davide ha chiesto in Società e cultureLingue · 5 mesi fa

E' vero che le nuove generazioni parlano in dialetto?

Non parlo nessun dialetto.

Perchè non mi piace.

Meglio parlare in italiano.

7 risposte

Classificazione
  • Anonimo
    5 mesi fa

    Il fatto che non ti piacciano è il risultato di un programma di manipolazione mentale che dura ormai da due secoli. 

    Ti hanno trasmesso il messaggio che i dialetti sono volgari e rozzi e tu obbedisci a questo dogma di stato. 

  • 5 mesi fa

    Sarebbe bello ma purtroppo le lingue locali stanno morendo :-(

  • Anonimo
    5 mesi fa

    In parte è vero ma si tratta di forme linguistiche purtroppo sempre più italianizzate. 

    Però resta un forte pregiudizio nei loro confronti. 

  • C'è un desiserio di rivitalizzazione ma soprattutto di rinobilitazione dopo che per molto tempo i dialetti sono stati vessati.         

  • Che ne pensi delle risposte? Puoi accedere per votare la risposta.
  • Veramente sono i più anziani a parlare ancora in dialetto. I giovani anche dicono qualcosa in dialetto ma poco. 

  • 5 mesi fa

    Dipende da dove cresci. 

    Ma prima una precisazione: il dialetto è una lingua. Qual è la differenza? 

    Il dialetto è limitato in una data area geografica e viene usato in determinati contesti. Nell'Italia centro-meridionale e nelle zone rurali del nord il dialetto è maggiormente vitale perché costituisce la lingua della socializzazione primaria per molti bambini, che continuano quindi a utilizzarlo in famiglia, con gli amici e in situazioni informali. Logicamente a scuola si insegna l'italiano e tutte le materie sono impartite nella lingua nazionale, ma anche gli insegnanti, una volta fuori dalla scuola, salutano gli amici in napoletano o il parente in palermitano. 

    Nel nord la situazione è diversa perché la scolarizzazione è stata più lunga da una parte, dall'altra l'urbanizzazione ha comportato l'abbandono delle campagne, che poi vennero industrializzate. 

    Una nota aggiuntiva: oltre al dialetto e all'italiano standard, esiste l'italiano regionale, ovvero una variante dell'italiano che si infarcisce di termini e costrutti tipici dei dialetti su cui si innesta. Per esempio: se guardi il programma "Cucine da incubo", è facile sentire lo chef Cannavacciuolo dire "chiamami per favore allo chef", in cui al posto del complemento oggetto si trova un complemento di termine. Lo stesso si ritrova in espressioni come "voglio a te", "senti a mamma" ecc. Napoli fu a lungo un dominio spagnolo, e l'influsso della corona spagnola ha donato ai napoletani sia il torrone sia quello che noi linguisti chiamiamo "accusativo preposizionale", ossia l'utilizzo della preposizione "a" per costruire il complemento oggetto animato (ossia quando si ha a che fare con esseri viventi). Se studi lo spagnolo ti imbatti nella medesima costruzione. 

    Pertanto, se non è facile capire quei dialetti così lontani dall'area in cui risiediamo, diventa abbastanza facile capire da dove una persona arriva sentendolo semplicemente parlare italiano. Ci rendiamo così conto, grazie all'uso dell'italiano regionale, se un soggetto arriva da Milano, da Venezia, da Reggio Calabria, da Palermo, da Sassari, da Napoli, da Firenze o da Roma, o perlomeno possiamo dedurre la regione d'origine (in molti casi si fa "localismo", nel senso che i parlanti di una determinata regione vogliono a tutti i costi evidenziare una fittizia differenziazione nelle varietà dialettali di una data regione, se non persino tra due città, in cui tuttavia le differenze fonologiche o lessicali sono talmente minime che viene impossibile diagnosticare l'esistenza di due lingue separate, come potrebbero esserlo il napoletano rispetto ai dialetti parlati nelle cittadine e nei paesini confinanti). 

  • Certi dialetti sono veramente difficili e vengono equiparati a lingue tipo il friulano e il napoletano. Chi li capisce ? Anche i siciliani non scherzano...

Altre domande? Fai una domanda e ottieni le risposte che cerchi.