Spiritualmente, l'«ignoranza» è un peccato?

Nella sua accezione più essenziale, ovvero una mancanza di conoscenza.

Grazie a tutti.

19 risposte

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  • 5 mesi fa
    Risposta preferita

    Non saprei, ma quello che posso dirti è questo: la spiritualità non va di sicuro a pari passo con l'ignoranza. Quando si abbraccia la spiritualità, la conoscenza in automatico comincia a buttare fuori l'ignoranza dalla nostra mente. 

    Spiritualità è eliminare il superfluo e tenere con sé il necessario. Per quanto quel necessario possa sembrarci poco, non abbastanza, siamo già nella fase ove l'ignoranza sta diminuendo. Come si fa ad essere spirituali senza comprendere la spiritualità? L'ignoranza risiede in una spiritualità superficiale, che purtroppo esiste. 

    «Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri

    e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.

    Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere se ancora vuoi rischiare

    di sembrare stupido per l'amore, per i sogni, per l'avventura di essere vivo.

    Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna, voglio sapere se hai toccato

    il centro del tuo dolore, se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita

    o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.

    Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo;

    se puoi ballare pazzamente e lasciare l'estasi riempirti fino

    alla punta delle dita senza prevenirti di cautela, di essere realisti,

    o di ricordarci le limitazioni degli esseri umani.

    Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera.

    Voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,

    se puoi subire l'accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.

    Voglio sapere se sei fedele e quindi hai fiducia.

    Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni.

    Se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza.

    Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, tuo o mio e continuare a gridare

    all'argento di una luna piena: SI!

    Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,

    mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,

    e fare quel che si deve fare per i bambini.

    Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare qui,

    voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me e non retrocedere.

    Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove,

    voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l'ha fatto.

    Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,

    e se veramente ti piace la compagnia che hai ....nei momenti vuoti.»

    Quando ragioni in questi termini, il 'peccato' si elimina da solo, e la spiritualità ti soffia sul viso eliminando appunto il superfluo. 

  • Non penso proprio. A pensarci tutti siamo ignoranti, almeno in qualcosa. E non possiamo colmare la nostra mancanza di conoscenza, poiché per farlo occorrerebbe più del tempo di una vita. Direi al massimo che un "peccato" inteso come una occasione sprecata, sia l'atteggiamento di negazione della nostra ignoranza e quindi il non tentare di espandere la nostra cultura quando ne abbiamo l'occasione.

  • Anonimo
    5 mesi fa

    Siamo tutti ignoranti,chi su un argomento chi su un altro.

    Solo il saccente discute su tutto, il saggio ascolta, perché ascoltare vuol dire crescere.

    Che poi uno sia responsabile di ciò che dice e non di ciò che l’altro capisce è cosa ovvia.

    Dopo aver fatto il cappello torno alla domanda vera e propria, la mia risposta è sì, l’ignoranza è un peccato, quando si parla di ignoranza  sulla conoscenza della propria religione.

    Perché credere per sola fede vuol dire bersi tutto ciò che ci viene propinato senza ragionarci.

    Nel cattolicesimo il fideismo è eresia, si deve credere per Fides et Ratio, per fede e ragione, ma anche se non lo fosse sarebbe contro logica credere solo perché una fonte ci ha detto che .........., senza nemmeno curarsi se altre fonti dicono diversamente.

    Tornando alla responsabilità di ciò che dico o scrivo, ricordiamoci che le parole hanno un significato, un valore ben preciso che spesso cambia a seconda dell’argomento, del campo di utilizzo, si deve quindi prestare attenzione all’uso dei termini e non si deve fare loro un significato che non hanno.

    E riportandomi alla domanda, ignoranza nel spirituale o spiritualmente parlando, Oltre che nel campo della propria religione si può essere ignoranti perché non si approfondisce ( torniamo al saggio che ascolta, che legge, che approfondisce), più che un peccato direi mancanza di curiosità , di apprendere, di migliorare, che poi per alcune religioni, vedi l’esempio portato da jonioblu1, sia un peccato ci può stare.

  • Da persona ignorante penso che l'ignoranza è un peccato solo quando rimane tale. 

    Se parliamo di un'ignoranza "socratica" questa non è peccato e non lo sarà mai perché ci pone nella condizione di conoscere senza avere la pretesta di aver conosciuto, quindi vorrò conoscere sempre di più senza porre un freno. Colui che come il saggio Socrate dice "So di non sapere" sentirà sempre il bisogno di cercare/conoscere. Mentre chi pretende di conoscere la verità, di essere nella verità (guarda i tdg) non sente l'impellente bisogno di cercarla. La consapevolezza di "non conoscere" è l'autostrada della crescita intellettuale e spirituale. La pretesa di conoscere qualcosa è una strada senza uscita.

    Se parliamo di un'ignoranza "cronica" dove la persona non ne vuole sapere proprio di conoscere allora si che è un peccato. Un peccato contro la ragione, un peccato contro la vita stessa che contraddice la natura umana. La natura umana è diversa da quella dell'animale e chi sceglie di vivere solo per mangiare, bere, dormire, cacare, accoppiarsi e morire, non sta rendendo giustizia alla natura umana. La nostra natura è dotata di strumenti che, se usati, possono condurre a un livello superiore rispetto al mondo animale.

    Questa è solo il mio punto di vista, sono aperto alle critiche, mi piace ascoltate il punto di vista altrui...

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  • Anonimo
    6 mesi fa

    Nessuno é povero, tranne colui che é privo di conoscenza.

  • 5 mesi fa

    Spiritualmente l’ignoranza  è un peccato?

    Uhm, che intendi spiritualmente?

    Perché l’ignoranza, che come scritto da altri l’abbiamo tutti, dovrebbe essere un peccato?

    Per me l’ignoranza è, non un peccato, ma una condizione che abbiamo tutti in origine, dopo sta a noi farla diventare sempre più piccola, dobbiamo intraprendere una strada di conoscenza, che poi ad una persona interessi più crescere spiritualmente o piuttosto in un ambito materialista è solo questione di scelte e di visioni della vita.

    Ma la spiritualità può anche essere slegata dalle religioni, quindi non sarebbe un peccato, può essere anche slegata dalla credenza nel divino , quindi ancor di più non sarebbe un peccato.

    Ma discutere di cose senza aver “studiato” l’argomento, il tema, non è peccato è sintomo  di becera ignoranza, nella sua accezione più negativa.

    Di presa di posizione a prescindere, senza aver nozioni, è sintomo di inciviltà,  di voler sopraffare il prossimo, di considerare colui che ha idee diverse un nemico,non un qualcuno da cui si può imparare qualcosa.

    Noto che anche su YA ci sono utenti viscidi che lisciano il pelo ad altri per avere la MR o i pollici in su, per poi alla prima occasione pugnalare alle spalle, e poi rifare la trafila con altri utenti, sintomo di poca cultura e di poca intelligenza, In questo caso l’ignoranza non è peccato, il peccato è aver a che fare con queste persone.

  • Pio
    Lv 5
    5 mesi fa

    Si è peccato    

  • Non direi visto che su ignoranza e credulità ci hanno costruito un impero

    Fonte/i: Cloro al clero è cosa buona e giusta
  • 6 mesi fa

    La domanda "ignoranza è peccato?" chiede se una situazione (ignoranza\conoscenza) è confrontabile con una scala di valori (peccato\virtù) che hai specificato essere "spirituale" ovvero inerente alla sfera religiosa e mistica. Parlare di confronto con una scala di valori significa parlare di affermazioni come "la tal cosa è meglio\peggio di " oppure la tal cosa è "male\bene", avendo in mente secondo quale ambito questo confronto si faccia. Spero di non dire male se dico che esistono diverse spiritualità e, di conseguenza, diverse scale di valori ad esse annesse. Una premessa lunga per sottolineare che la spiritualità che mi è più nota è quella cristiano-cattolica e che, pur cercando di rimanere ampio, sarà questa la scala di valori che avrò in mente. Ulteriore precisazione: pongo, per semplificazione, ignoranza e conoscenza agli antipodi quindi se l’uno è bene l’altro è male e viceversa, se l’uno è indifferente l’altro è altrettanto.

    Per quanto so, le diverse spiritualità esistenti nascono o si coltivano sotto il desiderio di elevare l'essere umano dalla sua condizione materiale per portarlo, nelle diverse maniere, ad un mondo immateriale (ritenuto migliore per motivi diversi di solito legati all'incorruttibilità o alla perfezione). Ora, proprio per questo desiderio di elevazione di sé e degli altri vedo naturale coltivare una conoscenza del mondo spirituale ricercato. E proprio per la natura di questa conoscenza (in quanto "utile" ad elevare) essa assume un certo grado di importanza. Ecco che le moltissime spiritualità hanno cercato di tramandare questa conoscenza attraverso testi scritti (sia le religioni monoteiste principali che le varie religioni orientali). Secondo me è la presenza stessa di questi testi ad affermare che la conoscenza è una virtù e di conseguenza l'ignoranza è peccato, nel senso di colpa ed errore.

    Sottolineo che in tal senso l’ignoranza è peccato perché non permette di elevarsi (e la spiritualità considera l’elevazione cosa buona): la domanda “perché dovrei elevarmi?” o “elevarmi è giusto?” esce dalla discussione prettamente spirituale ed entra in quella meta-spirituale “perché è importante la spiritualità?” (ovvero si guarda la cosa dall’esterno della spiritualità stessa).

    Ad ogni modo, rientrando nel mondo spirituale, se per una spiritualità l'ignoranza non è peccato, vuol dire che si pone in modo indifferente nei confronti della conoscenza. Non mi risulta di situazioni in cui la conoscenza non sia in qualche modo riconosciuta come valore e l'ignoranza come errore.

    Tuttavia fin qui sono stato piuttosto specifico: ho parlato strettamente della conoscenza del mondo spirituale in questione. Ma dal momento che essa non esaurisce la Conoscenza (la conoscenza più vasta possibile, di tutte le cose) ecco che si continua. 

    Si consideri il seguente presupposto: un essere umano non può conoscere ogni cosa. Questo pone subito due questioni (nel caso in cui l’ignoranza sia peccato): la prima è che l’ignoranza è un peccato relativamente grave e tale gravità dipende dalla conoscenza posseduta; la seconda è che esiste una conoscenza più meritevole di essere raggiunta. Queste derivano dalla limitatezza umana con cui una spiritualità si scontra: non può pretendere tutto dall'essere umano, sebbene possa spesso chiedere di più ogni volta.

    Tutto questo fa sorgere una domanda importante: appurato che la conoscenza della spiritualità che si esperisce è necessaria (vedi prima) a quale altro tipo di ignoranza è bene porre rimedio e con quale urgenza? Ancora una volta questo dipende dalla scala di valori della spiritualità considerata. In generale credo si possa valutare la bontà di una conoscenza in base a quanto essa è lontana dal mondo spirituale, dal suo raggiungimento o dagli obiettivi che la spiritualità stessa si pone. Di certo ciò non esaurisce la domanda e rimane una risposta vaga.

    Non sono sicuro di aver risposto: credo invece di aver snocciolato una serie di considerazioni riguardo la tua domanda. Spero che questo non ti sia dispiaciuto.

  • Anonimo
    6 mesi fa

    La Sapienza di questo mondo è stoltezza agli occhi di Dio ai fini della salvezza o del raggiungimento dell'elevazione spirituale. Paolo ha insegnato che la vera sapienza è Cristo crocifisso e nient'altro. Se invece ti riferisci alla conoscenza divina è un altro paio di maniche, lì spiritualmente bisogna impegnarsi perché basta poco per scivolare nell'abisso.

    @ va bene

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