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Chiara ha chiesto in Arte e culturaPoesia · 2 mesi fa

commento sulla poesia il cinque maggio?perfavore?

5 risposte

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  • 2 mesi fa

    Tesoro caro, se vuoi fare un commento, devi pur leggertela! Fallo questo sforzo, non ti farà male. Capisco che forse sei una di quelle che non amano leggere i classici, ma i classici della nostra letteratura sono tali perché ritenuti opere degne di vivere in eterno, e un motivo ci sarà. "Ei fu. Siccome immobile..." è un'opera che merita di vivere imperitura nella nostra memoria collettiva, molto più di una canzonetta di Sanremo. Qui il Manzoni scrive di getto in seguito alla notizia appresa della morte di Napoleone Bonaparte. Parliamo di Napoleone Bonaparte, forse il più potente, innovativo, affascinante capo di stato dall'epoca di Federico II di Svevia o dal tempo dell'Impero Romano. Un imperatore (così si era autoincoronato) che aveva sconvolto la vita dell'europa nobiliare di fine 18° e inizio 19° secolo. Aveva esportato le idee della rivoluzione francese, aveva sconvolto l'ordine sociale sedimentato per secoli, aveva introdotto il sistema metrico, aveva introdotto il codice napoleonico, e tante altre cose. La sua morte significava la morte del più grande innovatore che i popoli europei avessero visto da secoli. Aveva tale prestigio che, come dice il Manzoni, la terra sta attonita alla notizia della sua morte, senza poter immaginare quando un simile tipo di uomo possa tornare a calcare il suolo. Ecco, la grandezza di Napoleone è il primo tema trattato, quello che suscita l'emozione che fa nascere il poema: un grande uomo, grandissimo, che dominò l'europa e il mediterraneo "dall'alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno", che provò "la gloria maggior dopo il periglio, la fuga e la vittoria, la reggia e il triste esilio", cioè tutto e il contrario di tutto, due volte sconfitto e due volte sul gradino più alto. Il poeta non vuole dare giudizi, poiché contemporaneo, e lascia "ai posteri l'ardua sentenza", su chi fu arbitro tra "due secoli l'un contro l'altro armati" (le guerre napoleoniche sono a cavallo dei due secoli), che aspettano che Napoleone decida il loro destino. Poi ecco che si apre la seconda parte: la sconfitta, l'esilio, i lunghi giorni tristi del declino. La grandezza di Napoleone, la paura che potesse tornare a costituire un pericolo, spinse gli inglesi ad esiliarlo a Sant'Elena, uno scoglio sperduto nell'atlantico. E qui, sommerso dall'onda dei ricordi, delle emozioni provate, non riuscì a scrivere le sue memorie. Ma i ricordi erano pesanti come macigni: gli accampamenti, le battaglie, il risuonare delle armi, i soldati che comandava. E lo sconforto lo prese, ma seppe trovare rifugio nella fede, fede che sostiene e che redime, che fa sì che il generale sconfitto, l'uomo superbo e vinto non si sia perso, ma abbia trovato un riscatto dalle sue sconfitte nel riconciliarsi con Dio, quel Dio che si posò accanto a lui nel momento della sua morte.

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  • 2 mesi fa

    E' una bellissima poesia, ma intensa e emozionante.

    • Vladimir5 giorni faSegnala

      Completamente d'accordo con te.

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  • 6 giorni fa

    Veramente tu non sai a chi la compose il Manzoni?

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  • 2 mesi fa

    Studia amore bello 🙌😘

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  • 2 mesi fa

    <<Egli [Manzoni] fu profondamente commosso dalla morte cristiana dell'imperatore [Napoleone] e, preso quasi da un impeto napoleonico, compose di getto il primo abbozzo di quello che sarà Il cinque maggio, in soli tre giorni>>.

    Per questo motivo si dice che Manzoni l'abbia scritta di getto, abbandonando la sua tendenza riflessiva proprio per la sua imminente necessità di scrivere a riguardo di un grande imperatore come Napoleone, per grande che sia pur sempre un essere umano, quindi mortale. Infatti, appena saputo della morte di Napoleone, <<Manzoni mette in risalto le battaglie e le imprese dell'ex imperatore, nonché la fragilità umana e la misericordia di Dio>>.

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Il_cinque_maggio

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