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Mimi ha chiesto in Arte e culturaStoria · 1 mese fa

Un breve riassunto di cosa successe dalla nascita e caduta dell’impero romano. E i problemi e aspetti positivi con i rispettivi imperatori?

1 risposta

Classificazione
  • 1 mese fa

    L'Impero Romano nacque nel 27 a.C., con l'ascesa al potere di Ottaviano Augusto come princeps. Egli intraprese una politica estera espansionistica: conquistò le Asturie e la Cantabria, l'arco alpino, la Rezia, la Pannonia, l'Illirico, la Mesia, portando i confini di Roma sul Danubio. Augusto intendeva portare la frontiera dal fiume Reno all'Elba, ma la disfatta di Teutoburgo (9 d.C.) impedì di portare a termine questo progetto, con la riduzione della Germania a provincia e la sua romanizzazione definitiva. In Oriente, il princeps si accontentò del mantenimento dello status quo con i Parti, ottenendo la fissazione del confine sull'Eufrate e la restituzione delle insegne perdute da Crasso con la rovinosa sconfitta di Carre (53 a.C.). Augusto divise le province in pacatae (amministrate da senatori) e non pacatae (amministrate da governatori scelti dall'imperatore). Le prime erano le province di più antica romanizzazione, le seconde erano i territori di frontiera esposti a incursioni barbariche e dove erano stanziate le legioni. L'Egitto era invece un territorio di proprietà personale del princeps, dove i senatori non potevano recarsi senza autorizzazione di Augusto. Ottaviano portò la ferma dei legionari a vent'anni, fece costruire acquedotti, strade, monumenti (Ara Pacis Augustae, il Mausoleo di Augusto, il Foro di Cesare e il Foro di Augusto, il Portico di Ottavia, il Teatro di Marcello ecc.), riformò l'esercito, l'amministrazione, la politica monetaria. Il suo successore Tiberio (14 - 37 d.C.) fu un buon amministratore, ma fu accusato dai senatori di essere un crudele tiranno assetato di potere: egli delegò la gestione del potere a Seiano, prefetto del pretorio, ma dovette farlo uccidere quando scoprì che tramava contro di lui per diventare imperatore. A Tiberio successe Caligola (37 - 41), sovrano che si macchiò di sperperi, eccessi, stravaganze e crudeltà e che fu ucciso in una congiura di palazzo. Claudio (41 - 54) riprese la politica di espansione di Augusto: annesse il Norico, la Mauretania, la Tracia, la Giudea, avviò la conquista della Britannia, ma si rese succube dei suoi liberti e delle sue mogli, fra cui vi furono Messalina e Agrippina. Quest'ultima lo avvelenò per far salire al trono Nerone, suo figlio di primo letto. Nerone (54 - 68) si rese ostile al Senato per i suoi atti in favore della plebe e per la sua politica aperta alle province (in particolare verso la Grecia, di cui ammirava l'arte e la poesia): divenne perciò oggetto di numerose congiure e ribellioni militari (in Giudea, in Britannia, in Spagna), e alla fine dovette suicidarsi. La dinastia dei Flavi proseguì l'espansione di Roma in Britannia, in Oriente e lungo il limes germanico-retico (annessione degli Agri Decumates), schiacciando la rivolta giudaica e fronteggiando la minaccia dei Daci e dei Germani lungo il Danubio. A Domiziano, ultimo imperatore dei Flavi, successero Nerva e Traiano (98 - 117): questi portò l'Impero di Roma al suo apogeo, riducendo a provincia la Dacia, l'Arabia, la Mesopotamia, l'Armenia, l'Assyria (queste ultime vennero evacuate da Adriano). Adriano (117 - 138) adottò una politica difensiva e rinunciò ad acquisire nuovi territori: fece erigere il Vallo omonimo in Britannia, rafforzò il limes africano e germanico, viaggiò in quasi tutte le province dell'Impero per rendersi conto di persona di come venivano amministrate. Con Antonino Pio e Marco Aurelio l'Impero di Roma iniziò a mostrare i primi segni di logoramento: Marco Aurelio (161 - 180), in particolare, dovette combattere a lungo contro i Parti, i Quadi, i Marcomanni, i Sarmati e altre popolazioni ostili lungo il limes danubiano. Dopo la morte di Commodo, figlio di Marco Aurelio, vi fu un breve periodo di anarchia militare al termine del quale prese il potere la dinastia dei Severi, di origine africana e siriana: i suoi imperatori, Settimio Severo, Caracalla, Eliogabalo, Severo Alessandro, favorirono molto i militari a spese del ceto senatorio ed estesero la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'Impero. Dal 235 al 284 si ebbe un lungo periodo di crisi politica, economica e militare, la crisi del III secolo, in cui gli imperatori (perlopiù militari di origine illirica) si succedevano freneticamente e dovevano contrastare usurpatori, pretendenti al trono, invasioni dei barbari, rivolte dei popoli assoggettati, moti secessionisti. Aureliano (270 - 275) riuscì a riunificare l'Impero sconfiggendo Tetrico, che governava l'Imperium Galliarum, e la regina di Palmira, Zenobia, che si era impadronita di vaste province orientali, prima di essere a sua volta ucciso in una congiura di palazzo. La crisi del III secolo ebbe termine con Diocleziano (284 - 305), imperatore illirico che escogitò il sistema della Tetrarchia (governo dei quattro) per amministrare al meglio l'Impero, affiancando al potere dei coreggenti, aumentando il numero delle province e riducendone l'estensione, riformando il prelievo fiscale (introduzione della capitatio e della iugatio) e stabilendo l'ereditarietà dei mestieri di padre in figlio. Con Diocleziano e Galerio si ebbero le più sanguinose persecuzioni dei Cristiani. Costantino (306 - 337) prevalse su tutti i rivali sconfiggendo Massenzio e Licinio e riunificando l'Impero: costui riconobbe il Cristianesimo come religio licita (313) e convocò il Concilio di Nicea (325) per stabilire quale fosse la retta fede. Alla sua morte l'Impero fu spartito tra i figli. Dopo una breve parentesi di restaurazione pagana con Giuliano l'Apostata (361 - 363), gli imperatori successivi furono tutti di religione cristiana: Teodosio I addirittura proclamò il Cristianesimo religione di Stato dell'Impero Romano. Alla morte di Teodosio, i suoi figli Onorio e Arcadio si spartirono il territorio dell'Impero. Nel V secolo, le invasioni barbariche in Occidente divennero sempre più frequenti e numerose: Goti, Franchi, Burgundi, Svevi, Vandali si stanziarono nei territori dell'Impero Romano d'Occidente, fondandovi regni romanobarbarici entro la prima metà del secolo. Ridotto alla sola Italia e ai territori adiacenti, l'Impero Romano d'Occidente cessò formalmente di esistere nel 476, quando il capo barbarico Odoacre inviò le insegne imperiali a Costantinopoli, capitale dell'Impero Romano d'Oriente, accontentandosi del titolo di rex e di patricius Romanorum.             

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