Specchio800 ha chiesto in Scienze socialiPsicologia · 3 sett fa

Sapreste raccontarmi una "piccola cosa" della vostra vita trasformandola così in un'avventura?

senza mentire, senza ingigantire nulla, solo raccontando.

"Affinché l'avvenimento più comune divenga un'avventura è necessario e sufficiente che ci si metta a raccontarlo", scrive Sartre.

20 risposte

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  • 3 sett fa
    Risposta preferita

    Ci sarebbero tantissimi episodi della mia vita vissuta, 'vera', che a raccontarli sarebbero avventura, così come sono, senza bisogno di alcuna trasformazione.

    Addirittura ci sarebbero lunghi periodi formati da vari episodi concatenati che ne farebbero un autentico romanzo di fantascienza, surreale (e ti assicuro che è tutto vero!)

    Ce n'è uno in particolare (un romanzo) che davvero merita e che sto tentando mentalmente di trasformare, stavolta sì, con l'unico scopo di renderlo il meno riconducibile possibile a 'persone reali'.

    La mimesi riesce fino a un certo punto e io non metto in piazza cose non mie.

    Te lo racconterò in privato :')

    _

    Aspè, un episodio piccino posso raccontartelo, muy divertuànt.

    Stavo con un amico in pieno centro, a Roma, avevamo appena parcheggiato la mia auto e stavamo cercando il luogo di un appuntamento per robe di lavoro (l'amico era anche un mio collega)

    Mentre ci avviamo lungo Viale delle Milizie ci si affianca un'auto 'di lusso', sembrava una roba a metà strada tra il corpo diplomatico e l'ultima fuoriserie di Balotelli, brillante di autolavaggio e con i vetri oscurati.

    Si abbassano lentamente i finestrini del lato destro, dentro c'erano 4 persone, tre uomini usciti direttamente da Matrix, perfetti genti Smith con tanto di occhiale di serie e auricolare, inespressivi, mezzi borg e mezzi guardie del corpo.

    E una donna elegantissima avviluppata nel suo spolverino, pareva Lady D, sul serio. Bellissima e sorridentissima.

    Intuisco che 'non sono del luogo' e che intendono chiederci una qualche informazione.

    Mi avvicino al finestrino posteriore, verso la Lady D bellissima e sorridentissima, sorridendo a mia volta.

    La Lady D dà due rapidissime e timide occhiate alla sua sinistra e alla sua destra, come per verificare che non ci siano orecchie e occhi indiscreti a rubarle le informazioni che starà per chiedermi, e con gesto sicuro, teatrale e molto poco Lady D, spalanca lo spolverino che la imbozzolava svelandola completamente nuda, tettutissima, divaricata, sorridente e oscena.

    Restiamo lì un attimo infinito, lei sbocciata, io con la faccia da strònzo in paresi, gli agenti Smith imperturbabili, l'amico che sbotta in una risata grassissima.

    L'unica cosa che dico è un "Buongiooorrrrnooo!!!", Lady D ride di gusto, i vetri si alzano lentamente e l'auto per niente diplomatica se ne và.

    L'amico ancora ride ed entrambi abbiamo il sospetto che stessero girando un dietro le quinte di un qualche porno con Rocco, tipo 'Rocco si fa Lady D a Roma' o una roba simile.

  • Serena
    Lv 7
    3 sett fa

    Ero piccola, sicuramente meno di 8 anni. Uscivamo da un locale di notte. Il cielo terso e pieno di stelle. Io appena consapevole di me stessa, mia sorella più piccola di due anni, tutte e due con la capoccetta rossa, e i nostri genitori, il mio amatissimo papà e mia madre. Le nostre figure che si stagliavano scure nella notte. Nessuno di noi poteva immaginare il nostro destino, ma questa è un'altra storia. 

    Si chiacchierava fermi sul marciapiede ornato dagli alberi dalle potenti chiome, quando a un tratto...un miagolio, una strusciata sui pantaloni di mio padre: era un gattino, un bellissimo gattino dal pelo tigrato e il petto bianco. Ci aveva scelto. Fu così che lo portammo a casa e ci amammo per tanti anni a seguire.

    Ne noi , ne lui  potevamo immaginare il nostro destino....

    Questa è una storia vera. 

  • 3 sett fa

    Era l’estate del 1995. 

    Avevo finito il liceo, esame di maturità fatto, mi attendeva una lunga estate senza compiti, senza impegni, di totale svago. 

    Stavo andando da sola a trovare una mia amica e compagna di classe che abitava abbastanza lontano (25km di stradine di campagna). Avremmo trascorso insieme quella giornata di inizio luglio - quei pomeriggi lunghi in cui non accadeva niente, si passava il tempo a chiacchierare e ad ascoltare le cicale. 

    Ero in macchina (la mitica Citroen Visa beige che avevamo acquistato quando ancora eravamo in Inghilterra), finestrino abbassato, braccio sinistro fuori, capelli mossi dal vento, radio accesa - stavano dando la canzone “74-75” dei Connells.  

    La luce era abbagliante, il caldo era totalizzante, la campagna piatta e immobile. Io mi sentivo (finalmente!) libera, non sapevo cosa avrei fatto in futuro, ma sentivo di avere infinite prospettive davanti a me: tutto era possibile. 

    In quell’istante sono stata felice. 

  • 3 sett fa

    Certo.

    Io sono del 94, quindi appartengo a quelle generazioni di ragazzini che quando avevano 13 14 15 anni erano in giro e le avventure da raccontare sono tante. 

    Nel nostro paesino giravano tante storie su una casa stregata in un bosco, isolata da tutto. 

    Cosi un giorno decidemmo di andare a dare un'occhiata, eravamo io, il mio miglior amico di infanzia Tommaso, Pierluigi e presi dalla curiosità ci piazzammo alle 6 del mattino davanti al muro che divideva quella proprietà "immensa". 

    Ricordo il profumo degli alberi d'ulivo, la nostra spensieratezza, gli spari colossali dei fucili dei cacciatori, era una zona di caccia e non lo sapevamo pensa tu quanto eravamo ******** 🤣

    Comunque un vecchietto con un cappello stile sombrero ci chiese: che diavolo ci fate qui? Lo sapete che non potete entrare in questa proprietà privata? Noi sinceri e senza mezzi termini abbiamo esclamato che volevamo vedere la casa stregata indicandola... Avevamo percorso un 850 m di bosco tra cani da caccia, cinghiali, cacciatori seguendo una piccola stradina per cui, il vecchietto la indicó e disse: È chiusa da anni, dopo la morte di un bambino che fu buttato in un pozzo la famiglia decise di vendere tutto ed andarsene. 

    Cosí tornammo indietro e impauriti ce ne fecimo una ragione. 

    Vista da 200 metri di distanza devo dire che era davvero grande. 

    Tommaso mi fece ridere perché se ne uscì con una frase del tipo : Ma mordono i cinghiali 🤣🤣🤣

    Nessuna foto, nessun selfie solo un ricordo quel che ne resta. 

    Il mio amico Tommaso é morto 1 anno fa in un incidente stradale , Pierluigi lavora in Germania, ancora oggi quando mi affaccio dal balcone di casa la vedo minuscola, e ricordo quella giornata davvero AVVENTUROSA, SPECIALE per certi versi, quella é l'età migliore perché come afferma il protagonista del film Stand By Me : Non ho mai avuto amici come quelli che ho avuto a 12 anni, Gesú ma chi li ha. 

    Non ho visto ad oggi quella casa e intendo internamente. 

    Quell'esperienza vissuta da adolescenti e tutte le vostre avventure le ricorderete giorno dopo giorno con più nostalgia, riusciranno a strapparvi un sorriso e quella felicità che nella vita arriva poche volte. 

    Quando non lo sai. 

    Tommy Ti Voglio Bene

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  • 2 sett fa

    Week-end di primavera inoltrata. Tema: le Capitali europee. La sorte cade su Madrid.

    Giornata passata tra il Museo Reina Sofia e il Santiago Bernabeu; per concludersi con la cena in un delizioso ristorante (il petto d’anatra alle ciliegie 🍒 è tuttora nella top ten dei piatti migliori mai assaggiati!)

    Quattro passi dopo cena sono proprio quello che ci vuole.

    Ci incamminiamo senza pensieri per le vie della città: mentre ci troviamo a percorrere i viali che costeggiano una delle strade principali, la nostra conversazione sui massimi sistemi viene bruscamente interrotta dal sopraggiungere di una giovane donna: ci mostra per pochissimi istanti un tesserino e comincia a parlarci. 

    Interagisco con lo spagnolo più per intuito che per conoscenza della lingua e del lungo discorso di presentazione, tra la sorpresa e la diffidenza, afferro soltanto un “Mira la maleta!”. Eseguo. Lo zaino che ho sulle spalle è aperto e il portafoglio manca all’appello.

    Accidenti! Nel MIO zaino IO faccio fatica a trovare un fazzoletto e qualche sconosciuto, a colpo sicuro, riesce ad estrarre, in maniera selettiva, ciò che gli interessa senza che Io nemmeno me ne accorga?!?

    La ragazza ci spiega che è una studentessa che collabora ‘on the road’ con la Polizia nell’attività di sorveglianza contro la microcriminalità, che è certa di sapere chi sono gli autori del furto e che ci sono buone probabilità di riuscire a recuperare la refurtiva. Poi ci invita ad esporre denuncia.

    Più per gratitudine nei confronti Suoi e del suo lavoro che per la speranza di ritornare in possesso di ciò che ci è appartenuto, accettiamo l’invito.

    Lei lo comunica via radio alla centrale di Polizia e ci invita a seguirla. “Tengo la victima conmigo” è il suo dire. E tra un collegamento radio e l’altro, in prossimità di un incrocio, un’auto anonima e senza alcun segno distintivo, sembra fermarsi proprio per noi.

    Da questa ammiraglia un po’ ammaccata, che dallo specchietto divelto - ma non solo! - si intuisce aver avuto tempi migliori, scendono tre persone con abiti civili: il lungo (molto casual), il corto (con il bomber) e il pacioccone (borchiato).

    Ci invitano a salire a bordo: forse ci accompagneranno al commissariato. 

    L’auto parte sgommando e comincia a percorrere una strada dopo l’altra a velocità sostenuta. Nessuno parla, nessuno ci spiega, ci sembra di girare a vuoto; e per l’assenza di una meta, cominciamo a temere il peggio. Stringo la mano dell’Andre e sussurro a bassissima a voce: “Ma dove stiamo andando???” “Non lo so” mi risponde.

    Passano minuti eterni. “È finita” penso; mi viene l’idea che ci avrebbero scaricati in un capannone abbandonato o che forse ci avrebbero riempiti di botte... derubati però no: ci avevano già pensato altri.

    Intravediamo delle case e, finalmente, un’insegna della Polizia: niente, passano oltre. Scopriamo in seguito che occorre fare il giro dell’isolato per accedere dall’ingresso riservato. Scendiamo dall’auto (il Cielo sia lodato!!!) e davanti ad un funzionario che indossa la tuta dell’Atletico Madrid esponiamo i fatti e compiliamo il modulo per la denuncia.

    In taxi ritorniamo in hotel, le due di notte sono passate da un po’.

    Dovevano essere quattro passi dopo cena...

  • 3 sett fa

    Avevo da poco la patente, partiamo  con un mio amico alla volta dei laghi del Gorzente per una battuta di pesca, parcheggiamo e ci avviamo verso il lago Lungo con zaini e tenda. Siamo scaltri ed astuti ma sopratutto siamo pescatori di frodo, ci accingiamo a saccheggiare una riserva di pesca, E' tardo autunno, la casa più vicina , il rifugio dei guardiani, è a più di cinque chilometri ma noi ci siamo cresciuti in quei posti, conosciamo per nome tutte le trote del lago. Scendiamo nel Lischeo , una stretta valle dove passa un piccolo torrente, ci accampiamo mentre sta tramontando il sole. Ci cuciniamo qualcosa sul fornelletto , niente fuochi che si vedrebbero come un faro nella notte, siamo comunque degli scaltri criminali.

    Scende pure una nebbia fredda da nuvole basse. Ci infiliamo nei sacchi per alzarci prima dell'alba quando, nel silenzio totale, una vocina di bambina grida "Ciiiaoooo". Usciamo dalla tenda  gridando per farci sentire. Una bambina da sola di notte, con la nebbia,  in quel posto sarebbe spacciata. il mio amico rimane vicino alla tenda  io mi allontano fino al punto in cui si vede ancora la luce dellla sua torcia, cercando la dispersa. Dopo un paio d'ore nessun segno di vita. Torniamo in tenda facciamo silenzio ma nessun altro rumore rompe la notte. Da allora la chiamo la notte del fantasma ed ancora oggi un brivido di paura mi corre lungo la schiena pensando a quella storia.

  • 3 sett fa

    Piccola storia di ieri sera: la gatta piomba ciancicando in camera, s'arresta e mi fissa coi suoi grandi occhi tondi. Ciancica e mi guarda, come se fossi il suo cinema mentre mangia pop corn. "Mangi i pop corn?" le chiedo, ma scuote la testa. "E allora che fai, perché mi fissi?". "per comunicarti che stasera sono particolarmente felice, ho le farfalline nello stomaco". "Aaah, non tutte però, alcune le hai ancora in bocca". E lei: "ooops!", e deglutisce.

  • 3 sett fa

    Non è una storia recente, risale a quando  in servizio militare a Roma, in libera uscita ero andato a Frascati col trenino, insieme ad altri due miei amici commilitoni. A un certo punto per mangiare qualcosa, entrammo in un locale tipico, molto alla buona ma accogliente,  con tavolate lunghe, dove da una parte e dall'altra prendevano poso i clienti. Si consumavano panini (mi pare) ma quello che scorreva a volontà era il vino Frascati, chiaro, leggero, ma che dopo un poco va in testa, mettendo una strana allegria... Di fronte a noi, sullo stesso tavolo, era capitata una famiglia, credo  dell'Europa dell'est, composta da babbo, mamma e una graziosa ragazza. Loro avevano finito il pasto, stando in piedi,  continuavano a bere e cantare nella loro lingua. Quel Frascati aveva reso abbastanza euforica anche quella famiglia con la quale avevamo familiarizzato senza presentazioni, ma solo brindando e bevendo insieme bicchieri di quel fresco vinello. La ragazza era proprio di fronte a me. Fin da  subito tra noi due si era innescato uno scambio di sguardi e sorrisi complici e dopo qualche attimo, in modo naturale, sporgendoci da una parte all'altra del tavolo, iniziammo a baciarci, appassionatamente, come se ci conoscessimo chissà da quanto. Ricordo che poi passammo anche alle presentazioni, era una famiglia simpaticissima, lei si chiamava Maja. Quella serata inaspettata fu  una "piccola cosa", un ricordo speciale del periodo della naja...

  • 3 sett fa

    Mi scambiarono probabilmente per un'altra persona e mi puntarono una pistola alla tempia. 20 secondi, una vita intera.

  • 3 sett fa

    La mia e una storia di guarigione ottenuta tramite l Autobiografia di uno yogi di Paramahansa Yogananda, siamo al lago maggiore io e mia madre ( che mi ha salvato la vita)  abbiamo ordinato kebab al peperoncino lo porta un amico a casa, lo mangio solo un boccone e mi viene il mal di stomaco, poi dovevo uscire per andare al negozio per fare la spesa, esco e inizio a vedere strano come se nel terzo occhio avessi una visione vedo un trattore con un ragazzo che conosco ma in alto si sdoppiava l immagine mi spavento corro a casa e l ho detto a mia madre vedevo doppio la vista era doppia, questo fenomeno mi e durato tre settimane ho lottato per guarire, pregavo Paramahansa Yogananda mio maestro e lahiri mahasaya che ha fatto guarigioni nell Autobiografia di uno Yogi, pregavo e meditavo, vedevo le immagini come nel cinema si sposta o verso destra, ah si avevo in camera una foto di Paramahansa Yogananda e mahavatar babaj e anche Robert Redford che guardavo Robert Redford tutte le sere mi faceva sentire bene, poi ho iniziato a cercare informazioni on line erano tutte sui pensieri negativi, quindi ho iniziato una lotta contro i pensieri negativi che volevano prendermi, ho trovato un mantra mahamritumaya mantra per la guarigione lo facevo, vedevo un ombra che si spostava guardando mia madre, la porta dove uscivo alla mattina era doppia, pero ho avuto un coraggio enorme ho dipinto un quadro di san Francesco e un quadro trompe d oeil, ogni giorno andavo davanti alla foto di lahiri mahasaya e e dicevo tu sei uno io vedo uno! E guardavo anche Sri Yukteswar che  per me mi ha sempre guidato con la sua saggezza, sono andata anche dal medico del paese una donna con un occhio che era con un problema il suo, gli ho descritto il mio problema, pioveva quel giorno sono andata sola, mi ha aiutato anche mio padre che viveva con la seconda moglie che aveva avuto lo stesso problema, un giorno trovo il mio medico che da anni non trovavo Devalaja mi ha dato Epavis t e sono guarita del tutto, ho avuto un ultimo fenomeno che mi tremavano le mani, un giorno che avevo la nausea ma poi sono guarita e sono guarita cantando i canti cosmici di Paramahansa Yogananda e ho anche cantato le canzoni di Lucio battisti con la chitarra

    Ho sperimentato l amore ovunque riempiva i miei pensieri la camera mia madre ero avvolta nell amore che credo fosse quello di Dio che non avevo mai sentito cosi reale 

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