Cos'è per voi l'insostenibile leggerezza dell'essere?

Ma cos'è se non parole sprecate al vento che si disperdono come la sabbia dentro un pugno semichiuso?

Già, perché in fondo ho capito che accettiamo più facilmente ciò che la nostra mente si troverebbe altrimenti ad elaborare ex-novo. E quando i nostri pensieri assumono la forma dei pensieri elaborati da altri, allora è tutto tremendamente più facile.

Non è una colpa in fondo ma in tutto ciò io ci vedo un assurdo: l'incapacità di sostenere l'insostenibile leggerezza dell'essere!

§ Quella forse di diventare umili ricercatori che fanno della ricerca spirituale il cuore del proprio credo?

§ Quella forse di essere in grado di cogliere un significato fondamentale della propria esistenza, che è quello che, appena nati, come coppe vuote, ci si mette alla ricerca di Dio?

§ Quella forse che fa del dubbio l'unica ragione per la quale puoi dire veramente di salire un gradino dopo l'altro verso la scoperta della Verità?

Già, la Verità!

«Quid est Veritas»?

La fede mal sopporta la ricerca della verità! A questa preferisce il totale abbandono, come quando ti lasci andare tra le braccia dell'amato. E lì sì che ti senti protetta.

La domanda è: «Chi sei davvero»? 

Prima di chiederti se Dio esiste, se Gesù è Dio, se Buddha è l'Illuminato, se Allah è il vero Dio... Dovresti chiederti chi sei!

Ma è come <mettersi in discussione> e fare della propria vita la radice del dubbio! 

Ma cos'è in confronto alla fede? Meglio una fede esclusiva che il desidero di conoscenza, giusto?

3 risposte

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  • Risposta preferita

    A mio avviso, ormai lo sai, più che guardare la "fonte" (nel senso, una rivelazione -vera o presunta che sia, quello è un passo successivo- interna o esterna) occorre domandarsi: "qual è il mio atteggiamento di fronte alla conoscenza?"

    In effetti volevo fare anche io una domanda su questo, visto che ultimamente sto iniziando a sperimentare (per fortuna) dubbi sulla validità del mio approccio.

    Se alla (vera o presunta che sia, come detto per ora è secondario) rivelazione ti approcci in maniera cieca ed acritica, non cercando di sviscerarla, capirla e farla tua, allora un certo tipo di approccio nel trattarla è logica conseguenza. Se contrariamente prima ne testi la validità, poi comunque non hai problemi a saggiarne la tenuta mettendola in discussione, mantieni la separazione tra persona/convinzione, ci ragioni su (non basta rigurgitarr pappagallescamente ciò che si ha percepito/sentito/letto, per far propria una idea occorre cibarsene, digerirla ed assimilarla... in una parola: elaborarla).

    E questo prima ancora di parlare di ricerca spirituale. Occorre la Fides. 

    Nel Mos Maiorum, la Fides era un valore incarnante un atteggiamento, che pressappoco è un misto di: lealtà, onestà, meritare fiducia, buona fede, coerenza, cercare di essere il più possibile rigorosi e guardare alla Collettività prima che a sé.

    Applicando questo al piano delle credenze, significa che la credenza deve provare la sua genuinità e per questo deve essere messa in discussione, deve essere valutata attentamente ed è obbligo del credente o aspirante tale (non inteso in senso religioso, ma come "credente nella convinzione") non accettarla passivamente e acriticamente. E perché no? Prima di accettarla anche attaccarla, o cercare di guardare le argomentazioni di chi la attacca (senza farsi però animare, per quanto possibile, da partigianeria nel guardare quegli argomenti) per valutarne la tenuta.

  • Anonimo
    9 mesi fa

    Ma è davvero una domanda? Partendo dal titolo?

    Non siamo tutti filosofi. O perlomeno non tutti la studiamo, iniziando a imparare i terminacci tecnici per far vedere che siamo chissà chi. Imparare a pensare in modo logico va bene, ma fare l’intellettuale che sta sulle palle a tutti, no...

    Sai cosa pensa quello non intellettuale molte volte davvero mol to scemo ma lo pensa a ragione per tutti quanti? Pensa: “che palle sto/a qui!”, il tutto condito dal non capire una mazza e farsi la risata perché sei strana ai suoi occhi. E in effetti si è strani per davvero. Perché pur di farsi vedere come profondi e non superficiali, iniziamo a sparare pipponi filosofici con termini dotti, solo per poter vivere l’esperienza negativa del rapportarsi con un idiota o con uno che semplicemente vive filosoficamente alla giornata, e poter dire: “noi siamo superiori e questi non capiscono una ś****”. Scusa se uso te come capro espiatorio. Iniziando a leggere la domanda da fuori, pensavo fosse Ulixes, e mi chiedo se avrei esternato lo stesso sta cosa. È che in 10 minuti mi sono capitate domande in sta sezione, che mi hanno ormai stimolato a dover porre l’attenzione su sta faccenda. 

    Per arrivare alla domanda, te lo richiedo: cosa c’è da rispondere? Insostenibile leggerezza dell’essere parla già da sé, il significato è ciò che hai esposto tu, e non può essere altro, almeno in questo momento. Però una cosa te la dico. Io sicuramente come in tantissimi, ho guardato dentro di me per conoscermi. Ma è la classica introspezione da intellettuale - che si fa alla bell e meglio anche in adolescenza  se non da bambini - molto inutile, come inutile è parlare con persone che hanno filosofato poco o nulla in vita loro, accettando passivamente ogni cosa, ma che secondo me in realtà avevano più adattabilità per poter vivere la realtà senza perdere tempo fermandosi a filosofare su come vivere o sopportare la realtà. Ma è così che si sviluppa poca sensibilità ed empatia. E infatti la maggior parte di questi sono gli adulti che osteggeranno più degli altri i giovani con pretese assurde ed insicurezze irrisolte che fanno parte di quell’adulto e non del giovane che ciò che chiede ma che dovrebbe essere lasciato da solo automaticamente a provare, è vivere come vuole e fare le proprie esperienze, senza le idiozie dei giovani di ieri, persone stupide e invidiose e senza coraggio. 

  • Priest
    Lv 5
    9 mesi fa

    +++ la Trinità. 

    Padre,figlio e spirito Santo.

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