Anonimo

Perchè i laureati preferiscono non lavorare piuttosto che fare lavori poco qualificanti?

Una mia amica ha scelto di studiare giurisprudenza e come era immaginabile oggi è disoccupatissima. A 28 anni non ha mai lavorato un giorno e guai a dirle di accettare un lavoro come commessa o cameriera, sembra che le stiamo proponendo di salire al patibolo a farsi tagliare la testa. Lo stesso un'altra mia amica ingegnere, ha lavorato per 2 anni in un'azienda che poi è fallita ed è un anno e mezzo che è a casa. Le hanno offerto di fare il tecnico commerciale, di lavorare in concessionaria, di fare l'impiegata amministrativa, ma guai ad accettare perchè, a suo dire, non sono lavori adatti a chi ha studiato ingegneria. 

Non riesco a capire, è più dignitoso stare a casa a farsi mantenere dai genitori piuttosto che accettare un lavoro diverso da quello che si ha studiato? 

Aggiornamento:

X te al limone: lavoro da tanti anni e penso che lavorare sia più dignitoso che farsi mantenere. Come dicono alcuni utenti se la scelta fosse "lavoro poco qualificante  e mangiare" o "niente lavoro e morire di fame" non penso che sarebbero così schizzonose. 

13 risposte

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  • Anonimo
    3 mesi fa
    Risposta preferita

    Perché evidentemente hanno il sedere parato e chi gli copre le spese pur avendo 30 anni. E menomale si rifiutano di fare quei lavori, così rimangono per chi ha veramente bisogno. Che continuino a fare le mantenute. 

    • Fre81
      Lv 7
      3 mesi faSegnala

      concordi pienamente e aggiungo, i genitori possono permettersi di far fare a loro la loro vita (scusate il giro di parole) immagino che (non ora con il covid) ma serate con gli amici le fanno e usano la macchina per andare in giro.

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  • 3 mesi fa

    Mah...io ho un amico architetto che ha fatto anche il cameriere nei ristoranti, e che comunque, non avendo un lavoro fisso, accetta lavori stagionali anche umili e pesanti. Dipende, appunto, dalle condizioni personali di ciascuno.

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  • Violet
    Lv 7
    3 mesi fa

    Studiare comporta sacrifici, è vero che se uno si iscrive a giurisprudenza deve mettere in conto che probabilmente finirà a fare lavori poco qualificanti, ma comunque non è facile accettare che i propri sforzi non sono serviti a nulla. Onestamente non so come avrei reagito se non avessi trovato un lavoro in linea con i miei studi...

    C'è anche da dire che hai citato facoltà di gente che se la tira! Spesso i laureati in giurisprudenza si sentono talmente superiori agli altri da sembrare ridicoli e nemmno quelli di ingegneria scherzano, quindi immaginali a servire al bar diplomati o persone laureate in facoltà che schifano... 

    Prima o poi dovranno accettare qualcosa, fare il parassita ai danni dei genitori non sarà un' opzione che potranno praticare per sempre. 

    Ciao:-)

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  • Anonimo
    3 mesi fa

    forse perchè la dignità non ha un prezzo (o almeno non dovrebbe)

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  • 3 mesi fa

    Perché dopo essersi fatti il **** pretendo di fare il lavoro che meritano 

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  • Anonimo
    3 mesi fa

    Non so cosa rispondere 

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  • Anonimo
    3 mesi fa

    Perché con il suo titolo ci perde la dignità, e chi non è d'accordo è solo un ignorante pezzente!!! 

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  • 3 mesi fa

    Cito la canzone di barbarossa:sono figli di questa italia un p'o' americana sempre meno contadini sempre più figli di.

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  • mario
    Lv 5
    3 mesi fa

    Mah...io ho un amico architetto che ha fatto anche il cameriere nei ristoranti, e che comunque, non avendo un lavoro fisso, accetta lavori stagionali anche umili e pesanti. Dipende, appunto, dalle condizioni personali di ciascuno.

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  • 3 mesi fa

    Una laurea in giurisprudenza significa cinque anni di sacrifici, esami durissimi e poi, se va bene, altri anni di studio costante per le abilitazioni. Non è una passeggiata e se ne esce esauriti. Immagina poi, di punto in bianco, di scoprire che tutta quella fatica, per ora, non ti è servita a nulla sul piano lavorativo. Certo, ti ha donato una forma mentale fluida, hai imparato come funziona una parte considerevole dei meccanismi sociali che ci regolano, ma non basta. Ad un certo punto non basta e vuoi ricevere un utile per il tuo sapere e per tutti quegli anni di studio, rinunce, tasse e libri da pagare. 

    Ora, io non voglio difendere questa ragazza - non la conosco per cui parlo in generale -  ma solo spiegare che se uno rifiuta un lavoro non è necessariamente un bamboccione viziato, quello che c'è 'dietro' a queste situazioni è una sensazione di avvilimento che non va sottovalutata. 

    Non mi perderò in considerazioni sull'attuale sistema universitario, dico solo che non è facile, ti senti preso in giro e a volte la forza non ce l'hai, non è solo l'orgoglio. Ho la fortuna di non trovarmi in questa situazione, ho un percorso diverso alle spalle, ma ci ho visto miei cari amici e no, non mi veniva da dire che erano viziati. 

    Il lavoro è una questione delicata oggi, specie psicologicamente. Siatele vicino, fatela sentire amata prima di tutto come persona, e piano piano affrontate il tema. Sono d'accordo che sia importante restare attivi: o scegli di re-inventarti studiando ancora, oppure cerchi un'occupazione anche diversa. Sul piano pratico concordo con te pienamente! :) 

    Lei magari ha la fortuna di una famiglia che può aiutarla ma ciò non significa che la sua condizione sia dovuta a questo. Poi ovvio che l'orgoglio gioca un ruolo considerevole, ma non vediamo certe situazioni in maniera uni-direzionale. 

    Ciao! :) 

    • Mi è piaciuta molto la tua risposta perché a volte si sottovaluta lo scoraggiamento e la depressione di chi fa fatica a trovare il suo posto nonostante gli sforzi. Poi dopo che prendi una porta infaccia dopo l'altra perdi energia e combattività. Queste persone non andrebbero giudicate. 

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