Anonimo
Anonimo ha chiesto in Società e cultureLingue · 1 mese fa

Perché la lingua inglese non ha le lettere accentate?

5 risposte

Classificazione
  • 1 mese fa

    Bisogna partire dal presupposto che ogni lingua ha un "accento": in linguistica indica la sillaba che acquisisce un tratto specifico nella catena fonatoria. 

    Saprai bene che esistono parole piane, tronche, sdrucciole e bisdrucciole, così definite in base alla posizione dell'accento. 

    L'accento grafico è altra cosa: nelle lingue che ne fanno uso si è affermato per ragioni storiche, ma due sono i casi. 

    1) l'accento era presente nelle fasi più arcaiche della lingua e il suo uso è rimasto inalterato, sebbene la realizzazione fonetica diverga dalla sua utilità passata (in base a come è evoluto il sistema fonetico della lingua). 

    2) l'accento è stato introdotto nelle varie riforme ortografiche che interessano una data lingua.

    Nel primo caso, l'esempio più ovvio è quello delle lingue germaniche. Partiamo dal tedesco: in passato, quando il "tedesco" non esisteva se non come una giungla di dialetti privi di una convenzione ortografica unitaria, diversi tipi di accento (acuto e circonflesso) indicavano la lunghezza vocalica; nel tedesco le vocali lunghe sono indicate generalmente con una "h" o col raddoppiamento della vocale stessa. 

    Nelle lingue scandinave l'accento acuto indicava la lunghezza vocalica: anche in questo caso, svedese, norvegese e danese ne fanno a meno, mentre l'islandese ha mantenuto gli accenti grafici che però assolvono a una funzione diversa. Indicano infatti o una palatizzazione (es. la é, pron. "je") o un dittongamento (es. á, pron. "au").

    Nelle lingue slave che ancora hanno la distinzione tra vocali brevi e lunghe, come il ceco e lo slovacco, l'accento grafico indica appunto la lunghezza vocalica, proprio come accadeva nell'islandese medievale. Altre lingue, come bulgaro, russo e serbo (che non a caso usano il cirillico), l'accento grafico, sebbene non sia normativo, si utilizza per evitare dei fraintendimenti, in quanto vi sono delle parole che cambiano di significato a seconda di dove cade l'accento (senza contare che il serbo ha anche i toni). L'ungherese si comporta come il ceco e lo slovacco, pur non essendo una lingua slava (e neanche indoeuropea). In greco (moderno) l'accento grafico, come accade nello spagnolo, indica la sillaba tonica, ma nel greco antico indicava il tono alto (il greco è passato al sistema nonotonale, il che ha reso superfluo l'utilizzo di altri accenti; ha mantenuto l'uso dell'accento acuto per indicare solo la sillaba tonica, poiché anche in greco, come in spagnolo, la sillaba tonica non è fissa, come in francese o nelle lingue germaniche). 

    Nel secondo caso, l'accento grafico è introduzione recente nelle lingue romanze, tutte caratterizzate, a parte il francese, dall'accento libero. 

    Partiamo dal francese: parecchi dittonghi sono formati a partire dalla lettura del greco moderno (es. "ai"); l'accento grafico viene utilizzato grosso modo per evitare le ambiguità e distinguere alcuni elementi, es. "a" voce del verbo essere e "à" preposizione (una distinzione che vale solo allo scritto però). L'accento grave sulla "e" denota una pronuncia della vocale, mentre l'accento circonflesso, assolutamente inutile in realtà, si trova normalmente laddove una volta ci fosse una "s", poi caduta (es.  fête, "festa", o château, "castello"). 

    Lo spagnolo indica chiaramente la sillaba tonica e anche le ambiguità, mentre in italiano è obbligatorio alla fine della parola (tronca); una volta si utilizzavano più spesso gli accenti grafici sulle coppie omografe, ma tale uso è andato scemando: se io scrivo "ancora" è il contesto a far capire al lettore dove vada l'accento. Perché è obbligatorio in fine di parola? Per convenzione storica: il latino aveva un accento libero, ma non cadeva MAI in fine di parola, salvo il caso di alcune abbreviazioni (es. aduc). Di conseguenza l'italiano è stato molto attento nell'indicare questa particolare evoluzione delle parole. 

    L'inglese: di fatto ha usato un segno grafico, la lineetta, solo nelle fasi medievali della lingua. Come in latino, ciò serviva a distinguere le vocali lunghe dalle brevi. Una volta persa questa sensibilità, l'accento è diventato superfluo. 

    Non esistono casi di omografia in inglese, al massimo puoi trovare dei sostantivi usati come verbi, ma il loro uso si deduce dal contesto.

  • 1 mese fa

    I più chiari nell'accettazione sono greci, spagnoli e portoghesi. 

    Lingue come quella dei polacchi e dei francesi non hanno bisogno di accenti, perché la tonicità cade sempre nella stessa sillaba. Infatti gli accenti francesi non servono a indicare l'accento tonico ma a capire se la "e" si pronuncia oppure no (préférée). Oppure qualche volta serve a distinguere omofoni. 

    La maggior parte delle lingue del mondo non usa accenti. In genere l'inglese predilige parole monosillabiche. Secondo me è per questo che non hanno sentito l'esigenza di usare l'accento. Poi ovviamente ci sono anche parole lunghe.    

  • Anonimo
    1 mese fa

    Non solo l'nglese, ma anche mia lingua madre

  • 1 mese fa

    In inglese avrebbe poco senso. Dove lo metti l'accento su height o su leaf? La successione delle vocali in inglese spesso non corrisponde al suono. Mettere l'accento sarebbe inutile. 

    In inglese inoltre spesso la parte in cui cade l'accento diventa dittongo e le vocali precedenti o successive diventano schwa.    

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  • 1 mese fa

    Ha già sufficienti complicazioni di pronuncia!

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