veronica ha chiesto in Arte e culturaStoria · 5 mesi fa

quale era la condizione degli schiavi nella crisi della repubblica nelle conseguenze sociali?

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  • 5 mesi fa

    La condizione degli schiavi durante la crisi della Repubblica romana (fra II e I secolo a.C.) fu estremamente variegata. Gli schiavi che vivevano in città, generalmente, se la passavano meglio rispetto a quelli che risiedevano nelle campagne. I primi, infatti, erano scribi, maestri, pedagoghi, medici, musici, attori e generalmente usufruivano di condizioni di vita migliori in virtù delle loro competenze e saperi. Anche gli schiavi addetti a mansioni più pesanti e manuali (cuochi, stallieri, giardinieri, portatori d'acqua, di lettiga eccetera) avevano una certa libertà e sovente godevano della fiducia dei loro padroni, che talora li emancipavano (ossia concedevano loro la libertà): gli schiavi diventavano così liberti. Invece, gli schiavi addetti ai lavori agricoli o impiegati nelle miniere conducevano un'esistenza piena di stenti e disgraziata, arando, zappando, sarchiando, azionando le macine dei mulini, o scavando nelle viscere della terra per estrarre metalli preziosi con strumenti rudimentali, col rischio di crolli e di inalare polveri e gas. Le condizioni di vita miserabili, con maltrattamenti, malattie, scarsità di cibo, furono causa di numerose rivolte in Sicilia e in Italia. I capi più celebri di questi tentativi insurrezionali, noti come guerre servili, furono Euno, Atenione e Spartaco.  

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