famiglia siamo in due ed entrambi ci occupiamo dei cani, ed anche se io ci passo molto più tempo, tutti e 4 rispettano e ascoltano sia me che il mio compagno. Ed è una cosa che ribadisco sempre ai futuri proprietari dei miei cuccioli: occupatevi tutti, figli compresi (nei limiti dell'età naturalmente) del cucciollo fin dal suo arrivo, e potrete costruire con lui un rapporto unico; poi purtroppo non tutti mi danno retta e quindi a volte capita di sentire la moglie, il figlio o il marito dire "quando si tratta di coccole e bocconcini premio viene da me ma poi non mi ascolta".

    C'è ancora troppa leggerezza negli italiani quando decidono di prendere il cane (e ne è la prova l'enorme numero di abbandoni che si registra ogni anni nel nostro paese)  e a questa si è aggiunta una visione distorta di questi animali, che sono diventati purtroppo per loro, dei dispenser di coccole, ridotti a poco più di pupazzi da prendere a natale per i figli o da usare come sostituti di affetti mancati. E più la taglia è piccola e più le persone li confondono con le bambole o con i gatti, senza sapere che la metà dei problemi di gestione che hanno questi animali da compagnia (dall'abbaio isterico, agli atteggiamenti aggressivi, alla frustazione, all'ansia da separazione) si risolverebbero portandoli a spasso regolarmente e lasciandoli vivere da cani e non da bambini pelosi.

    A livello comportamentale credo infatti che 30 anni fa i cani fossero più equilibrati rispetto ad ora, nonostante abbiano acquisito molti più diritti come animali, hanno perso parecchio della loro natura.

    Per quanto riguarda l'educazione cinofila non credo che esistano ormai molti educatori che usano la violenza per educare il cane, però ce ne sono fin troppi che si sono talmente "ingentiliti" da credere che al cane non debba essere dato alcun tipo di divieto, che non debba essere eccessivamente educato e che debba dover fare "le proprie esperienze", oltre al fatto che l'uso del bocconcino come unico modo di educare e rapportarsi, stia diventando eccessivo.Non amo assolutamente chi "schiena" i cani, ma nemmeno chi non imposta regole per la loro crescita e non usa i "no".

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