La religione è γνῶσις (Gnosi) o δόξα (Opinione)?

Non mi riferisco alla Gnosi antica, quanto piuttosto alla pura definizione dei vocaboli.

A voler essere più precisa, per γνῶσις (Gnosi) intendo la Conoscenza nella sua definizione originaria, classica, cioè sia dianoetica che noetica, mentre mi riferisco a δόξα (Opinione), nel suo significato più "alto", per cui la δόξα diventa fede. 

Poiché, se interpretiamo la religione come γνῶσις (Gnosi), essa è allora sia dianoetica (aristotelica), che noetica (il conoscente che si identifica al conosciuto) poiché presuppone un atto intellettivo-conoscitivo e quindi gnostico-sapienziale: «Dio è Dio, ovvero Colui che intellige immediatamente, in quanto perfetto ed eterno, e conoscerLo presuppone uno sforzo intellettivo-conoscitivo, noetico, quindi gnostico».

Se invece vediamo la religione come δόξα (Opinione) allora essa è sola fede, credenza (nel suo significato più elevato), che però difetta di sforzo intellettivo-conoscitivo, poiché esclusivo abbandono senza puro atto noetico-intellettivo che porta a conoscere Dio e i Suoi Misteri.

La domanda quindi è: la religione è γνῶσις (Gnosi) o δόξα (Opinione). O magari un compromesso delle due? E se fosse un compromesso tra le due, qual è il limite di una e dell'altra?

È possibile che le religioni difettino di γνῶσις (Gnosi) a favore della sola fede?

Chiedo scusa per molteplici domande. 

Grazie a chi risponderà sollevandomi dal dubbio.

9 risposte

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    A mio parere è ambedue le cose.

    Mi spiego meglio, da una parte è conoscenza imperfetta in quanto le nostre menti sono limitate in quanto per comprendere devono definire e quindi possono afferrare il trascendente, tuttavia, grazie alle rivelazioni, possiamo tramite i simboli e uno sforzo intellettivo riuscire a comprendere qualcosa. Qualcosa che sarà sempre una semplificazione e una approssimazione, anche a suo modo limitata secondo le capacità di ognuno (non solo intellettive ma anche di entrare in "risonanza" con quelle che gli antichi chiamavano "nozioni comuni" e con i simboli usati dalla specifica religione) ma comunque è qualcosa che si avvicina.

    A mio avviso siamo come ciechi che tentano di capire come dia fatta una statua. Possiamo intenderne la forma grossolana, forse alcuni dettagli più minuti della forma o il materiale, ma ci sarà sempre qualcosa che ci sfugge (ad es. Il colore).

    Per avere una idea più accurata dovremmo raggiungere l'esperienza estatica, quella che un tempo si diceva capitasse a pochi uomini, poche volte e di solito molto in là del tempo... ma anche i mistici sembrano concordi a non riuscire a definire la Divinità se non dicendo che nulla delle nostre (e loro) categorie mentali può definirLi.

    Tuttavia se abbiamo un intelletto è per usarlo, no? Quindi bando al fideismo e ricorriamo alla fede (intesa come Fides latina, ovvero l'essere meritevole di fiducia -nel caso delle religioni, ciò si ottiene anche indagandole razionalmente-) della religione.

  • Anonimo
    5 mesi fa

    Per la grandissima parte dell'umanità l'aderire a una religione, in genere a quella materna, significa far propria un'opinione, ovvero una delle accezioni della "doxa".

    Le religioni sono infatti nient'altro che opinioni. Opinione che non è nemmeno propria, ma che hanno elaborato altri, opinioni cui la massa aderisce per conformità a tradizione e abitudine.

  • 5 mesi fa

    E' piu' Gnosi...................

  • 5 mesi fa

     le religioni difettano e basta. Difettano dalla nascita. In ogni caso la religione non sarà mai conoscenza, in nessun caso; potrà essere delirio, vaneggiamento, esaltazione, ma conoscenza MAI. Se mai la religione è opinione di UNO condivisa da molti privi di opinioni proprie.

     Quanto a te, vuoi cercare l'oro nel bitume, abbandona o non ne uscirai più.  ;)

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  • 5 mesi fa

    Nelle Scritture Greche Cristiane ci sono due termini comunemente tradotti “conoscenza”: gnòsis ed epìgnosis. Entrambi derivano dal verbo ginòsko, che significa “conoscere; comprendere”. L’uso che si fa di questo verbo nella Bibbia mostra però che può indicare una relazione di favore fra il soggetto e colui che egli “conosce”. (1Co 8:3; 2Tm 2:19) Nelle Scritture Greche Cristiane si parla della conoscenza (gnòsis) sotto una luce molto favorevole. Comunque non tutto quello che gli uomini possono chiamare “conoscenza” è da ricercarsi, perché esistono filosofie e opinioni ‘falsamente chiamate “conoscenza”’. (1Tm 6:20) La conoscenza raccomandata è quella intorno a Dio e ai suoi propositi. (2Pt 1:5) Questa implica più che una semplice nozione dei fatti, cosa che molti atei hanno; richiede devozione personale a Dio e a Cristo. (Gv 17:3; 6:68, 69) Mentre l’aver conoscenza (l’essere semplicemente informati) potrebbe produrre un senso di superiorità, il “conoscere l’amore del Cristo che sorpassa la conoscenza” — il conoscere cioè questo amore per esperienza perché imitiamo personalmente le sue maniere amorevoli — ci renderà equilibrati e ci guiderà nel fare un uso corretto delle informazioni che possiamo aver acquisito. — Ef 3:19.

    Epìgnosis (da epì, “sopra”, e gnòsis, “conoscenza”), forma intensiva di gnòsis, spesso significa, come risulta dal contesto, “conoscenza piena, accurata o esatta”. Infatti Paolo scrisse di alcuni che imparavano (acquistavano conoscenza) ma “non [erano] mai in grado di venire all’accurata conoscenza [“piena conoscenza”, Co; “perfetta conoscenza”, Ga; “conoscenza perfetta”, NVB] della verità”. (2Tm 3:6, 7) Inoltre pregò affinché quelli della congregazione di Colosse, che essendo diventati cristiani avevano ovviamente una certa conoscenza della volontà di Dio, fossero “pieni dell’accurata conoscenza della sua volontà in ogni sapienza e discernimento spirituale”. (Col 1:9) Tutti i cristiani dovrebbero cercare tale accurata conoscenza (Ef 1:15-17; Flp 1:9; 1Tm 2:3, 4), perché è indispensabile per rivestire la “nuova personalità” e avere pace. — Col 3:10; 2Pt 1:2.

    Facoltà e qualità attinenti. Spesso nella Bibbia la conoscenza è collegata con altre facoltà e qualità come la sapienza, l’intendimento, il discernimento e la capacità di pensare. (Pr 2:1-6, 10, 11) Afferrando le differenze fondamentali sarà molto più facile capire certi versetti. Bisogna però riconoscere che i termini originali non sempre corrispondono esattamente ai termini italiani equivalenti. Il contesto e l’uso di un certo vocabolo ne illustrano il significato. Esaminando i riferimenti biblici a concetti come conoscenza, sapienza, intendimento, discernimento e capacità di pensare emergono comunque certe differenze interessanti.

    Sapienza. La sapienza è la capacità di mettere a frutto la conoscenza o di saperla usare, è l’intelligente applicazione di ciò che si apprende. Si potrebbe avere notevole conoscenza, ma non sapere come usarla per mancanza di sapienza. Gesù mise la sapienza in relazione con il conseguimento di un fine, dicendo: “Che la sapienza sia giusta è provato dalle sue opere”. (Mt 11:19) Salomone chiese e ricevette da Dio non solo conoscenza, ma anche sapienza. (2Cr 1:10; 1Re 4:29-34) Nel caso delle due donne che reclamavano lo stesso bambino, Salomone, conoscendo l’attaccamento di una madre per il proprio figlio, manifestò sapienza servendosi di tale conoscenza per risolvere la disputa. (1Re 3:16-28) “La sapienza è la prima cosa”, perché senza di essa la conoscenza serve a ben poco. (Pr 4:7; 15:2) Geova possiede in abbondanza e provvede sia conoscenza che sapienza. — Ro 11:33; Gc 1:5.

    Intendimento. L’intendimento è la capacità di capire che relazione c’è fra le varie parti o aspetti di una cosa, di vedere la questione nel suo insieme e non solo i fatti isolati. La radice ebraica bin dà l’idea di “separare” o “distinguere”, ed è spesso tradotta “capire” o “discernere”. È simile al greco synìemi. Quindi in Atti 28:26 (dove si cita Isa 6:9, 10) si poteva dire che gli ebrei avevano udito, ma non compreso, cioè non avevano collegato il tutto. Non avevano afferrato come i vari punti o pensieri erano connessi fra loro in modo da avere un senso. Proverbi 9:10, nel dire che “la conoscenza del Santissimo è l’intendimento”, spiega che per avere vero intendimento di qualsiasi cosa bisogna riconoscere quale relazione ha con Dio e i suoi propositi. Siccome chi ha intendimento è in grado di collegare informazioni nuove con cose che già sa, “per chi ha intendimento la conoscenza è cosa facile”. (Pr 14:6) Conoscenza e intendimento sono intimamente legati, e si devono ricercare entrambi. — Pr 2:5; 18:15.

    Discernimento. Un termine ebraico che spesso viene tradotto “discernimento” (tevunàh) è affine al termine binàh, tradotto “intendimento”. Entrambi ricorrono in Proverbi 2:3: “Se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento . . .”. Come l’intendimento, anche il discernimento richiede che si capiscano o si riconoscano le cose, ma il discernimento dà risalto al distinguerne i vari aspetti, soppesando o valutando ciascun aspetto alla luce degli altri. Chi alla conoscenza unisce il discernimento controlla le sue parole ed è freddo di spirito. (Pr 17:27) Chi si oppone a Geova mostra mancanza di discernimento. (Pr 21:30) Per mezzo di suo Figlio, Dio dà discernimento (completo intendimento o perspicacia). — 2Tm 2:1, 7.

    Capacità di pensare. La conoscenza ha relazione anche con un termine che a volte è tradotto “capacità di pensare” (ebr. mezimmàh). Il termine ebraico può essere inteso in senso cattivo (idee malvage, intrighi, espedienti) o in senso buono (perspicacia, sagacia). (Sl 10:2; Pr 1:4) Quindi la mente e i pensieri possono essere rivolti a un fine encomiabile e retto, oppure proprio all’opposto. Prestando bene attenzione al modo in cui Geova agisce, e porgendo orecchio a tutti i vari aspetti della sua volontà e dei suoi propositi, si può salvaguardare la propria capacità di pensare, dandole il giusto indirizzo. (Pr 5:1, 2) La capacità di pensare dovutamente esercitata, in armonia con la conoscenza e la sapienza dall’alto, sarà una salvaguardia dai lacci di allettamenti immorali. — Pr 2:10-12.

    Prudenza nell’acquistare conoscenza. Salomone a quanto pare vedeva la conoscenza sotto una luce negativa quando disse: “Nell’abbondanza della sapienza c’è abbondanza di vessazione, così che chi accresce la conoscenza accresce il dolore”. (Ec 1:18) Questo sembrerebbe in contrasto col concetto generale di conoscenza che si trova nella Bibbia. Ma qui Salomone ribadisce nuovamente la vanità degli sforzi umani in tutto ciò che esula dall’adempimento dei comandi di Dio. (Ec 1:13, 14) Infatti un uomo può acquistare conoscenza e sapienza in molti campi, oppure esplorare a fondo un particolare campo, e tale conoscenza e sapienza possono essere di per sé valide, pur non avendo direttamente a che fare col dichiarato proposito Dio. Eppure, con tale accresciuta conoscenza e sapienza egli potrebbe rendersi maggiormente conto di quanto siano limitate le sue opportunità di usare la conoscenza e la sapienza che ha, a motivo della brevità della vita e dei problemi e delle difficoltà che incontra e che gli sono d’ostacolo nella società umana imperfetta. Questo è angosciante e produce un penoso senso di frustrazione. (Cfr. Ro 8:20-22; Ec 12:13, 14; vedi ECCLESIASTE). Inoltre, la conoscenza acquisita ‘dedicandosi a molti libri’, se non si ricollega con i comandi di Dio e non è messa a frutto nell’osservarli, è “faticosa per la carne”. — Ec 12:12.

  • Anonimo
    5 mesi fa

    Per me è gnosi. Opinione può esserlo solo all'inizio, ma questa "opinione" ha bisogno di essere approfondita con una riflessione profonda in tutta umiltà sotto la guida dello Spirito in modo da non essere più opinione. Io ho fatto così. Ho iniziato ad interessarmi alla fede proprio mettendola in discussione. Ho lasciato che fosse la mia curiosità di conoscere meglio quello in cui pensavo di credere a guidarmi. Solo un percorso di meditazione seria, paziente, lunga, guidata dallo Spirito e senza pretese mi ha permesso di approfondire la conoscenza della mia persona e di quello in cui credo. 

    La sola fede non basta, è necessario approfondire la conoscenza di quello in cui si crede. La conoscenza non smette mai di sorprenderti... non bisogna mai pensare di essere arrivati perché tra qualche mese metterò in disccussione quello che ora reputo certo e dopo averlo messo in discussione magari sarà ancora piu certo. Splo mettendo in discussione si piò progredire  Tra gnosi e opinione scelgo categoricamente gnosi. Opinione come punto di partenza può andare ma la gnosi è necessaria. Non pretendo di avere ragione, non ho la verità in tasca quindi potete mettere in discussione il mio punto di vista

  • 5 mesi fa

    La religione è composta da credenze... solo credenze e miti... anche opinioni... Ma si ferma lì, le prove concrete le da la scienza non la religione

  • 5 mesi fa

    La è opinione. è ciò di cui l'uomo a bisogno per avere tutte le risposte.

  • 5 mesi fa

    Spero che qualcuno, con le giuste competenze, possa darti una risposta equilibrata e utile per "sollevarti dal dubbio", ma porre domande di questo genere su un sito generalista mi sembra una pretesa senza giustificazione.

    Per un uomo ordinario, come me, pretendere di "conoscere" Dio e i suoi misteri è solo superbia, un vizio.

    Quando la religione dà forma e sostanza ad un'intera vita, non è una opinione.

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